Stablecoin o eurocoin? Tutti i rischi nascosti

Guido Salerno Aletta

07/10/2025

Se il dollaro collassa nuovamente, come è successo dopo la crisi del 2008, non c’è niente da fare. Gli stablecoin possono diventare una pietra al collo.

Stablecoin o eurocoin? Tutti i rischi nascosti

Tutto bene, finora. Ma l’Empireo non esiste.
Gli stablecoin denominati in dollari sono un alias digitale del biglietto verde, che fondano il proprio successo sulla ampia richiesta di uno strumento che sappia coniugare il vantaggio della detenzione della moneta statunitense, che rappresenta una riserva di valore riconosciuta globalmente, con quello di una gestione decentralizzata attraverso una blockchain teoricamente invulnerabile.

Ma soprattutto, non essendo depositati in banche, né trasferiti attraverso i sistemi di messaggeria finanziaria tradizionale come SWIFT, gli stablecoin in dollari godrebbero di una teorica esenzione dalla potestà di controllo e sanzione extraterritoriale, esercitata dalle Autorità americane per fini politici.
Ma nessuno può giurare sulla inviolabilità di questa salvaguardia, anzi.

Questo è il punto: quanto sono sicuri gli stablecoin in dollari?
In primo luogo, debbono rispettare la normativa statunitense che prevede che abbiano come sottostante titoli del Tesoro statunitense, e quindi la loro stabilità dipende dal valore del debito usato come garanzia: basta vedere i conti della Fed che accusano un profondo rosso per via della detenzione di titoli a basso rendimento che hanno perduto valore quando ha aumentato i tassi di interesse.
La regola del Mark to Market, che impone il costante allineamento del valore dei titoli in portafoglio alla componente destinata alla negoziazione, non dovrebbe applicarsi agli stablecoin. Le oscillazioni al ribasso sarebbero considerate come “perdite non contabilizzate”: magra consolazione.

Per essere chiari: oggi, gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a stendere un’aureola di santità sugli stablecoin denominati in dollari, perché vengono usati come una spugna che assorbe debito federale.
Non deve trarre in inganno la sostanziale tenuta delle sottoscrizioni estere, che viene pubblicata in termini storici, quando la dinamica del debito è esponenziale: la quota delle detenzioni estere si assottiglia, senza che nessuno lanci l’allarme. Gli stablecoin fanno da ciambella di salvataggio.

È questo il paradosso: se il dollaro collassa nuovamente, come è successo dopo la crisi del 2008, non c’è niente da fare. Gli stablecoin possono diventare una pietra al collo.

Parlare degli €urocoin non suscita alcun entusiasmo: il tentativo della BCE di emettere dei CBDC a fini sperimentali è un’iniziativa commendevole, perché cerca almeno di mantenere un minimo di allineamento delle conoscenze tecnologiche ed operative.

Il problema della sicurezza del sottostante è insolubile: mentre non esiste un debito comune europeo, è palese che una crisi profonda, al di là delle chiacchiere, colpisce ora la Germania e la Francia che erano considerate il motore dell’Eurozona. Dopo aver massacrato la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia per mantenere in piedi la moneta unica, ci si trova in un limbo senza uscita.

Stablecoin o €urocoin sono solo strumenti finanziari: non cambiano la realtà, forse illudono.

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