Se il private credit crollerà, è per queste ragioni

Redazione Money Premium

19/03/2026

Il mercato azionario inizia a dubitare del boom del credito privato. Ecco perché crollerà.

Se il private credit crollerà, è per queste ragioni

Negli ultimi anni il mercato finanziario internazionale ha assistito a una crescita straordinaria del credito privato, un settore che da nicchia della finanza alternativa si è trasformato in uno dei principali canali di finanziamento per le imprese.

Questa espansione, tuttavia, ha iniziato a sollevare interrogativi tra analisti e investitori. Sempre più osservatori si chiedono infatti se dietro il boom del credito privato possa nascondersi un problema legato alla reale qualità dei prestiti concessi. E, soprattutto, perché il mercato azionario sembri guardare con crescente scetticismo a questo segmento.

Per comprendere il dibattito è utile partire dalle dimensioni del fenomeno. Il mercato globale del credito privato ha raggiunto negli ultimi anni un valore stimato tra 1.600 e 1.700 miliardi di dollari di attività gestite. Solo pochi anni fa le cifre erano molto più contenute: nel 2020 il settore valeva circa 800 miliardi di dollari, mentre nel 2023 aveva già superato 1.400 miliardi, con una crescita di quasi il 75% in appena tre anni. Questo sviluppo rapidissimo è stato favorito da diversi fattori, tra cui le regolamentazioni più severe per le banche dopo la crisi finanziaria globale e la ricerca di rendimenti più elevati da parte degli investitori istituzionali.

Gran parte di questa crescita è stata trainata dai prestiti diretti alle imprese, cioè finanziamenti concessi da fondi specializzati senza passare dai tradizionali mercati obbligazionari. Questo modello consente alle aziende di ottenere capitali in modo più rapido e flessibile, mentre gli investitori possono accedere a rendimenti medi compresi tra il 10% e il 12% annuo, livelli decisamente superiori rispetto a molte obbligazioni societarie tradizionali.

Il capitale che affluisce in questo settore è imponente. I fondi pensione rappresentano circa il 30% degli investitori, seguiti da compagnie assicurative, fondi sovrani e grandi gestori patrimoniali. Inoltre, si stima che esistano oltre 430 miliardi di dollari di capitale non ancora investito, pronti a essere impiegati in nuovi prestiti. Questa enorme disponibilità di risorse contribuisce a mantenere il ritmo di crescita del settore molto elevato.

Nonostante questo successo, negli ultimi mesi sono emersi segnali che stanno alimentando i dubbi degli investitori. Nel 2025, ad esempio, il tasso di insolvenza tra le aziende finanziate tramite credito privato negli Stati Uniti ha raggiunto circa il 9,2%, il livello più alto registrato finora in questo mercato. Si tratta di un dato significativo, soprattutto se si considera che molte delle imprese coinvolte appartengono al cosiddetto segmento delle medie aziende, con ricavi spesso inferiori ai 100 milioni di dollari e livelli di indebitamento relativamente elevati.

Le imprese finanziate tramite credito privato presentano infatti spesso rapporti tra debito e utili operativi pari in media a circa 5 volte, un livello che rende queste aziende più vulnerabili in caso di rallentamento economico o aumento dei tassi di interesse. Negli ultimi anni, proprio il rialzo dei tassi ha aumentato il costo del servizio del debito, mettendo sotto pressione molte imprese che avevano fatto affidamento su finanziamenti a tasso variabile.

Un’altra questione centrale riguarda il confronto con strumenti simili nei mercati pubblici. I prestiti concessi attraverso il credito privato offrono spesso rendimenti superiori di circa 2-3 punti percentuali rispetto a prestiti bancari sindacati o obbligazioni societarie con basso merito di credito. Questa differenza ha attirato enormi capitali, ma ha anche generato una domanda inevitabile: se due strumenti finanziari sono comparabili, perché uno paga interessi molto più alti?

Secondo alcuni analisti la risposta è semplice: perché il rischio è maggiore. Le imprese che si rivolgono al credito privato potrebbero avere difficoltà ad accedere ai mercati obbligazionari tradizionali oppure presentare modelli di business più complessi e meno trasparenti. In questo caso, i rendimenti più elevati rappresenterebbero semplicemente una compensazione per un rischio di credito più alto.

I sostenitori del settore, però, respingono questa interpretazione. Secondo molti gestori, i fondi specializzati nel credito privato sarebbero in grado di analizzare meglio le aziende di medie dimensioni e strutturare prestiti personalizzati con garanzie e clausole più rigorose. Questo approccio diretto permetterebbe di ridurre il rischio di insolvenza e intervenire tempestivamente in caso di difficoltà finanziarie.

Nonostante queste argomentazioni, il mercato azionario sembra sempre meno convinto. Negli ultimi mesi diversi veicoli quotati che investono in prestiti a imprese di medie dimensioni hanno iniziato a scambiare con sconti significativi rispetto al valore contabile dei loro portafogli, in alcuni casi superiori al 10-15%. In pratica, il mercato attribuisce a questi prestiti un valore inferiore rispetto alle stime fornite dai gestori.

Questo fenomeno riflette un problema tipico dei mercati privati: la mancanza di prezzi aggiornati quotidianamente. Nei mercati obbligazionari pubblici, il valore di un titolo cambia continuamente in base alla percezione del rischio da parte degli investitori. Nel credito privato, invece, le valutazioni vengono aggiornate solo periodicamente, spesso ogni trimestre, e sono basate su modelli o stime interne.

Nel breve periodo questo sistema può attenuare la volatilità apparente dei portafogli. Tuttavia, nel lungo periodo i numeri devono necessariamente tornare. I fondi devono generare flussi di cassa reali, pagare cedole e distribuire dividendi agli investitori. Se le valutazioni sono troppo ottimistiche, prima o poi la differenza emerge sotto forma di perdite o rendimenti inferiori alle aspettative.

Il settore del credito privato si trova quindi in una fase cruciale della sua evoluzione. Dopo anni di crescita sostenuta e condizioni finanziarie favorevoli, il mercato sta entrando in un periodo caratterizzato da tassi di interesse elevati e maggiore selettività da parte degli investitori. Questo contesto rappresenta il primo vero test per un settore che non ha ancora affrontato una grave recessione globale nelle sue dimensioni attuali.

Le prospettive di crescita restano comunque significative. Diverse stime indicano che il mercato del credito privato potrebbe raggiungere tra 2.500 e 2.800 miliardi di dollari entro il 2028. Tuttavia, la sostenibilità di questa espansione dipenderà dalla capacità dei gestori di mantenere una qualità del credito adeguata anche in un contesto economico più difficile.
La domanda rimane aperta: il credito privato rappresenta davvero una nuova frontiera efficiente della finanza oppure il mercato sta iniziando a scoprire rischi sottovalutati? La risposta emergerà probabilmente solo nei prossimi anni, quando l’economia globale metterà davvero alla prova la solidità di questi prestiti.