I mercati stanno attraversando un periodo turbolento: l’S&P 500 è in profondo rosso da settimane e il sentiment generale si orienta sempre più verso la cosiddetta «corsa verso il safe asset heaven». Gli investitori stanno affollando il mercato obbligazionario, convinti che i titoli di Stato siano strumenti privi di rischio. Tuttavia, la realtà è ben diversa.
Nel tempo, molte occasioni hanno dimostrato quanto il concetto di «free risk» applicato alle obbligazioni sia fuorviante.
Con il recente aumento dei rendimenti, passati da livelli prossimi allo zero a record decennali, gli afflussi nei titoli di Stato e nei fondi obbligazionari sono esplosi. Ma c’è un aspetto che pochi considerano: se aumentano i rendimenti, aumenta anche il rischio.
Il rischio reale è maggiore di quello percepito
Molti lettori potrebbero pensare: «Nulla di nuovo, lo sapevo già!». Ed è vero, il concetto di rischio e rendimento è uno dei primi argomenti trattati quando si parla di mercati finanziari. Tuttavia, la percezione attuale del rischio obbligazionario sembra essere distorta.
Se un’obbligazione o un fondo obbligazionario offre un rendimento medio del 4% nel 2025, rispetto allo 0% di qualche anno fa, il rischio implicito è aumentato di cinque volte. Eppure, il mercato continua a percepire lo stesso livello di rischio di prima. Perché? Perché il principale indicatore utilizzato per misurarlo, il tasso di default, è rimasto sorprendentemente basso.
Di fatto, lo spread tra le obbligazioni con rating AAA e quelle BB- (considerate spazzatura) ha toccato un minimo storico. In altre parole, i tassi sono cinque volte più alti, ma il rischio percepito è invariato. Sembra quasi che gli investitori stiano ricevendo una ricompensa più alta senza un incremento del rischio. Ma la realtà è diversa: gli effetti dei tassi elevati sull’economia si manifestano con una certa latenza. Se i tassi di interesse rimangono elevati a lungo, il tasso di default è destinato ad aumentare.
Ma cosa succederebbe se il mercato si rendesse improvvisamente conto di questo rischio? Il prezzo delle obbligazioni, specialmente quelle ad alto rendimento, potrebbe crollare, portando i rendimenti ancora più in alto e generando perdite consistenti per chi ha investito in obbligazioni senza considerare questo aspetto.
Cosa significa per gli investitori?
Se si possiedono obbligazioni singole, l’eventualità di un calo di prezzo non dovrebbe essere una preoccupazione immediata, a meno che non si abbia la sfortuna di detenere un titolo destinato al default. A scadenza, il capitale verrà comunque rimborsato, anche se il rendimento sarà inferiore rispetto a nuove obbligazioni emesse a tassi più elevati.
Diverso è il discorso per chi investe in fondi obbligazionari. Un calo dei prezzi implica che i fondi si ritroveranno con obbligazioni dal valore inferiore, riducendo così i rendimenti complessivi rispetto a quanto indicato nello yield to maturity del factsheet. La situazione è ancora più critica per chi detiene ETF obbligazionari, strumenti passivi con maturity definita da statuto, che non possono ribilanciare attivamente il portafoglio per mitigare le perdite.
SPDR Bloomberg Euro High Yield Bond UCITS ETF
Grafico ad area del SPDR Bloomberg Euro High Yield Bond UCITS ETF. Fonte: baha.com
Se hai investito in obbligazioni pensando di evitare i rischi delle azioni, devi considerare che l’aumento dei rendimenti implica un aumento del rischio reale, anche se il mercato sembra non percepirlo ancora. Questo fenomeno potrebbe cambiare rapidamente, con impatti significativi sui prezzi obbligazionari e sui rendimenti effettivi.