Starmer si dimette. La sterlina va sotto pressione mentre salgono i rendimenti dei gilt. Ecco cosa rischia il mercato UK

Redazione Money Premium

22/06/2026

In un Paese che ha visto sei premier in dieci anni, la stabilità resta la variabile decisiva per riconquistare la fiducia degli investitori.

Starmer si dimette. La sterlina va sotto pressione mentre salgono i rendimenti dei gilt. Ecco cosa rischia il mercato UK

Questa mattina l’annuncio tanto atteso quanto temuto è arrivato da Downing Street. Dopo mesi di crescenti tensioni interne al Labour, risultati elettorali disastrosi e la clamorosa vittoria di Andy Burnham nella by-election di Makerfield, il premier britannico ha deciso di fare un passo indietro.

Starmer ha parlato di transizione ordinata, con un nuovo leader atteso entro settembre, ma il messaggio al Paese e soprattutto agli investitori è chiaro: si apre una fase di incertezza che potrebbe durare settimane, se non mesi.

E i mercati, che da tempo seguivano con attenzione i segnali di debolezza del premier, hanno reagito con una volatilità contenuta ma significativa, prezzando un “premio di rischio” britannico destinato a pesare su sterlina, gilt e asset domestici.

La risposta dei mercati

La sterlina ha ceduto terreno fin dalle prime ore di contrattazione. Il GBP/USD ha perso intorno allo 0,3-0,4%, scivolando vicino ai minimi recenti del 2026, mentre il cross con l’euro ha visto l’EUR/GBP salire leggermente. Non è un crollo, ma un segnale eloquente: gli investitori temono che l’addio di Starmer – percepito insieme alla cancelliera Rachel Reeves come un argine alla deriva fiscale – apra la strada a politiche più espansive.

«Starmer e Reeves erano visti come relativamente market-friendly per il loro impegno sulle regole di bilancio», spiega Andrew Wishart di Berenberg. «Con un successore potenzialmente più a sinistra, come Burnham, il rischio di deficit più ampi e di maggiore spesa pubblica diventa concreto, e questo pesa sulla valuta».

Jim Reid di Deutsche Bank è ancora più diretto: un nuovo leader laburista «potrebbe affrontare pressioni per allentare le regole fiscali e aumentare l’emissione di gilt», con conseguenze dirette sui costi di finanziamento del Tesoro. Un’analisi condivisa da Capital Economics, secondo cui l’uscita di Starmer e Reeves «porterebbe a rendimenti più alti sui gilt e tassi complessivi più elevati», complicando ulteriormente la gestione di un debito pubblico già sotto stress.

Mercato azionario da monitorare

Sul fronte azionario il quadro è più sfumato, ma non privo di tensioni. Il FTSE 100, dominato da multinazionali con esposizione globale, ha limitato i danni, oscillando intorno alla parità o con lievi cali. Diversa la sorte del FTSE 250, più legato all’economia domestica, che ha accusato maggiori pressioni.

Banche come Barclays, NatWest e Lloyds hanno attirato l’attenzione degli investitori: il timore è che un cambio al vertice porti a nuove tasse o a una regolamentazione più stringente per finanziare spese aggiuntive. Utilities e real estate, sensibili ai tassi, rischiano a loro volta se i rendimenti obbligazionari dovessero salire ulteriormente.

«Perché non è chiaro chi succederà a Starmer e quali politiche perseguirà, gli investitori sono propensi ad applicare un premio di rischio agli asset britannici fino a quando l’incertezza non si risolverà», sottolinea Wishart di Berenberg. Simon French di Panmure Liberum evoca addirittura scenari più cupi, paragonando un possibile spostamento a sinistra agli «echi» del mini-budget di Liz Truss del 2022: «Non si può escludere un nuovo leader che usi il debito per finanziare spesa elevata, con la sterlina che potrebbe crollare verso 1,20 dollari e rendimenti sui gilt a cinque anni ai massimi dal 2008».

Il fronte caldo dei titoli di stato

Il vero termometro della giornata resta però il mercato dei gilt. I rendimenti dei titoli di Stato britannici a lunga scadenza, già elevati, hanno mostrato ulteriore pressione al rialzo nelle prime ore, confermando la sensibilità di questo segmento alle notizie politiche. Il trentennale aveva toccato livelli record nei mesi precedenti; oggi gli investitori prezzano il rischio di un allentamento della disciplina fiscale proprio mentre l’economia britannica arranca e il debito pubblico resta un fardello pesante. «Il mercato sta reagendo non solo all’uscita di Starmer, ma anche a chi potrebbe sostituirlo e alla prospettiva di una battaglia per la leadership che porti a promesse fiscali insostenibili», osserva Kathleen Brooks di XTB.

Pooja Kumra di TD Securities parla apertamente di un «Burnham premium» che sta già pesando su gilt e sterlina, mentre Mohit Kumar di Jefferies aggiunge che «il timore è che Burnham sia più orientato a sinistra, con aumento dei deficit». Grant Slade di Morningstar nota che «un cambio di leadership era già parzialmente prezzato data l’impopolarità di Starmer», ma avverte che i mercati non vogliono perdere Reeves, simbolo di credibilità fiscale. Raphael Olszyna-Marzys di J. Safra Sarasin e Laith Khalaf di AJ Bell concordano: l’uscita di Starmer sarebbe meno preoccupante senza quella della cancelliera, ma appare improbabile che Reeves sopravviva sotto un nuovo leader. Mark Dowding di RBC BlueBay è netto: «È discutibile se gli investitori daranno il beneficio del dubbio a un candidato come Burnham: meglio vendere prima e fare domande dopo».

Un evento atteso ma ad alto rischio

Per i fondi di investimento l’impatto è trasversale e insidioso. I veicoli azionari focalizzati sul Regno Unito e gli ETF sul FTSE registrano aumenti di volatilità e possibili deflussi, mentre quelli obbligazionari – soprattutto quelli esposti a gilt a media-lunga scadenza – soffrono quando i rendimenti salgono e i prezzi delle obbligazioni scendono.

I grandi fondi pensione britannici, con allocazioni domestiche pesanti, sono tra i più esposti: un periodo prolungato di instabilità potrebbe costringerli a ridimensionare il rischio UK a favore di asset più stabili all’estero. I gestori multi-asset e quelli valutari stanno probabilmente aumentando la liquidità o ricorrendo a coperture derivate, in attesa di maggiore chiarezza.Nel complesso, i mercati non hanno assistito al panico visto nel 2022 con Truss.

L’evento era in gran parte prezzato da settimane. Eppure l’impatto non è neutro. La transizione introduce un elemento di imprevedibilità che storicamente penalizza gli asset britannici rispetto ai concorrenti internazionali: maggiore volatilità, rendimenti più alti, sterlina più debole e flussi di capitale più guardinghi. I settori domestici e i fondi con forte esposizione UK restano i più vulnerabili, mentre le grandi multinazionali del FTSE 100 offrono un relativo riparo.

Se la successione sarà ordinata e il nuovo premier – con Burnham tra i favoriti – manterrà un approccio prudente sui conti pubblici, i mercati potrebbero stabilizzarsi in fretta. Ma un confronto prolungato, promesse di spesa eccessiva o il rischio di elezioni anticipate potrebbero amplificare la turbolenza, innescando un repricing più marcato del rischio politico britannico.