Petrolio sopra quota 100, rendimenti in salita, banche centrali con le mani legate. Lo shock energetico non colpisce tutti allo stesso modo: ecco chi corre, chi inciampa e chi paga davvero il conto.
C’è una contraddizione che attraversa i mercati di questa primavera, e ha la forma di un grafico che non torna.
Le Borse americane festeggiano utili record, l’intelligenza artificiale tiene in piedi valutazioni che farebbero girare la testa solo a guardarle, e i grandi indici flirtano con nuovi massimi. Eppure i rendimenti obbligazionari salgono in mezzo mondo, il petrolio è tornato sopra i 100 dollari e dalle banche centrali arrivano segnali sempre meno rassicuranti.
La verità è che, sotto l’apparente solidità del rally globale, si sta consumando una frattura silenziosa. Non riguarda il prezzo del greggio in sé, che pure conta. Riguarda il modo in cui quel prezzo si distribuisce, paese per paese, settore per settore, banca centrale per banca centrale. [...]
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