Bezos sorpassa Musk nella corsa alla Luna. La NASA sceglie Blue Origin

P. F.

28 Maggio 2026 - 18:06

La NASA ha scelto Blue Origin di Jeff Bezos al posto di SpaceX di Elon Musk per la prima missione verso la base lunare da $20 miliardi Tre missioni senza equipaggio già previste per il 2026.

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È Blue Origin, la società spaziale di Jeff Bezos, ad aver battuto SpaceX di Elon Musk nella corsa alla base lunare americana. La NASA le ha affidato la prima delle tre missioni senza equipaggio che partiranno entro l’anno per avviare la costruzione dell’avamposto da 20 miliardi di dollari sul polo sud della Luna.

La notizia è stata annunciata dal capo della NASA, Jared Isaacman, che in una conferenza stampa a Washington ha illustrato per la prima volta i tempi e le modalità con cui sorgerà la base, un avamposto che dovrebbe garantire agli Stati Uniti una presenza stabile sulla Luna. La scelta di Blue Origin riaccende dunque la rivalità tra i due uomini più ricchi del settore aerospaziale e rientra nella sfida, tutta politica, con cui gli Stati Uniti vogliono battere la Cina nella corsa allo spazio.

A inaugurare il programma sarà quindi Moon Base One, missione in calendario già per questo autunno. “Moon Base One sarà la prima missione di un lander lunare interamente a finanziamento privato”, ha detto Isaacman. Sulla dorsale Shackleton de Gerlache, vicino al polo sud, scenderà Endurance, il lander cargo a propulsione criogenica della società di Bezos, carico di strumenti scientifici della NASA e di partner privati. Lo scopo dichiarato è collaudare le tecnologie che ridurranno i rischi delle future missioni con astronauti a bordo, mettendo alla prova i sistemi di atterraggio sul terreno polveroso del satellite.

Perché la NASA ha scelto Blue Origin al posto di SpaceX

Blue Origin è diventata un’azienda dal peso ormai crescente nel programma Artemis, dove se la gioca proprio con SpaceX per i lander che riporteranno l’uomo sulla Luna con Artemis IV, atteso nel 2028. La decisione definitiva arriverà però solo dopo Artemis III, la missione di test del prossimo anno in cui l’agenzia confronterà in orbita terrestre bassa sia lo Starship Human Landing System di Musk che il Blue Moon di Bezos. Per la prima missione, intanto, la società di Bezos ha ottenuto un contratto da 188 milioni di dollari, con un’opzione da 280,4 milioni per due ordini di attività, ma pagherà di tasca propria gran parte dell’operazione.

Alle tre missioni del 2026 ne seguiranno oltre una dozzina negli anni successivi, tutte per collaudare sistemi e attrezzature. La NASA, ha chiarito Isaacman, non vuole bruciare le tappe:

“Non ci buttiamo dritti sulla base lunare con la cupola di vetro. Vogliamo procedere per gradi, chiedendo all’industria molti lander, rover e dimostrazioni tecnologiche, con tutti i carichi scientifici che queste missioni riescono a portare. La gente torna a guardare in alto, a credere nelle grandi imprese e a seguire l’America che ritorna sulla Luna, stavolta per restarci”.

Rover, droni e il nucleare verso Marte

Intorno alla missione principale ruotano altri contratti per i progetti lunari e marziani. Sui nuovi rover lunari la NASA ha messo oltre 439 milioni di dollari: 219 ad Astrolab per il mezzo con equipaggio CLV-1 e 220 a Lunar Outpost per Pegasus, più leggero e capace di muoversi in modo autonomo, manuale o da remoto.

Soldi anche per MoonFall, la missione robotica che dal 2028 farà saltellare quattro droni sulla superficie lunare alla ricerca di futuri siti di atterraggio per Artemis, con un subappalto da 75 milioni a Firefly Aerospace. Il piano fa parte della politica spaziale di Donald Trump, che ha chiesto all’agenzia di battere la Cina nel ritorno sulla Luna e di garantirvi una presenza permanente.

Sullo stesso solco rientra anche lo Space Reactor-1 Freedom, il veicolo a propulsione nucleare che la NASA ha confermato di voler lanciare verso Marte entro il 2028. Si ferma invece il Lunar Gateway, la stazione che doveva orbitare attorno alla Luna nel piano originario di Artemis. Il sito dedicato all’avamposto, online da mercoledì, fissa tra il 2029 e il 2032 il traguardo della piena operatività, con una presenza semipermanente attesa dal 2032 in avanti.