Separazione dei beni: cos’è, dove si sceglie ed effetti su pensione ed eredità

Isabella Policarpio

29/04/2021

03/05/2021 - 13:02

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Come funziona la separazione dei beni, quando si può scegliere e quali sono vantaggi e svantaggi: cosa comporta il regime patrimoniale alternativo alla comunione dei beni.

Separazione dei beni: cos'è, dove si sceglie ed effetti su pensione ed eredità

La separazione dei beni è uno dei regimi patrimoniali che possono scegliere i coniugi durante il matrimonio o dopo. Deve essere dichiarato espressamente dato che, dal 1975, il regime patrimoniale che si applica automaticamente è la comunione dei beni.

Caratteristica della separazione è che ciascun coniuge conserva la titolarità esclusiva dei beni acquistati dopo le nozze.

Quali sono le conseguenze della separazione dei beni su eredità, pensione di reversibilità e divorzio? Spieghiamo come funziona e pro e contro.

Cos’è e cosa succede con la separazione dei beni?

La separazione dei beni è un regime patrimoniale che può essere scelto dai coniugi durante il matrimonio religioso o civile. La sua disciplina è prevista all’articolo 215 del Codice civile:

“I coniugi possono convenire che ciascuno conservi la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio.”

Cosa comporta la separazione dei beni? Questo regime patrimoniale comporta che gli acquisti fatti da ciascuno dei coniugi dopo il matrimonio sono di sua esclusiva proprietà. Quindi se un coniuge acquista un bene mobile o immobile, come per esempio una casa, ne diventa il titolare esclusivo.

Debiti e proprietà con la separazione dei beni

Quali sono gli effetti della separazione dei beni in caso di debiti di uno solo dei coniugi? In estrema sintesi sono questi:

  • i debiti personali devono essere pagati dal coniuge che li ha contratti mentre l’altro non ne risponde;
  • i debiti nell’interesse della famiglia sono pagati dai coniugi in maniera solidale ed entrambi rispondono con i loro beni per i debiti posti in essere da uno solo dei due (ciò non trova conferma in nessuna legge o articolo del Codice civile ma negli orientamenti della Giurisprudenza).

Anche se l’altro coniuge non diventa proprietario dei beni della moglie/marito, resta il fatto che ne ha il diritto di godimento.

Se nel corso del matrimonio vengono fatti degli acquisti per i quali è complesso stabilire chi sia il proprietario, vale il principio del 50% a testa, salvo che uno dei due coniugi non riesca a dimostrare di esserne il proprietario esclusivo o di possedere una quota maggioritaria. Ciò può essere provato con ogni mezzo.

Separazione dei beni dopo il matrimonio

Non esistono limiti temporali alla scelta del regime patrimoniale. Quindi, anche dopo il matrimonio (trascorsi pochi mesi o molti anni) la coppia può decidere di passare da un regime all’altro.

Per farlo è necessario rivolgersi ad un notaio e chiedere la stipulazione di un atto pubblico con cui si chiede la cancellazione della comunione in favore della separazione dei beni. Per farlo entrambi i coniugi devono recarsi personalmente dal notaio insieme a due testimoni, che in genere sono messi a disposizione dallo studio notarile.


Entro 30 giorni dalla data di stipulazione, il notaio ne chiede l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio negli atti dello Stato Civile. La separazione dei beni viene poi trascritta nei registri immobiliari se ha ad oggetto beni immobili.

Vantaggi e svantaggi della separazione dei beni

Sintetizzare pro e contro della separazione dei beni rispetto alla comunione sarebbe molto arduo, dato che dovremmo toccare questioni relative al fisco, all’eredità e alle posizioni debitorie e creditorie. Per questo ci limiteremo ad esporre soltanto i principali svantaggi e vantaggi della separazione dei beni.

Sicuramente tra i pro della separazione c’è il fatto di facilitare la divisione dei beni in seguito al divorzio, proteggere il patrimonio personale dai debiti contratti dall’altro coniuge ed evitare discussioni ereditarie se uno dei due aveva contratto un precedente matrimonio. Infine consente di usufruire delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa nel caso in cui ne abbia usufruito soltanto l’altro coniuge.

Quali sono, invece, gli svantaggi? Per comune sentire si interpreta la separazione dei beni come una mancanza di fiducia nei confronti della relazione e dell’altro coniuge. In realtà non comporta specifici svantaggi. Infatti - anche se si sceglie la separazione - i coniugi possono comunque decidere di cointestare beni e proprietà (ad esempio la casa familiare).

Separazione dei beni ed eredità

La disciplina giuridica dell’eredità è parzialmente diversa in caso di separazione dei beni rispetto a chi è in regime di comunione. Il coniuge superstite rientra a pieno titolo tra gli eredi legittimi e, inoltre, avrà la quota più corposa di eredità.

Tuttavia, in costanza di separazione dei beni, la legge impedisce che le ricchezze del defunto passino al gruppo familiare del coniuge superstite, ciò perché la successione legittima non prevede la successione degli affini, ovvero i parenti del coniuge ancora in vita.

Separazione dei beni e pensione di reversibilità

Ai fini delle pensione di reversibilità al coniuge superstite, il regime patrimoniale della separazione dei beni non produce differenze rispetto alla comunione: il superstite ne ha diritto a pieno titolo.

Dove e quando si fa la separazione dei beni?

Dopo il matrimonio, il regime patrimoniale che si applica naturalmente è la comunione dei beni; per questa ragione chi preferisce la separazione deve farne richiesta espressamente. Così l’articolo 159 del Codice civile:

“Il regime patrimoniale legale della famiglia, in mancanza di diversa convenzione stipulata a norma dell’articolo 162, è costituito dalla comunione dei beni, regolata dalla sezione III del presente capo.”

Vediamo dove, come e quando si chiede la separazione dei beni:

  • prima del matrimonio, con atto stipulato dal notaio;
  • durante il rito religioso al celebrante o all’ufficiale dello stato civile (se il matrimonio è in Comune)
  • dopo il matrimonio (in qualsiasi momento) con atto notarile da annotare a margine dell’atto di matrimonio.

Possono anche esserci casi in cui la separazione dei beni non sia consensuale e avvenga a seguito di un’azione giudiziale, ad esempio in caso di interdizione o inabilitazione di uno dei coniugi o cattiva amministrazione della comunione.

Costo e modulo

Optare per la separazione non ha costi se la coppia sceglie queste regime patrimoniale durante il matrimonio in chiesa o in Comune; invece ci sono delle spese da affrontare se la scelta avviene in un momento successivo e i coniugi decidono di passare dalla comunione alla separazione dei beni, o viceversa.

Ciò è sempre possibile (non esistono limiti temporali) ma occorre un atto pubblico stipulato dal notaio, quindi va pagato il compenso notarile, le tasse, i bolli e la trascrizione dell’atto. Generalmente il costo si aggira sui 1.500 euro.

Differenza con la comunione dei beni

Abbiamo detto che, salva espressa previsione dei coniugi, la comunione dei beni si applica automaticamente. Ecco cosa comporta e le principali differenze rispetto al regime separato:

  • i beni mobili e immobili acquistati dopo il matrimonio sono di proprietà di entrambi (a prescindere dal contributo economico reso)
  • si risponde in solido dei debiti (anche di quelli personali)
  • aziende e utili successivi al matrimonio appartengono per il 50% a ciascuno

La differenza è sostanziale: marito e moglie diventano entrambi titolari di crediti, debiti e proprietà successivi alle nozze mentre nella separazione ciò non avviene. Inoltre, in regime di comunione, per gli atti di straordinaria amministrazione occorre il consenso di entrambi i coniugi. Vuol dire che marito e moglie non possono vendere o acquistare beni immobili senza il consenso dell’altro, pena l’annullabilità dell’atto. Il consenso non è necessario per gli atti di ordinaria amministrazione.

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