Gas, carburanti e condizionatori: il governo prepara una serie di misure per limitare i consumi energetici. Si potrebbe partire tra la primavera e l’estate.
La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz stanno mettendo a dura prova le economie dei Paesi occidentali: in Italia, per esempio, il governo sta valutando l’introduzione di misure restrittive per limitare i consumi energetici. A partire dal mese di maggio la nostra penisola potrebbe rientrare in lockdown, ma questa volta per motivi energetici.
Smart working, didattica a distanza, targhe alterne e restrizioni sui condizionatori: ecco quali sono le misure che il governo potrebbe introdurre in caso di lockdown energetico e cosa cambia per i cittadini.
Verso un lockdown energetico in Italia: gli scenari
Il governo è al lavoro per limitare i consumi energetici di famiglie e imprese mentre è sempre più probabile l’introduzione di misure di contenimento delle risorse: dai condizionatori alle targhe alterne fino alle misure sul riscaldamento per il prossimo inverno. Negli ultimi giorni si è iniziato a ipotizzare un vero e proprio lockdown energetico in partenza dal mese di maggio per contenere i consumi e scongiurare l’esaurimento delle poche risorse a disposizione.
La parola “lockdown” ci riporta al 2020, quando l’Italia si era rinchiusa completamente per combattere il Covid-19: in quel momento a tutti i cittadini era stato chiesto di rimanere in casa per prevenire la diffusione e il contagio.
Il lockdown energetico di cui si parla recentemente, invece, non andrebbe a limitare la liberà delle persone ma agirebbe su consumi domestici, servizi energetici e attività commerciali. In altre parole, si andrebbero a introdurre delle misure restrittive sulla circolazione dei veicoli, sull’utilizzo di strumenti elettronici e si andrebbe a introdurre una riduzione obbligatoria dei consumi domestici.
Anche le attività commerciali potrebbero subire di rallentamenti, con eccezioni per i settori produttivi considerati essenziali. Ma su quali settori potrebbe sostanziarsi un razionamento dell’energia, ancora non è stato comunicato in via ufficiale dalle istituzioni.
Quali sono le possibili misure del lockdown energetico
Il primo problema da affrontare, secondo quanto dichiarato del Ministro Gilberto Pichetto Fratin, sarà il gas: il coefficiente di riempimento dei magazzini è al 44% superiore rispetto alla media del resto d’Europa, ma le difficoltà potrebbero emergere nelle prossime tre settimane soprattutto se non verrà sbloccato lo stretto di Hormuz. Sarà quindi necessario limitare i consumi e ridurre gli sprechi.
Il piano del governo prevede una serie di misure di riduzione dei consumi energetici: con l’arrivo dell’estate si punta a limitare l’utilizzo dei condizionatori (fino a circa un’ora in meno ogni giorno), mentre per l’inverno si andrà ad agire sul riscaldamento (abbassando i termosifoni di alcuni gradi). Queste prime misure permetterebbero un risparmio compreso tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas.
Si pensa poi a un’estensione dello smart working nel settore pubblico e, se possibile, anche nel settore privato. In questo modo si andrebbero a limitare gli spostamenti casa-lavoro, con notevole risparmio di carburanti. Inoltre, si valute l’introduzione delle targhe alterne per i mezzi di trasporto.
Infine, si pensa al taglio dell’illuminazione per edifici, monumenti e luoghi pubblici e all’inevitabile rimodulazione dell’attività industriale delle filiere energivore, come le industrie dell’acciaio e della meccanica.
Il precedente: l’austerity degli anni ’70
Per comprendere la portata della crisi energetica è necessario tornare indietro agli anni Settanta, quando anche l’Italia ha sperimentato la crisi petrolifera. Nel 1973, in seguito alla guerra del Kippur, i Paesi arabi produttori di petrolio decisero di ridurre le esportazioni verso l’Occidente, causando un’impennata dei prezzi e una forte scarsità di energia.
Nel nostro Paese vennero introdotte delle misure restrittive per affrontare e superare la crisi: divieto di circolazione delle auto, riduzione dell’illuminazione pubblica e limiti al riscaldamento.
Rispetto a quegli anni, comunque, l’economia è progredita e la produzione di energia è stata diversificata tra fonti rinnovabili e non rinnovabili. Al contempo sono aumentati anche i consumi e quindi la necessità di nuove forme di energia alternative. Tuttavia, questo dimostra che in caso di crisi energetica il governo può intervenire con misure di contenimento e restrizione delle libertà dei cittadini.
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