Space Economy, conviene investire nella nuova corsa allo spazio dopo l’IPO di SpaceX?

Salvatore Casolaro

24 Giugno 2026 - 19:21

Dai satelliti ai lanci orbitali, il business spaziale cresce a ritmi record. Ma quali sono le reali opportunità per i risparmiatori e quali i rischi?

Space Economy, conviene investire nella nuova corsa allo spazio dopo l’IPO di SpaceX?

La Space Economy è passata in pochi mesi da tema di frontiera ad uno dei fenomeni finanziari più osservati dai mercati globali. A catalizzare l’attenzione degli investitori è stata soprattutto la quotazione stellare di SpaceX in sede di IPO, superiore a 1.700 miliardi di dollari ed arrivata in alcune fasi del mercato oltre i 2.000 miliardi.

Il titolo ha registrato successivamente un forte rally post-quotazione, arrivando a guadagnare fino al 70% rispetto al prezzo di collocamento, salvo poi subire le prime prese di profitto. l’IPO è stata collocata a 135 dollari per azione, raccogliendo circa 75 miliardi di dollari con valutazioni mai raggiunte per una quotazione azionaria. Nelle ultime sedute il titolo si sta muovendo intorno a 154-155, pur restando ampiamente sopra il prezzo di collocamento.

Ma cosa sta prezzando il mercato? Certo non sta valutando SpaceX sulla base degli utili attuali, piuttosto come una scommessa sul fatto che il gruppo possa rappresentare il punto di riferimento per le reti globali di telecomunicazione del XXI secolo. La vera IPO di Musk, in altre parole, non è quella dei lanci spaziali, ma quella dell’infrastruttura digitale orbitale destinata a connettere il pianeta.

Gli investitori comprano oggi i flussi di cassa di Starlink e finanziano contemporaneamente l’opzione sul futuro rappresentata da Starship e dall’economia spaziale del XXI secolo. La partita è dunque duplice. È proprio questa combinazione tra business consolidati e potenzialità in apparenza illimitate ad aver acceso l’interesse dei mercati, ma anche alimentato dubbi.
La domanda per i risparmiatori è inevitabile: la Space Economy rappresenta davvero il prossimo grande megatrend d’investimento o il mercato sta prezzando un futuro ancora tutto da costruire?

SpaceX: come è fatto il gruppo che ha conquistato Wall Street

L’analisi del gruppo appartenente a Elon Musk può essere illuminante per capire cosa il mercato prezza nella space economy. L’avvio dell’IPO è stata preceduta da una riconfigurazione dell’intera costellazione societaria. SpaceX è diventata la holding che controlla oltre 230 società nel mondo, compreso il comparto di Artificial Intelligence, (XAI e la piattaforma X, che nel 2025 ha generato circa 3,2 miliardi di ricavi ma ha registrato perdite operative superiori a 6 miliardi di dollari).

Secondo le stime più accreditate (Reuters e WSJ), nel 2025 il gruppo avrebbe quasi raggiunto i 19 miliardi di dollari di ricavi, rispetto ai circa 13 miliardi del 2024 e ai meno di 5 miliardi registrati nel 2022, con una perdita di 4,9 miliardi ma disponibilità liquide di quasi 100 mld.

L’ecosistema può essere suddiviso in quattro aree principali, come risulta dal prospetto IPO:

  • La prima area è rappresentata dal core business dei lanci spaziali, basata sui vettori Falcon 9, Falcon Heavy e sul programma Starship, che nel 2025 ha effettuato oltre 170 missioni, consolidando una posizione dominante nel mercato globale dei lanci orbitali grazie alla riutilizzabilità dei razzi, con costi per missione significativamente inferiori rispetto ai competitor tradizionali, ma con margini ancora compressi dagli elevati investimenti in ricerca e sviluppo. Il business si basa sulla vendita di servizi di trasporto in orbita ad una clientela che comprende operatori satellitari commerciali, agenzie governative come la NASA ed il Dipartimento della Difesa statunitense, oltre ad una crescente componente di clienti “rideshare” costituita da università, startup e operatori minori. Attraverso i suoi vettori l’azienda è in grado di aggregare più carichi in un singolo lancio, riducendo il costo unitario per cliente e trasformando un’attività tradizionalmente ad altissima intensità di capitale in un modello progressivamente più scalabile e industrializzato.
  • Il secondo pilastro è Starlink, la costellazione in orbita bassa dedicata alla connettività globale, che a fine 2025 conta circa 10.000 satelliti operativi e oltre 10 milioni di utenti attivi tra consumatori, imprese e applicazioni governative, con ricavi stimati nell’ordine dei 12 miliardi di dollari ed una redditività in forte crescita, fino a rappresentare la principale fonte di cash flow del gruppo.
  • Il terzo segmento è Starshield, piattaforma dedicata alla difesa e alla sicurezza nazionale, sviluppata in collaborazione con il Dipartimento della Difesa statunitense per comunicazioni sicure, sorveglianza e supporto alle missioni militari, un’area ancora poco trasparente nei dati economici ma considerata dagli analisti uno dei driver strategici di lungo periodo per l’espansione nei contratti governativi.
  • Il quarto elemento è costituito dal comparto dell’AI e della piattaforma X.

Non solo SpaceX: i campioni della Space Economy mondiale

Il mercato di riferimento, secondo stime McKinsey, potrebbe superare i 100 miliardi di dollari annui entro il prossimo decennio.
La Space Economy non coincide con l’universo Musk, ma si configura ormai come un settore industriale già altamente competitivo, con una catena del valore che va dalla produzione dei vettori ai servizi downstream basati sui dati satellitari. Negli Stati Uniti il principale concorrente di SpaceX resta Blue Origin, società fondata da Jeff Bezos e controllata da Amazon, che sta accelerando lo sviluppo del razzo New Glenn per missioni orbitali commerciali e governative.

Accanto ai nuovi player si collocano i grandi contractor della difesa americanaLockheed Martin, Northrop Grumman, RTX Corporation e Boeing — che continuano a presidiare i programmi NASA e soprattutto i contratti militari e di intelligence. Lockheed Martin genera ricavi nell’ordine di circa 70 miliardi di dollari annui, Northrop Grumman oltre 40 miliardi, RTX circa 68 miliardi e Boeing complessivamente oltre 75 miliardi, con la divisione space e defense che rappresenta una componente strategica e stabile della domanda spaziale globale.

In Europa, il perimetro industriale è meno visibile ma altamente specializzato. Airbus SE, gruppo aerospaziale europeo quotato a Parigi, con sede legale nei Paesi Bassi e quartier generale operativo a Tolosa, (quotato su Euronext Paris e anche su Xetra) rappresenta uno dei principali player mondiali nei sistemi spaziali e satellitari. Il gruppo capitalizza una posizione di vertice nell’aerospazio europeo.

Ci sono poi le joint venture incrociate tra Thales (quotata su Euronext Paris) e Leonardo S.p.A. (quotata su Borsa Italiana, FTSE MIB). Thales Alenia Space (67% Thales, 33% Leonardo), con sede a Cannes, è specializzata nella progettazione e costruzione di satelliti, moduli orbitali e infrastrutture spaziali. Telespazio (67% Leonardo, 33% Thales), con sede a Roma, si occupa invece della gestione operativa dei satelliti e dell’erogazione di servizi satellitari, dalla geolocalizzazione all’osservazione della Terra fino alle applicazioni per la difesa. In altre parole, la prima realizza gli asset spaziali, la seconda ne trasforma le capacità tecnologiche in servizi e applicazioni commerciali.

Nel segmento della connettività satellitare, Eutelsat Group (quotata su Euronext Paris) ha rafforzato il proprio posizionamento dopo l’integrazione con OneWeb (operatore britannico di satelliti in orbita bassa originariamente fondato negli Stati Uniti). Il gruppo opera con circa 650 e rappresenta oggi il principale concorrente europeo di Starlink, pur con una scala ancora significativamente inferiore.

L’Italia occupa una posizione rilevante rispetto alla sua dimensione economica. Leonardo S.p.A., quotata su Borsa Italiana, è il principale player nazionale e uno dei protagonisti europei della difesa e dell’aerospazio, con sede centrale a Roma e un ruolo strategico lungo tutta la filiera industriale spaziale.
Un ruolo strategico crescente è svolto anche da Avio S.p.A., quotata su Euronext Milano (segmento STAR), con sede principale a Colleferro (Roma). La società è specializzata nei sistemi di propulsione e nel lanciatore Vega, uno dei pochi asset indipendenti europei nel segmento dei lanciatori.

Startup e Scaleup attive nel settore

Sono attive nei segmenti downstream della Space Economy, dove il valore non risiede nella costruzione o nel lancio dei satelliti, ma nella trasformazione dei dati orbitali in servizi a elevato contenuto informativo per clienti industriali, assicurativi, governativi e militari. In questo segmento opera Planet Labs PBC, public benefit corporation statunitense quotata al NYSE (ticker PL), con sede a San Francisco e nata dallo spin-off di ex ingegneri NASA. Il modello di business è basato su abbonamenti ai dati geospaziali e servizi di analisi, con ricavi nell’ordine di circa 250 milioni di dollari. ICEYE è una società privata finlandese con sede a Espoo, controllata da un ampio network di venture capital internazionali (Nord Europa e Stati Uniti). Non è quotata.

È leader nei satelliti SAR (Synthetic Aperture Radar), tecnologia che consente l’osservazione terrestre anche in condizioni di oscurità o copertura nuvolosa. Spire Global è una società quotata al NYSE (ticker SPIR), strutturata come public company con sede a Vienna, Virginia. Gestisce una costellazione di piccoli satelliti per il monitoraggio di traffico marittimo, aviazione e dati meteorologici.

In Europa si stanno affermando operatori specializzati nella nuova filiera dei piccoli satelliti e dei servizi in orbita. GomSpace A/S è una small cap danese quotata su Nasdaq First North Growth Market (Svezia, ticker GOMX), con sede ad Aalborg. È una public limited company con azionariato diffuso tra investitori istituzionali e retail. D-Orbit è invece una scaleup italiana privata con sede a Fino Mornasco (Como), controllata dai fondatori e da investitori di venture capital e growth equity internazionali. Non è quotata. Opera nel segmento emergente della logistica orbitale (in-orbit logistics), sviluppando servizi di trasporto, rilascio e gestione satellitare.

Dove si creerà il valore nei prossimi dieci anni

Uno degli errori più frequenti consiste nell’identificare la Space Economy esclusivamente con i lanci spaziali. In realtà, la quota più rilevante del valore economico si genera a valle della messa in orbita, nella trasformazione dei dati satellitari e nella fornitura di servizi continuativi, sempre più assimilabili a modelli “software” ricorrenti.

Il primo grande mercato è quello delle telecomunicazioni satellitari, oggi il principale motore del settore. La domanda di connettività in aree remote, nel trasporto marittimo e nell’aviazione commerciale sta creando un mercato strutturale basato su abbonamenti e infrastrutture ad alta intensità di capitale. In questo segmento operano modelli diversi: da un lato Starlink, infrastruttura globale in forte espansione, dall’altro operatori tradizionali come Eutelsat Group, attivi nella transizione verso architetture multi-orbita. Per l’investitore si tratta di un’area con elevata visibilità dei ricavi ma forte intensità regolatoria e capitalistica.

Il secondo segmento è l’osservazione della Terra, la componente più data-driven e potenzialmente più scalabile. Le immagini satellitari sono già utilizzate per agricoltura di precisione, assicurazioni, energia e monitoraggio climatico. In questo ambito opera Planet Labs PBC, società quotata al NYSE (public benefit corporation) che monetizza una costellazione di satelliti attraverso abbonamenti ai dati geospaziali e servizi analitici, con ricavi nell’ordine di circa 250 milioni di dollari.

Il terzo ambito è la difesa e sicurezza spaziale, divenuto uno dei principali driver del settore. Le tensioni geopolitiche hanno aumentato la domanda di comunicazioni sicure, sorveglianza e intelligence orbitale. In questo segmento operano grandi contractor come Lockheed Martin e Northrop Grumman, insieme a player europei come Leonardo S.p.A., che integra capacità spaziali nei sistemi di difesa. È la componente più difensiva del settore: crescita più moderata ma contratti di lungo periodo e flussi di cassa visibili.

Il quarto fronte, ancora embrionale ma potenzialmente trasformativo, riguarda l’infrastruttura per l’intelligenza artificiale nello spazio. Alcuni operatori stanno esplorando costellazioni ad alta capacità e reti integrate terra-orbita per supportare elaborazione e trasmissione dati distribuita.

Come investire nella Space Economy senza farsi accecare dall’entusiasmo

Oltre a valutare quanto di questo futuro sia già incorporato nei prezzi, altri fattori di rischio vanno tenuti in considerazione prima di investire in questo settore.
Il valore atteso dipende attualmente su pochi operatori verticalmente integrati e altamente complessi, esposti simultaneamente a rischi tecnologici, regolatori e geopolitici. Una parte significativa dell’economia spaziale continua inoltre a dipendere dalla domanda pubblica, dai programmi governativi e dalla spesa per la difesa. Eventuali cambiamenti nelle priorità di bilancio, nelle politiche industriali o negli orientamenti strategici delle amministrazioni potrebbero incidere sui flussi di ricavi attesi e sulla redditività di interi segmenti industriali.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il mercato delle costellazioni satellitari. Le valutazioni di molti operatori presuppongono una crescita sostenuta e pressoché illimitata della domanda di connettività spaziale, ma il numero di costellazioni in sviluppo è in rapido aumento e la concorrenza potrebbe intensificarsi significativamente nei prossimi anni. Questo comporterebbe compressione dei prezzi, aumento dei costi commerciali e riduzione dei margini operativi.

Non va inoltre sottovalutato il rischio regolatorio e antitrust. L’integrazione verticale di attività che spaziano dai lanci ai satelliti, dalle telecomunicazioni ai dati, dall’intelligenza artificiale ai servizi per la difesa potrebbe attirare nel tempo una crescente attenzione da parte delle autorità di regolazione, soprattutto qualora pochi operatori dovessero assumere posizioni dominanti in infrastrutture considerate strategiche.

Dal punto di vista finanziario, il settore presenta inoltre un elevato rischio di capitale. Molti modelli di business spaziali richiedono investimenti iniziali ingenti, tempi lunghi di sviluppo e continui fabbisogni di raccolta.
A questi fattori si aggiunge infine il tema della sostenibilità orbitale. La crescente congestione delle orbite basse, il problema dei detriti spaziali e l’eventuale introduzione di standard internazionali più stringenti potrebbero comportare costi aggiuntivi in termini di assicurazioni, procedure di deorbiting e limitazioni al numero di satelliti autorizzati, incidendo sulla redditività delle grandi costellazioni.

Per l’investitore, l’approccio più prudente consiste nel trattare la Space Economy non come una singola scommessa tecnologica ma come un ecosistema industriale articolato. L’attenzione dovrebbe concentrarsi non soltanto sui grandi operatori più visibili, ma anche sulle società che presidiano segmenti meno esposti alla volatilità, come semiconduttori, componentistica, software, infrastrutture di rete e servizi dati. La disciplina sul prezzo pagato, la diversificazione dell’esposizione e il monitoraggio della capacità di generare cassa assumono quindi un’importanza almeno pari alla capacità di individuare i futuri vincitori del settore.