Gli USA investono in terre rare e quantum computing. Quando lo Stato entra in Borsa, compri tecnologia o scommetti sulla politica?
Per decenni il capitalismo americano è stato raccontato come il regno del mercato, della concorrenza, dell’iniziativa privata e di uno Stato che al massimo arbitrava, mai giocava. L’imprenditore innova, il mercato premia, il governo regola e possibilmente si fa da parte. Era una narrazione quasi religiosa, e chi la metteva in discussione veniva liquidato come nostalgico del welfare o, peggio, socialista.
Qualcosa si è rotto.La competizione con la Cina, la fragilità delle catene di approvvigionamento emersa con la pandemia, la corsa ai semiconduttori, il controllo delle terre rare e la nuova frontiera del calcolo quantistico stanno ridisegnando, silenziosamente, ma in modo radicale, il rapporto tra politica e finanza. Settori che fino a ieri sembravano dominati solo da venture capital e ingegneri visionari sono diventati improvvisamente questioni di sicurezza nazionale. Ed è qui che la storia si fa interessante. E un po’ paradossale.
Il nuovo capitalismo di Stato americano
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