Sembra un’allettante offerta di lavoro, ma è solo una truffa. Come riconoscere l’inganno

Patrizia Del Pidio

8 Febbraio 2026 - 11:18

Una truffa insidiosa e ben congegnata è in atto online sfruttando la proposta di un’offerta di lavoro che calza a pennello al malcapitato. Ecco di cosa si tratta.

Sembra un’allettante offerta di lavoro, ma è solo una truffa. Come riconoscere l’inganno

È in atto una nuova truffa online che punta a colpire professionisti con esperienza tramite false proposte di assunzione. La truffa è molto ben articolata e sfrutta il servizio Google AppSheet per inviare le false proposte. Come ci si può difendere e a cosa fare attenzione?

Si tratta di una truffa digitale molto efficace che prevede un attacco phishing molto curato. A differenza delle altre truffe non presenta messaggi sgrammaticati o promesse di soldi (rimborsi, vincite eccetera), ma si maschera dietro la selezione del personale da parte di grandi aziende a livello mondiale.

La truffa dell’assunzione

A trarre in inganno maggiormente è la personalizzazione del messaggio che viene generato tramite intelligenza artificiale. In questo modo, infatti, i truffatori riescono a generare delle offerte di lavoro che riflettono perfettamente le competenze lavorative della vittima: solitamente si tratta di una posizione di rilievo per il proprio profilo lavorativo.

Il tono e il linguaggio del messaggio sono professionali e l’elemento che più di tutti induce il malcapitato ad abbassare la guardia è che l’invio avviene tramite AppSheet, una piattaforma di Google che serve alle aziende per gestire, tra le altre cose, i contatti.

Quando si legge, in fondo alla mail, “Inviato da AppSheet” a tutto si pensa fuorché a una truffa. I messaggi, che vengono spediti davvero con i server di Google, riescono a superare i filtri antispam e le protezioni che solitamente bloccano le mail di spam. Leggendo l’origine da Google il sistema permette al messaggio di entrare nella posta in arrivo.

A cosa fare attenzione

Come ci si protegge da questa mail così ben congegnata? La prima cosa da guardare è l’indirizzo reale del mittente. Solitamente il nome visualizzato è quello di un’azienda mondiale (Apple o Pepsi, ad esempio), ma se l’indirizzo termina con @appsheet.com o con un dominio che non è quello ufficiale dell’azienda, si può comprendere che a scrivere è stato qualcun altro perché le multinazionali utilizzano sempre canali certificati per le comunicazioni.

Un’altra cosa che dovrebbe far scattare un campanello d’allarme è la mancanza di una firma reale nel messaggio. In un processo di selezione del personale se l’azienda contatta una persona che è interessata ad assumere, solitamente la mail è firmata da un recruiter o da un responsabile di cui dovrebbe essere riportato nome, cognome e numero di telefono.
Se mancano questi dati si deve presumere che si tratti di un tentativo di phishing, soprattutto se all’interno del messaggio ci sono link da cliccare. La cosa migliore da fare, se si è incerti, è quella di cercare su Linkedin l’identità del mittente prima di fornire qualsiasi informazione.

Le truffe sul lavoro sono molte

Questa, ovviamente, non è l’unica truffa sul lavoro che circola online, ce ne sono molte e nella maggior parte dei casi l’obiettivo è quello di indurre chi è alla ricerca di un lavoro a inviare denaro o raccogliere dati personali.

In alcuni casi si potrebbe venire contattati da sedicenti dipendenti di un’agenzia di selezione, di un’azienda o di un ente pubblico che chiede pagamenti per procedure di assunzione. È bene ricordare che nessuna azienda seria chiede denaro per procedere a un’assunzione.

In altri casi le truffe viaggiano via email e quasi sempre affermano di aver trovato online il CV della vittima (chi, ormai, non lo mette su Linkedin?). Anche se alcune mail potrebbero essere di veri recruiter, in molti casi si tratta di truffatori che cercano di estorcere documenti di identità o dati bancari.

Altre truffe prevedono una selezione (a posizioni per le quali non si è mai presentata candidatura) per estorcere dati personali chiedendo la condivisione dello schermo durante i colloqui organizzati su servizi di messaggistica.

La truffa più scaltra è quella che sfrutta l’idea del lavoro da casa, come ad esempio l’imbustamento di materiale da spedire e la trascrizione di indirizzi. Solitamente viene chiesto il pagamento di una quota per iniziare e, una volta pagato si scopre che non si tratta di un vero e proprio incarico, ma della spiegazione di come reclutare altre persone nello stesso schema piramidale di truffa.

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