Smart working: per il diritto alla disconnessione c’è risoluzione UE. Cosa cambia

Teresa Maddonni

3 Dicembre 2020 - 13:53

3 Dicembre 2020 - 13:55

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La Commissione occupazione del Parlamento UE ha approvato una risoluzione per il diritto alla disconnessione nello smart working. Il passo successivo è una Direttiva UE per gli Stati membri. Cosa cambia per l’Italia?

Smart working: per il diritto alla disconnessione c'è risoluzione UE. Cosa cambia

Con lo smart working deve anche essere garantito il diritto alla disconnessione: è quanto prevede una risoluzione approvata dai membri della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo nella giornata di martedì.

Approvata con 31 voti favorevoli, 6 contrari e 18 astensioni, la risoluzione invita la Commissione europea a una Direttiva in merito al diritto alla disconnessione dei lavoratori in smart working, e non solo, per gli Stati membri.

Abbiamo imparato a conoscere, anche in Italia, lo smart working in questo anno di pandemia che non è da intendersi come semplice lavoro da remoto. Il lavoro agile richiederebbe un rafforzamento della disciplina in materia anche in Italia. Il diritto alla disconnessione è una questione pertanto di fondamentale importanza per lo smart working perché garantirebbe ai lavoratori di disconnettersi per l’appunto al di fuori dell’orario “d’ufficio” senza ripercussioni sulla posizione in azienda e sullo stipendio.

Smart working e diritto alla disconnessione: cosa chiede la risoluzione UE

Di smart working e diritto alla disconnessione potremmo sentirne parlare a lungo specie dopo l’approvazione della risoluzione da parte della Commissione occupazione dell’Europarlamento. Centrale nella risoluzione approvata è il diritto alla disconnessione riconosciuto agli smart workers come fondamentale per la protezione della stessa salute dei lavoratori.

Come si legge tra le news sul sito del Parlamento europeo, i membri della Commissione lavoro evidenziano nell’approvare la risoluzione come la cultura dell’iperconnessione e la crescente aspettativa che i lavoratori possano essere sempre raggiungibili in ogni momento può avere degli effetti negativi sull’equilibrio tra lavoro e vita privata, come anche sulla salute fisica e mentale e del benessere personale in generale.

Il diritto alla disconnessione con lo smart working diventa ancora di più un’esigenza se si considera che da quando è iniziata la pandemia di COVID-19 circa un terzo dei lavoratori europei è da remoto, ma non c’è al momento un regolamento comune in Europa che definisca il diritto alla disconnessione. A chiederlo ora è la risoluzione approvata.

Smart wornking e diritto alla disconnessione: cosa cambia in Italia

Cosa cambia con la risoluzione UE sul diritto alla disconnessione per lo smart working in Italia? Al momento nulla, ma quello della Commissione occupazione del Parlamento europeo è un tassello fondamentale per quel che potrebbe avvenire dopo per tutti gli Stati membri e anche per il nostro Paese.

La risoluzione non ha valore dal punto di vista legale e dovrebbe pertanto essere votata in seduta plenaria dal Parlamento UE a gennaio 2021. Il passo successivo sarà quello di spingere la Commissione europea a stilare e approvare una Direttiva sul diritto alla disconnessione per lo smart working per tutti gli Stati dell’Unione.

In Italia a parlare di diritto alla disconnessione in merito al lavoro agile è l’articolo 19 della legge n.81/2017, ma che lo rimette all’accordo privato tra datore di lavoro e dipendente.

Di fatto, sebbene oggi viga in deroga alla suddetta legge la forma semplificata di smart working per emergenza Covid, in generale è necessario per il lavoro agile un accordo tra datore di lavoro e dipendente.

Il diritto alla disconnessione in Italia al momento è relegato al lavoro agile e non viene riconosciuto come diritto fondamentale a livello nazionale per tutti i lavoratori come avviene in Spagna o Francia, anche a quelli non in smart working.

I sindacati hanno già più volte ribadito la necessità di regolamentare ulteriormente lo smart working o lavoro agile con la contrattazione collettiva. Forse la successiva e auspicabile Direttiva UE potrebbe portare a riconoscere come universale il diritto alla disconnessione.

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