Stadi e investimenti: così la Cina sostiene lo sport in Africa

Federico Giuliani

28 Febbraio 2024 - 07:25

Nessun Paese ha compiuto sforzi maggiori della Cina per inserirsi nella scena sportiva africana. Ecco la strategia di Pechino.

Stadi e investimenti: così la Cina sostiene lo sport in Africa

La Coppa d’Africa, ovvero la più importante competizione calcistica che confronta le nazionali africane iscritte alla Confédération Africaine de Football, si è appena conclusa con la vittoria della Costa d’Avorio. La squadra guidata da Emerse Faé ha superato in finale la Nigeria per 2-1 grazie alle reti di Sebastien Haller e Frank Kessie, che hanno così oscurato la stella di Victor Osimhen.

Dietro lo sport, e a margine del maxi evento continentale africano, c’è tuttavia una tendenza geopolitica che vale la pena analizzare con attenzione. Nel torneo, ospitato dalla Costa d’Avorio, sono stati utilizzati tre stadi costruiti utilizzando denaro proveniente dalla Cina. Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, prima dell’inizio della competizione aveva salutato gli impianti di “alta qualità” come “simboli di cooperazione reciprocamente vantaggiosa” tra la Repubblica Popolare Cinese e lo Stato africano.

Ecco, dunque, l’aspetto geopolitico accennato: gli stadi sono stati una pietra angolare della portata diplomatica della Cina in Africa fin dagli anni ’70, anche se il loro numero è aumentato a partire dai primi anni 2000. Queste strutture, ha evidenziato il New York Times, fanno parte della più ampia strategia avallata da Pechino volta a costruire infrastrutture nell’intera regione: dalle autostrade alle ferrovie, dai porti ai palazzi presidenziali. Il tutto in cambio di un maggiore peso diplomatico in loco o di un accesso alle risorse naturali.

La diplomazia cinese degli Stati in Africa

Dicevamo dei tre stadi ivoriani costruiti dalla Cina. Si tratta dell’Alassane Ouattara, da 60.000 posti a nord di Abidjan, noto anche come Stadio Olimpico di Ebimpé (la sede della finale), finanziato per 40,6 milioni di dollari dall’Agenzia cinese per la cooperazione allo sviluppo internazionale, l’agenzia ufficiale di Pechino per gli aiuti esteri e lo sviluppo globale; del Laurent Pokou, dal valore di 107,5 milioni di dollari, situato a San Pedro e finanziato dalla Banca industriale e commerciale della Cina; e dell’Amadou Gon Coulibaly di Korhogo, costruito dalla China National Building Material.

Estendendo il raggio d’azione sul continente africano, il quotidiano cinese Global Times ha scritto che il Paese ha costruito più di 100 stadi in tutta l’Africa. “Fa parte di una politica a lungo termine della cosiddetta ’diplomazia dello stadio’ che la Cina ha implementato nel continente”, hanno scritto su The Conversation Simon Chadwick, professore di economia sportiva ed geopolitica alla SKEMA Business School in Francia, e Chris Toronyi, PhD candidato e docente presso l’Università di Loughborough in Gran Bretagna.

Collegati alla Belt and Road Initiative, che ha lo scopo di promuovere il commercio e favorire l’interdipendenza tra la Cina e altre nazioni, gli stadi sono stati spesso donati alle nazioni africane o altrimenti pagati utilizzando prestiti relativamente economici.

Nel frattempo, il Dragone sta anche cercando di espandere il suo soft power oltre l’acciaio e il cemento. In Namibia, Tanzania e Zimbabwe, ad esempio, gli istruttori cinesi non solo insegnano regolarmente nelle università militari finanziate e costruite da Pechino, ma svolgono anche un ruolo nello sviluppo dei programmi di studio. In Tunisia, dove la Cina ha finanziato e costruito l’Accademia diplomatica internazionale di Tunisi, gli analisti ritengono che gli istruttori cinesi lavorino con i funzionari locali su molteplici impegni diplomatici e politici.

L’obiettivo del Dragone

La partnership tra Cina e Costa d’Avorio, uno dei principali produttori di gomma e cacao, è emblematica del modo in cui la Cina ha perseguito con entusiasmo i legami con i paesi africani ricchi di risorse. Il Nyt ha ricordato che, mentre nel 2018 i lavoratori cinesi e ivoriani stavano costruendo lo stadio di Ebimpé, alla periferia di Abidjan, il presidente Alassane Ouattara stava visitando il suo omologo cinese, Xi Jinping, a Pechino, per rafforzare le relazioni tra i due Paesi.

Da allora la Costa d’Avorio ha aumentato le sue esportazioni di gomma e petrolio greggio verso la Repubblica Popolare Cinese, che è diventata il principale partner commerciale della nazione africana. Il gigante asiatico sta adesso anche finanziando l’espansione del porto di Abidjan, uno dei più grandi progetti della Belt and Road Initiative nell’Africa occidentale. “Uno stadio è uno dei segni più evidenti della capacità della Cina di contribuire allo sviluppo dei Paesi africani”, ha affermato Filomène Ebi, sinologo ivoriano e ricercatore associato presso l’Università Nazionale di Taiwan.

Con il boom del consumo di massa di sport in Africa, altri Paesi, oltre alla Cina, si sono aggiunti al business. Un’impresa edile turca ha costruito il nuovo stadio nazionale di calcio del Senegal, che ospiterà i Giochi Olimpici della Gioventù nel 2026, mentre “Visit Saudi Arabia” è lo sponsor principale del nuovo campionato di calcio panafricano. E ancora: la compagnia petrolifera francese Total Energies era lo sponsor principale della Coppa d’Africa e l’Nba è uno dei principali sostenitori della Basketball Africa League. In ogni caso, nessun Paese ha compiuto sforzi maggiori della Cina per inserirsi nella scena sportiva africana.

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