Se Biden paga caro difendere Israele, il no all’aborto punisce i Repubblicani

Glauco Maggi

23 Novembre 2023 - 06:34

Gli elettori mostrano di essere in maggioranza favorevoli a misure che consentono l’aborto, con i limiti all’europea (15 settimane, e sempre in caso di incesto e stupro).

Se Biden paga caro difendere Israele, il no all’aborto punisce i Repubblicani

Sembra proprio che, stancamente, l’America si stia rassegnando alla sfida presidenziale meno convenzionale della sua storia. Il presidente in carica che cerca il bis “festeggia” gli 81 anni confondendo Taylor Swift per Britney Spears, che sarebbe come scambiare, in Italia, Celentano per Jovanotti. E su di lui pende un impeachment a seguito delle indagini del Congresso sulla corruzione sua e dei famigliari. Chi lo sfida è un ex-presidente assediato da quattro processi e una novantina di incriminazioni.

I loro due partiti sono ostaggio delle opposte ossessioni. Il 72% dei Democratici, nei sondaggi di RCP (Real Clear Politics) sulle primarie, puntano su Biden convinti che sia, come nel 2020, il solo in grado di battere Trump. Il 59,4% dei Repubblicani pensa l’opposto, e si tiene stretto Trump lesinando i consensi ai nomi nuovi di Ron DeSantis (14% dei voti) e Nikki Haley (10,4%). Entrambi i fronti rischiano grosso, perché i 12 mesi che mancano possono produrre sorprese, e danni non recuperabili più si avvicinano le urne.

In una gara dovrebbe sempre dominare l’opportunismo, che in attesa del voto si traduce in eleggibilità. Ma se la sola cosa che conta è vincere, perché i Democratici non prendono atto della situazione che, per loro, precipita giorno dopo giorno? Biden è l’immagine della fragilità fisica e mentale, tipica di chi lascia la terza e si avvia alla quarta età. Ed anche se i leader dei Democratici non lo vogliono ammettere continuando nel bluff, gli americani hanno suonato recentemente vari allarmi impossibili da ignorare. La cosa giusta da fare, per loro, sarebbe convincere Biden a mollare, per promuovere una sfida tra i candidati che aspettano nei box, dal ministro dei trasporti Pete Buttigieg al governatore della California Gavin Newsom. Invece incrociano le dita, e sperano di arrivare al voto con l’attuale ticket. Ma un ulteriore problema sarà, appunto, far digerire ai votanti anche la vice Kamala Harris, destinata a fare lei la presidente nel caso Biden fosse costretto a lasciare la scena, e con un rating non meno disastroso.

Nel GOP la situazione è opposta, ma non meno preoccupante. I leader alternativi sono già scesi in campo da tempo, ma hanno solo un quarto dei voti alle primarie. Saranno i Repubblicani che andranno a votare dal prossimo gennaio a decidere, e per ora hanno mostrato di voler punire il sistema politico-giudiziario al governo che ha smaccatamente e faziosamente favorito le trame anti Trump. E sono tutto sommato in sintonia con la sua sete di vendetta, invece di voltare pagina.
Del resto, i fans di Trump hanno motivi per tenere duro. Non era mai successo prima, nella storia dei suoi sondaggi benevoli verso i Democratici, che la NBC desse Trump vincente su Biden a livello nazionale in un confronto testa a testa tra i due: se si votasse oggi (il sondaggio è stato condotto tra il 10 e il 14 novembre), il 46% sceglierebbe Trump, e il 44% Biden.

Altri risultati nel corso dello stesso sondaggio smontano la tesi della “inevitabilità” dei due rappresentanti come i migliori dei rispettivi partiti per conquistare la Casa Bianca. Infatti, sostituendo Trump con un altro Repubblicano generico, Biden perderebbe per ben nove punti, con il 37% contro il 48%. Ma se fossero i Democratici a cambiare cavallo, sarebbe Trump ad essere sconfitto, con sei punti di distacco.
I guai maggiori per Biden vengono per come sta gestendo la crisi in Medio Oriente, soprattutto all’interno del suo stesso partito, la cui maggioranza è in disaccordo con la politica di Biden in appoggio ad Israele. Se l’approvazione in generale per il suo lavoro è calata al 40%, il minimo della sua presidenza secondo NBC (ma per Gallup è già da un mese al 37%), la bocciatura in politica estera è stata ancora più vistosa: dal 41% di approvazione in settembre al 33% attuale. La maggioranza assoluta dei Democratici, il 51%, pensa che la risposta militare israeliana alla strage di Hamas sia stata eccessiva, contro poco più di un quarto, il 27%, che l’ha ritenuta giustificata. Come dire che la posizione antisemita sostenuta dalla deputata palestinese-americana Rashida Tlaib e dalla “Squad” di Alexandria Ocasio-Cortez ha un seguito ben più ampio nel partito DEM della decina di deputati Socialisti-Democratici dichiaratamente anti-israeliani. La difesa degli ebrei spacca i Democratici secondo una linea generazionale. Il 53% dei votati sopra i 65 anni approvano Biden, ma è una percentuale di supporter che si riduce al 20% nella fascia tra i 18 e i 34 anni.

Un sondaggio Gallup conferma che il trend del calo di approvazione per Biden è legato al suo essere anti Hamas: tra i Democratici ha perso 11 punti dal tragico 7 ottobre. Pure tra gli Indipendenti, che in maggioranza (il 49%) stanno con gli israeliani, aumenta la simpatia per i palestinesi, salita al 32% dal 26% del 2021.
Mentre la causa palestinese sta minando la tenuta della coalizione di Biden in vista del 2024, sulle prospettive dei Repubblicani la minaccia più seria è l’aborto. Da quando la Corte Suprema ha cancellato la costituzionalità del diritto che era stato generato dal verdetto Roe-Wade del 1973, restituendo agli stati il potere di regolarlo, la battaglia fra abortisti e anti-abortisti si è trasformata in questione politica locale. I Democratici si sono mobilitati per ripristinare e proteggere il diritto negato, e hanno avuto chiari successi alle urne, recentemente. Soprattutto in Ohio, stato ballerino: un referendum per inserire l’aborto nella Costituzione dell’Ohio ha vinto con il 56,6%, contro il 43,4%. La strategia del partito di Biden è rafforzare la legalità della procedura, in tutti gli stati in cui è peraltro già consentita da anni. E, dall’altra parte, contrastare le misure restrittive promosse dal GOP negli stati a maggioranza Repubblicana.

Gli elettori mostrano di essere in maggioranza favorevoli a misure che consentono l’aborto, con i limiti all’europea (15 settimane, e sempre in caso di incesto e stupro). Il GOP non ha ancora presentato una linea equilibrata, rassicurante; e il rigoroso radicalismo pro vita dei cristiani, dove spinge per l’abolizione del diritto ad abortire senza se e senza ma, è minoritario e costituisce un’arma forte di mobilitazione per i Democratici.