SpaceX ha sviluppato il progetto Starfall in segreto e punta a svolgere un ruolo di primo piano nel settore del rientro sulla Terra. Ecco i dettagli.
Lo scorso 23 giugno, SpaceX ha compiuto un passo ulteriore verso lo sviluppo di un settore in rapida crescita, quello del rientro sulla Terra dallo spazio. La nuovissima capsula Starfall è decollata a bordo di un razzo Falcon 9. La missione, fa sapere l’azienda di Elon Musk, vuole dimostrare che questo dispositivo può volare in modo controllato e sopravvivere al viaggio infuocato attraverso l’atmosfera terrestre.
La capsula consentirà un accesso economico e regolare all’ambiente di microgravità per la ricerca scientifica e per la produzione nello spazio, fa sapere il colosso americano. Al momento, non parliamo ancora di un mezzo di trasporto in grado di portare astronauti. E a differenza di progetti affini come Dragon, non dispone di un sistema di propulsione tradizionale.
Che cosa sappiamo su Starfall
Starfall è una navicella spaziale a forma di disco alta circa 75 centimetri e con un diametro di 3,1 metri. Dal peso di 2.100 chilogrammi, è in grado di trasportare un carico utile di circa 1.000 chili totali. Può venire lanciata sia con il collaudato Falcon 9 sia con Starship, ossia il razzo che SpaceX sta sviluppando per poter aiutare l’umanità a colonizzare la Luna e Marte.
Secondo quanto emerso, questa capsula sarebbe dotata solo di un sistema di controllo dell’assetto che utilizza gas per eseguire piccole manovre di controllo. Dunque non ha le capacità necessarie per poter rientrare nell’atmosfera terrestre in autonomia.
Quali sono gli obiettivi del progetto
Ma per quale motivo SpaceX ha brevettato e lanciato Starfall? Secondo un documento della FAA, l’azienda di Elon Musk ha due obiettivi principali. Il primo è la costruzione di un veicolo che consenta la consegna punto a punto di carichi critici nello spazio in tempi rapidi. Come se fosse una sorta di corriere che dalla Terra va fuori orbita per completare la spedizione.
Il secondo grande obiettivo è quello di creare un mercato commerciale autosufficiente per la produzione nello spazio, così da offrire accesso alla microgravità e dare modo di stazionare in orbita con il rientro sicuro come servizio su larga scala per tutti.
Un’opportunità che sta venendo valutata da sempre più aziende. Ne è un esempio la californiana Varda Space che ha già lanciato e fatto atterrare cinque dei suoi veicoli spaziali Serie W da 300 kg, pensati per lavorare sia come mini-fabbriche orbitali sia come capsule di rientro.
Discorso simile per Outpost Space, altra azienda californiana che sta sviluppando una linea di veicoli di rientro in grado di riportare a terra carichi pesanti fino a 10.000 kg dallo spazio con estrema precisione, entro 25 metri dal bersaglio scelto sulla Terra.