Sondaggi politici: PD al minimo storico del 15%, Renzi al tramonto

Un sondaggio politico di Piepoli indica il Partito Democratico al 15%: mai così in basso i dem, ormai svuotati da Renzi e incapaci di scuotersi.

Sondaggi politici: PD al minimo storico del 15%, Renzi al tramonto

La crisi del Partito Democratico non si arresta. Dopo i fischi alla delegazione dem durante i funerali a Genova delle vittime del crollo del ponte Morandi, che stridono in confronto agli applausi ricevuti dall’attuale governo, anche un sondaggio politico realizzato dall’Istituto Piepoli sembrerebbe certificare questo inesorabile declino.

Secondo il sondaggio infatti il PD sarebbe al 15%, minimo storico per il partito che a lungo è stata la prima forza politica del paese, mentre i partiti di governo continuerebbero a godere di ottima salute appaiati al 29%.

Il PD crolla nei sondaggi

Prima che il Parlamento chiudesse i battenti per la pausa estiva, l’Istituto Piepoli a inizio agosto ha realizzato un sondaggio politico per conto di Affari Italiani indicando il Partito Democratico al 15%.

Una percentuale in qualche modo shock per quello che forse è rimasto l’ultimo partito di massa in Italia, che solo nel 2014 in occasione delle elezioni europee del 2014 era stato capace di arrivare al 40%.

Adesso invece che ci stiamo avvicinando alle europee del 2019, si voterà a maggio, il PD sembrerebbe aver più che dimezzato il proprio bottino dei voti come già avvenuto del resto lo scorso 4 marzo in occasione delle politiche.

Tutto questo mentre Lega e Movimento 5 Stelle, nonostante un governo del cambiamento che ancora stenta a decollare, nel sondaggio sembrerebbero godere di una sempre buona popolarità stimati entrambi al 29%.

Un carroccio quindi che nel centrodestra starebbe continuando a cannibalizzare gli altri partiti, con Forza Italia attorno al 10% e Fratelli d’Italia al 3% pericolosamente in bilico sulla soglia di sbarramento.

La fine del renzismo?

La crisi del Partito Democratico sta andando di pari passo con quella del suo ex segretario Matteo Renzi. Anche se ora il reggente è Maurizio Martina, a dettare la linea del partito è sempre il vecchio capo.

Così mentre il povero Martina si è preso i fischi a Genova, mettendoci comunque la faccia, Renzi è rimasto a casa per poi girare il giorno dopo le prime riprese del documentario su Firenze dove fa da voce narrante.

Una scelta emblematica che fa capire lo scollamento tra i renziani e il territorio, con l’attuale classe dirigente del PD ormai quasi tutta concentrata sui social dove vengono realizzati dirette e video girati anche in piano sequenza come se si trattasse di un film di Orson Welles.

Oltre alle politiche, anche alle regionali e alle comunali sono arrivate pesanti sconfitte per il Partito Democratico. Questo perché, mentre Di Maio e Salvini si giravano in lungo e largo la penisola andando anche nei paesini, dei dem si è persa ogni traccia nelle piazze.

Matteo Renzi quindi con il pensiero è ormai proiettato verso la Leopolda, massima rappresentazione di una autocelebrazione ormai fuori luogo, mentre il PD ormai appare allo sbando e incapace di riuscire a ripartire dopo le ultime scoppole elettorali.

Neanche cinque anni fa Renzi sembrava la grande speranza della politica nostrana tanto da conquistare una vasta fiducia nel paese. Dopo i mille giorni del suo governo, adesso questo feeling sembrerebbe essersi spezzato in maniera definitiva.

Un declino questo che deve servire da monito ai due nuovi protagonisti Luigi Di Maio e Matteo Salvini: adesso sono loro all’apice, ma gli italiani non impiegheranno molto a scaricarli come fatto con Renzi se alle promesse non seguiranno dei fatti nei prossimi mesi.

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