In questi giorni in Germania si sta discutendo di una nuova e particolare riforma pensionistica, già ribattezzata “paghetta di Stato”. L’idea è semplice quanto brillante: con risorse limitate si vorrebbe puntare a sfruttare il fattore tempo e la capitalizzazione composta per costruire, nel lungo periodo, una posizione individuale significativa con il minimo sforzo.
Il progetto prevede l’erogazione di 10 euro al mese da investire nei mercati finanziari tramite la sottoscrizione di un piano di accumulo. Le somme così versate non potranno essere ritirate prima del raggiungimento dell’età pensionabile.
Anche in Italia non sono mancate proposte simili, come, ad esempio, il bonus bebè da 1.100 euro del Trentino-Alto Adige o la proposta avanzata dalla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) che vorrebbe introdurre un “bonus alla nascita”. Vediamo meglio di cosa si tratta.
In Germania arriva la “paghetta di Stato” per salvare le pensioni
Dal 2026 la Germania potrebbe introdurre una misura destinata a far discutere: erogare 10 euro al mese per ogni bambino a partire dai sei anni fino al compimento della maggiore età.
Non si tratta però di somme liberamente spendibili, bensì di importi che i genitori dovranno destinare automaticamente a un piano di accumulo a lungo termine, investito nei mercati finanziari.
L’obiettivo è quello di creare, fin dall’infanzia, un piccolo salvadanaio pensionistico che, con il passare degli anni, potrebbe trasformarsi in un capitale significativo.
Al compimento dei 18 anni lo Stato interromperà i versamenti, ma il fondo resterà attivo e potrà essere alimentato volontariamente sia dai genitori che dai figli. Le somme accantonate non potranno comunque essere prelevate prima del raggiungimento dell’età pensionabile, attualmente fissata a 67 anni.
Questo significa che il capitale rimarrà “congelato” per decenni, ma proprio grazie al lungo orizzonte temporale e alla capitalizzazione composta, la somma potrà crescere in modo esponenziale. Con uno sforzo minimo, pochi euro al mese potrebbero infatti trasformarsi, nel tempo, in decine di migliaia di euro.
Trentino-Alto Adige e il Bonus bebè da 1.100 euro per costruire la pensione fin da piccoli
In Trentino-Alto Adige è in discussione un disegno di legge che richiama da vicino il modello tedesco. La misura prevede l’assegnazione di un bonus bebè da 1.100 euro per ogni nuovo nato nella regione autonoma, così come per i bambini adottati o accolti in affido fino alla maggiore età, con l’obiettivo di favorire l’apertura di un fondo pensione intestato al minore.
Alla nascita, la Regione verserebbe un contributo iniziale di 300 euro direttamente in una forma di previdenza complementare intestata al bambino. Nei quattro anni successivi sarebbe previsto un ulteriore versamento di 200 euro all’anno, a patto che la famiglia contribuisca con almeno 100 euro nello stesso periodo. In totale, dunque, il sostegno pubblico ammonterebbe a 1.100 euro per ciascun bambino.
C’è anche il “bonus alla nascita” proposto dalla COVIP
Solo pochi mesi fa, il dibattito sulla previdenza complementare si è acceso attorno a una proposta innovativa della COVIP, la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione. Nella relazione annuale 2024, tra le varie iniziative presentate, spiccava infatti il cosiddetto “bonus alla nascita”: un incentivo pensato per avvicinare i bambini alla previdenza integrativa fin dai primi mesi di vita. Un vero e proprio “salvadanaio previdenziale”, arricchito da vantaggi fiscali e concepito per accompagnare i giovani lungo il loro percorso di crescita.
L’idea prevede l’apertura di un fondo alimentato da contributi deducibili, versati non solo dai genitori ma anche da altri familiari. Inoltre, lo strumento non avrebbe un obiettivo esclusivamente pensionistico, in quanto il capitale accumulato fino alla maggiore età potrebbe essere utilizzato anche per finanziare studi universitari, percorsi formativi di eccellenza o esperienze culturali, trasformandosi così in un investimento concreto nel futuro dei ragazzi.
Pur con approcci diversi, sia la proposta tedesca sia quelle italiane dimostrano che investire nei più giovani equivale a investire nel futuro della società. Piccoli versamenti regolari, gestiti secondo regole chiare e vincoli temporali, possono accumularsi nel tempo fino a diventare risorse significative, rafforzando la solidità e la sostenibilità del sistema pensionistico.
Rimane ora da capire se iniziative simili riusciranno a tradursi in politiche concrete, superando la fase del dibattito e diventando strumenti tangibili a beneficio delle nuove generazioni.