Referendum sulla giustizia, i sondaggi politici ci dicono che aumenta la distanza tra No e Sì. Ma molto dipenderà da quanti andranno a votare.
I sondaggi politici sul referendum sulla giustizia rappresentano oggi un ulteriore motivo di preoccupazione per Giorgia Meloni.
Mancano poche settimane al referendum sulla giustizia e, nonostante la propaganda sia passata - almeno mediaticamente - in secondo piano a causa dello scoppio della guerra in Iran, continua lo “scontro” tra promotori del Sì e del No con l’obiettivo di convincere chi ancora non sa per cosa votare.
D’altronde, le ragioni per cui si vota al referendum sulla giustizia sono talmente tecniche che informarsi è d’obbligo, anche perché il risultato - come indicano gli ultimi sondaggi politici - è ancora in bilico e non c’è nulla di definito.
Sono lontani i tempi in cui Giorgia Meloni e il centrodestra potevano guardare con fiducia all’esito del voto, visto che i sondaggi sul referendum davano in netto vantaggio il Sì rispetto al No, con percentuali che sfioravano anche il 60%. Oggi, a distanza di settimane e dopo un confronto senza esclusione di colpi, il quadro si è ribaltato: il No non solo ha superato il fronte dei favorevoli, ma vede anche accrescere il proprio vantaggio.
A offrire una panoramica aggiornata sono i sondaggi politici di Ipsos. Ecco cosa ci dicono sulla corsa tra Sì e No e su quanti siano ancora gli indecisi, vero e proprio ago della bilancia per il risultato finale: a seconda della percentuale di partecipazione, infatti, potrebbe esserci la vittoria dell’uno o dell’altro fronte.
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Chi è avanti tra Sì e No?
Secondo gli ultimi sondaggi politici realizzati da Ipsos per il Corriere della Sera, al momento il fronte del No risulta in vantaggio rispetto a quello del Sì nel referendum sulla riforma della giustizia.
La rilevazione evidenzia infatti una tendenza alla crescita del No, che nelle intenzioni di voto ha superato il fronte favorevole alla riforma dopo settimane di confronto tra i due schieramenti. Un dato che segna un cambio di scenario rispetto alle prime fasi del dibattito pubblico, quando i sondaggi indicavano il Sì nettamente avanti.
L’indagine mostra inoltre una forte polarizzazione politica: tra gli elettori delle forze di governo il sostegno al Sì è quasi compatto, con percentuali che superano il 94%, mentre tra gli elettori dell’opposizione la posizione appare molto più divisa. Nel Partito Democratico gli elettori favorevoli alla riforma si collocano tra il 7% e il 9%, mentre tra quelli del Movimento 5 Stelle il consenso al Sì sale tra il 22% e il 25%, con valori simili anche tra gli elettori delle altre forze di opposizione.
A determinare l’esito del voto, sarà però l’affluenza: secondo l’istituto guidato da Paglioncelli, infatti, molto dipenderà da quanti andranno a votare.
Il No vince se…
Nel dettaglio, il fronte del No potrebbe prevalere soprattutto nel caso di una partecipazione più bassa al voto. Secondo l’analisi del sondaggista Nando Pagnoncelli, la previsione più realistica sull’affluenza si colloca attorno al 42%, con un massimo stimabile al 49%.
In uno scenario di partecipazione più contenuta, il No risulterebbe infatti in vantaggio con il 52,4%, mentre il Sì si fermerebbe al 47,6%, con una quota di indecisi pari al 7% che potrebbe ancora incidere sull’esito finale.
Il Sì vince se…
Il fronte del Sì potrebbe invece prevalere nel caso di una partecipazione più alta al voto. Secondo il sondaggio Ipsos, con un’affluenza stimata intorno al 49% il risultato diventerebbe estremamente equilibrato, con il Sì al 50,2% e il No al 49,8%.
In questo scenario, quindi, un aumento della partecipazione al voto e la capacità di mobilitare il proprio elettorato potrebbero consentire al fronte del Sì di recuperare terreno e ribaltare il vantaggio attualmente attribuito al No dai sondaggi.
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