Spread ai minimi e aste in arrivo. Perché BOT e BTP questa settimana sono imperdibili?

Redazione Money Premium

12 Maggio 2026 - 14:25

BOT 12 mesi in asta domani: conviene ancora o è meglio aspettare i BTP di mercoledì?

Spread ai minimi e aste in arrivo. Perché BOT e BTP questa settimana sono imperdibili?

I BOT, o Buoni Ordinari del Tesoro, sono titoli di Stato a brevissima scadenza, tipicamente da tre a dodici mesi, che non pagano cedole periodiche ma generano il guadagno esclusivamente attraverso lo scarto tra il prezzo di emissione – sempre inferiore al valore nominale di 100 euro – e il rimborso integrale a scadenza.

Questo meccanismo li rende ideali per chi ha esigenze di liquidità imminenti, come la copertura di spese future o il parcheggio di liquidità in attesa di opportunità migliori, senza dover monitorare oscillazioni di prezzo significative. Nella prossima asta di domani andranno in collocamento due BOT: il nuovo BOT 12 mesi ISIN IT0005709289 (emissione 14 maggio 2026, scadenza 14 maggio 2027) e la riapertura del BOT ISIN IT0005660029 (vita residua circa 2 mesi, scadenza 14 luglio 2026).

Al contrario, i BTP, Buoni del Tesoro Poliennali, sono obbligazioni a medio-lungo termine con scadenze che vanno dai due fino ai trent’anni o oltre, e prevedono il pagamento di cedole semestrali fisse, offrendo un flusso di reddito costante e prevedibile nel tempo. Per il risparmiatore italiano medio, abituato a strumenti semplici e sicuri, la scelta tra i due dipende soprattutto dall’orizzonte temporale: i BOT proteggono il capitale in modo quasi immediato, mentre i BTP permettono di bloccare rendimenti più elevati per periodi prolungati.

Rendimenti attuali e contesto di mercato

Con l’asta dei BOT fissata per domani, i rendimenti attesi su questi titoli brevi si collocano intorno al 2,44-2,60% lordo annuo, un livello che riflette la stabilità dei tassi BCE fermi al 2% sulla deposit facility e una curva dei rendimenti relativamente piatta sulle scadenze brevi. Questo significa che su un investimento di 10.000 euro nel BOT 12 mesi ISIN IT0005709289, il guadagno netto dopo la tassazione del 12,5% si attesta intorno ai 210-225 euro all’anno, con il vantaggio di non subire quasi alcuna variazione di prezzo durante la vita del titolo. Mercoledì 13 maggio 2026, invece, il Tesoro offrirà tre BTP in asta: il BTP 15 marzo 2029 ISIN IT0005689960 (triennale, cedola 2,40%), il BTP 15 giugno 2033 ISIN IT0005704868 (settennale, cedola 3,30%) e il BTP 1 settembre 2038 ISIN IT0005321325 (ventennale).

I BTP, soprattutto il decennale di riferimento, offrono oggi un rendimento lordo vicino al 3,73%, grazie anche a uno spread BTP-Bund compresso intorno ai 72 punti base, uno dei livelli più bassi degli ultimi anni e segnale di grande fiducia degli investitori internazionali sull’Italia. Per il risparmiatore italiano questo gap di rendimento – circa 1,3 punti percentuali – diventa significativo su importi consistenti: su 10.000 euro un BTP può generare circa 326 euro netti annui contro i 213 di un BOT, ma solo se si è disposti a tenerlo fino a scadenza.

Rischio tassi?

I BOT eccellono proprio nella loro semplicità e nella bassissima volatilità: poiché durano pochi mesi (come il nuovo BOT 12 mesi ISIN IT0005709289 o la riapertura BOT ISIN IT0005660029), un eventuale rialzo dei tassi BCE influisce pochissimo sul loro valore di mercato, permettendo al risparmiatore di dormire sonni tranquilli anche in periodi di incertezza come quello attuale, con l’inflazione che ad aprile ha toccato il 2,8% e spinge i mercati a scontare possibili aggiustamenti futuri. Chi sceglie i BTP (come il BTP 15 marzo 2029 ISIN IT0005689960, il BTP 15 giugno 2033 ISIN IT0005704868 o il BTP 1 settembre 2038 ISIN IT0005321325 in asta mercoledì), al contrario, deve accettare una sensibilità maggiore ai movimenti dei tassi: se i rendimenti dovessero salire ulteriormente, il prezzo del titolo sul MOT scenderebbe temporaneamente, creando una plusvalenza o minusvalenza latente. Tuttavia, per chi tiene il BTP fino a scadenza – strategia consigliata alla stragrande maggioranza dei risparmiatori italiani – il rischio scompare del tutto e si incassa il rendimento promesso all’acquisto, cedole comprese. In pratica, i BOT sono perfetti per chi ha un orizzonte inferiore all’anno e vuole evitare qualsiasi stress di prezzo, mentre i BTP diventano lo strumento di elezione per chi può impegnare il denaro per 3-7-20 anni e vuole un reddito semestrale costante.

Fisco e non solo: le differenze

Entrambi i titoli godono della stessa tassazione agevolata al 12,5% sugli interessi e sulle plusvalenze, con l’esenzione dall’imposta di successione e dal bollo sui conti titoli fino a 5.000 euro annui per i conti di deposito titoli: una norma che rende i titoli di Stato italiani tra gli strumenti più convenienti fiscalmente per il risparmiatore retail rispetto a conti deposito o fondi obbligazionari. La liquidità è elevata per entrambi, perché si possono acquistare in asta attraverso qualsiasi banca o direttamente sul MOT secondario con commissioni minime (spesso sotto i 5-10 euro per ordine), e la vendita anticipata è sempre possibile senza penali. Il taglio minimo è di 1.000 euro per tutti, rendendoli accessibili anche a chi ha risparmi modesti. La differenza pratica sta nel fatto che i BOT (come i due in asta martedì: BOT 12 mesi ISIN IT0005709289 e BOT ISIN IT0005660029), essendo zero-coupon, non generano flussi intermedi e quindi non richiedono reinvestimento automatico delle cedole, mentre i BTP con cedole semestrali (come i tre in asta mercoledì) permettono di creare un piccolo “stipendio” periodico dal portafoglio, utile per chi è già in pensione o vuole integrare il reddito senza toccare il capitale.

Portafoglio obbligazionario, come gestirlo ora?

Molti risparmiatori italiani oggi costruiscono una strategia mista proprio per bilanciare i punti di forza dei due strumenti: allocano una quota di BOT (acquistando ad esempio il nuovo BOT 12 mesi ISIN IT0005709289 in asta domani) per la parte di liquidità da 3 a 12 mesi (magari reinvestendo ogni asta) e usano i BTP (come il BTP 15 giugno 2033 ISIN IT0005704868 o il BTP 15 marzo 2029 ISIN IT0005689960) per la componente di rendimento medio-lungo, creando in pratica una “scala” di scadenze che riduce il rischio di reinvestimento quando i tassi scenderanno. In un contesto come quello attuale, con la BCE che tiene i tassi fermi ma con l’inflazione in risalita, i BOT proteggono dalla possibile volatilità breve, mentre i BTP in asta mercoledì permettono di bloccare rendimenti reali positivi (dopo inflazione) per i prossimi anni. Chi ha già un buon cuscino di emergenza può spingersi sui BTP più lunghi (fino al BTP 1 settembre 2038 ISIN IT0005321325) per catturare il premio di durata, mentre chi è più prudente o ha esigenze di spesa ravvicinate preferisce rotare sui BOT. In entrambi i casi, l’acquisto in asta primaria garantisce il prezzo migliore e evita lo spread del mercato secondario.

La scelta tra BOT e BTP non è una questione di “meglio o peggio”, ma di coerenza con il proprio orizzonte temporale, tolleranza al rischio di prezzo e necessità di reddito: i BOT (BOT 12 mesi ISIN IT0005709289 e BOT ISIN IT0005660029 in asta martedì) vincono per sicurezza e flessibilità immediata, i BTP (BTP 15 marzo 2029 ISIN IT0005689960, BTP 15 giugno 2033 ISIN IT0005704868 e BTP 1 settembre 2038 ISIN IT0005321325 in asta mercoledì) per rendimento più alto e flusso cedolare regolare. Con le aste di questa settimana e uno spread storicamente basso, maggio 2026 offre un’ottima finestra per riposizionare la componente obbligazionaria del portafoglio.