Quanto guadagno se sposto 20.000 euro dal conto corrente al conto deposito o un BOT?

Stefano Vozza

30 Giugno 2026 - 05:22

Tra le peggiori scelte del piccolo investitore c’è l’inerzia: comporta sempre uscite varie e in più porta a perdere anche le piccole occasioni di guadagno

Quanto guadagno se sposto 20.000 euro dal conto corrente al conto deposito o un BOT?

Nella vita niente è gratis, specie quello che “a pelle” non sembra comportare costi perché porta inevitabilmente ad abbassare la soglia di guardia. I soldi tenuti fermi, per esempio, si è soliti pensare che non comportano costi e rischi: le cose stanno proprio così?

Ogni mese, o altro tempo a seconda dei casi, la banca non chiede il permesso se addebitare o meno le spese di tenuta conto: procede e scala dal saldo. Ad ogni trimestre, o altro timeframe, addebita gli 8,55 € di imposta di bollo pro tempore (nei soli casi di Legge; 34,20 €/annui) e scala dal saldo. Ogni giorno, infine, il livello medio dei prezzi sale e rosicchia, di poco al giorno ma quasi tutti i giorni, il potere d’acquisto.

Morale, quella che era una libera, convinta e “gratuita” scelta di restare liquidi si è dimostrata un’opzione esposta a più attacchi da più fronti. Ma che succede se sposto 20.000 € dal conto corrente al conto deposito o BOT, cosa rischio e cosa guadagno?

I rischi e i guadagni di un BOT o conto deposito

Gli accantonamenti bancari e postali, o i titoli di Stato a breve termine, non hanno grossi profili di rischio. Ci sono, non sono nulli, ma neanche tanto maggiori rispetto a quello di restare liquidi su un c/c. Il conto deposito è garantito in primis dalla solidità patrimoniale della banca emittente, poi dal fondo FITD fino a 100mila € a depositante. Non ha costi di gestione, tasse allo Stato escluse.

Il BOT espone al rischio di mercato, ma in genere un BOT a 6 o 12 mesi è solo destinato ad avviarsi a 100 da emissione a scadenza. In più comporta spese di gestione e l’attivazione della Mifid, una cosa (e un costo: il dossier titoli) che il risparmio postale o bancario non hanno.

Veniamo ai guadagni. Alcuni istituti di credito offrono fino al 3-4% annuo sui loro c/c. Spesso si tratta di promo a tempo e necessitano o l’apertura del loro c/c oppure l’attivazione di specifici servizi (accredito stipendio, acquisto di fondi, etc.) Fermo restando che in molti casi non serve un nuovo c/c, che quasi sicuramente comporterà altre spese di tenuta. Al netto delle rare eccezioni, poi siamo tra lo 0,00% e lo 0,50% di interessi attivi per la stragrande maggioranza dei rapporti, cioè sono infruttiferi.

I guadagni sul conto deposito variano a seconda della durata, l’emittente e la presenza o assenza del vincolo. Sulla distanza a 6-12 mesi a grandi linee variano tra l’1,75% e il 3,25% da un rapporto all’altro. Sul neo BOT a 6 mesi con ISIN IT0005719536 e data emissione 30 giugno, il rendimento esitato è stato del 2,479% annuo lordo. Sul 12 mesi siamo grosso modo sullo stesso ritorno annuo.

20.000 euro complessivi sul conto

Immaginiamo un capitale di 20mila € sul c/c da gestire sempre a breve termine. Tenuti liquidi “con la scusa” dell’emergenza, di mese in mese, e di semestre in semestre, si prosciugherebbero. A spanne e su un orizzonte semestrale, 17,10 € di tasse allo Stato (la voce più bassa), un 20-50 € di spese tenuta conto e un 200-250 € di perdita di potere d’acquisto. Abbiamo stimato un tasso di inflazione medio annuo del 2-2,50%.

In 12 mesi l’investimento di 20.000 € in liquidità può costare oggi tra i 480 e i 650 € tra spese vive, cioè visibili, e costi occulti come l’inflazione. E per fortuna la si considerava una scelta “gratuita” al netto dei costi obbligati.
Se il conto fosse remunerato, ad esempio allo 0,50% annuo, gli interessi lordi in 12 mesi sarebbero di 100 €, tassati al 26%.

Spostando 10mila € (il 50% del capitale) su un conto deposito vincolato a 6 mesi con tasso lordo al 2,5%, il guadagno netto finale sarebbe sugli 82-83 €. Sarebbero sufficienti a pagare almeno l’imposta di bollo e le spese di tenuta conto, i costi vivi, sia sul capitale impegnato che su quello libero. Cioè metà capitale lavorerebbe per l’intera disponibilità, mentre all’occorrenza ci sarebbero i fondi liquidi da cui attingere, senza toccare la parte fruttifera. Su un conto deposito completamente libero è più saggio stimare un tasso attivo dell’1,50-2,00% annuo lordo.

L’ideale sarebbe un rapporto collegato alla stessa banca del c/c o comunque che non ci fosse la condizione dell’apertura di un allegato c/c. I due conti (corrente e deposito) funzionerebbero come vasi comunicanti spostando la liquidità da uno all’altro in base ai periodi, le esigenze, la convenienza. La garanzia sui soldi resterebbe la stessa mentre nel complesso quei 20mila € nei fatti costerebbero molto meno.

Se sposto 20.000 € dal conto corrente al conto deposito o BOT cosa rischio e cosa guadagno?

Se invece quella disponibilità fosse una parte di un patrimonio più ingente, forse sarebbe il caso di investirla tutta in strumenti monetari. All’occorrenza verrebbero smobilizzati data la loro elevata liquidabilità. In questi casi è assai probabile che sia già attivo un conto titoli con altri prodotti più redditizi a medio-lungo termine. Morale, non andrebbe compilata la Mifid, mentre l’incidenza delle spese come bollo, tenuta conto e dossier titoli sarebbe pro quota e quindi notevolmente inferiore. In termini tecnici, il break-even point delle spese fisse sarebbe molto basso lasciando più margine per aggredire l’inflazione.

Investendo tutto sul BOT a 6/12 mesi si potrebbe puntare a un guadagno netto poco oltre i 200/400 €. Un modo per dire che nei casi più fortunati ci sarebbe anche il “rischio” di annullare i costi da inflazione e tutelare l’effettivo potere d’acquisto del capitale.