Sono nomi che forse a qualcuno non dicono nulla: ma sono stati a capo di Paesi che d’improvviso sono stati abbandonati dagli Usa.
E’ stallo completo, sull’Ucraina, nel campo occidentale.
Il Presidente Volodymyr Zelensky non ha accettato il Piano di pace proposto dagli Usa, che prevede la cessione definitiva della sovranità della Crimea alla Russia, facendosi forte del sostegno politico che gli è stato manifestato soprattutto da Londra e Parigi dopo il cambio di Presidenza a Washington.
A questo punto, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha fatto sapere che non parteciperà più alla Conferenza che si doveva tenere a Londra il prossimo 23 aprile, dando seguito all’incontro già tenutosi a Parigi tra i Paesi che intendono sostenere anche militarmente Kiev nella fase successiva ad un Accordo di Pace difficilissimo da raggiungere o ad un più probabile congelamento del conflitto militare sul modello della Corea che è divisa solo di fatto tra Nord e Sud: è infatti assai improbabile una divisione della Ucraina in due Stati indipendenti e sovrani, come avvenne per la Germania nazista con la RFT e la DDR.
Salterebbe anche lo schema di “Accordo quadro” per lo sfruttamento delle risorse minerarie ed industriali della Ucraina: tutti ne avrebbero una parte, visto che l’idea che gli Usa facessero la parte del leone non è passata, che anche il Regno Unito rivendica una priorità già ufficializzata e l’Unione europea non si vuole sobbarcare tutto l’onere della ricostruzione.
Il fronte Occidentale è ormai diviso su tutto: gli Usa si ritirano, ma gli Europei non sanno come andare avanti nel conflitto.
Anche la Germania, dopo che Mosca l’ha ammonita circa l’uso dei missili Taurus sul suo territorio, che configurerebbe una entrata in guerra di Berlino contro Mosca, è in panne.
In pratica, si sta per ripetere quanto accadde al Vietnam del Sud nel 1975, dopo ben 19 anni e 180 giorni di guerra che era stata combattuta con il coinvolgimento diretto delle truppe americane, coadiuvate già allora da una ampia coalizione internazionale, per difenderlo dalla invasione dei Comunisti che scendevano dal Vietnam del Nord, a loro volta sostenuti da Cina e Russia: il Presidente repubblicano Richard Nixon, subentrato da ultimo al democratico John Kennedy, decise di sospendere gli aiuti militari al governo di Saigon per cercare “una pace con onore”. I colloqui diretti tra il Segretario di Stato Henry Kissinger ed i vertici cinesi, e lo stesso Mao-Tsetung, portarono alla fine del conflitto.
E’ successo lo stesso anche in Afghanistan: a Ferragosto del 2021, dopo una massiccia invasione iniziata nel 2001 sotto la Presidenza di George Bush Jr. per dare la caccia ai Talebani responsabili dell’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle di New Tork, anche in quel caso alla guida di una ampia Coalizione di Volenterosi, il Presidente Joe Biden decise di ritirare le ultime truppe statunitensi, restituendo il potere agli eredi di quegli stessi Talebani che dovevano essere definitivamente emarginati dalla guida di Kabul. Un ventennio di presenza militare e politica statunitense, si era sfarinato.
In Ucraina si sta ripetendo per la terza volta il paradigma del “ripensamento americano”: con il cambio di Presidenza, essendo subentrato il Repubblicano Donald Trump al Democratico Joe Biden, gli Stati Uniti hanno cambiato visibilmente, ma non inaspettatamente, il proprio orientamento in ordine al sostegno da offrire all’Ucraina, uno Stato che prima si è visto sottrarre la Crimea da parte della Russia, territorio che è stato annesso sulla base di un referendum popolare non riconosciuto dalla Comunità internazionale, e che poi è stata invasa sempre dalla Russia, con quella che fu inizialmente definita da Mosca come una Operazione Militare Speciale.
Trump lo aveva detto più volte, che se ci fosse stato lui alla Presidenza la guerra in Ucraina non ci sarebbe mai stata, ed aveva più volte ribadito che avrebbe trovato una soluzione in tempi brevissimi, mettendosi d’accordo con il Presidente russo Vladimir Putin.
Già da tempo, il Premier laburista inglese Keith Starmer ed il Presidente francese Emmanuel Macron hanno cercato di subentrare con una intesa franco-britannica al sostegno statunitense all’Ucraina: la Gran Bretagna ha firmato un Trattato di Amicizia addirittura di durata secolare con l’Ucraina, mentre la Francia ha convocato una serie di riunioni volte a verificare la possibilità di creare le condizioni per un ampio sostegno politico internazionale che vada dal Canada alla Turchia, in vista di un Accordo di pace che deve essere presidiato da ampi contingenti militari che tutelino la Turchia da potenziali nuove aggressioni da parte della Russia.
Di mezzo, ci si è messa anche Bruxelles, con l’Idea di smarcarsi finalmente dall’ombrello difensivo statunitense, ipotizzando la costituzione di un Esercito europeo: il Piano RaArm, poi ridenominato Readiness 2030, servirebbe a coordinare gli sforzi dei singoli Stati.
E’ la prima regola, quando si è in guerra: bisogna sempre diffidare degli Alleati. Il loro sostegno, per quanto venga proclamato incrollabile, anche se è fondato sulla difesa di valori indefettibili come l’intangibilità delle frontiere e la sovranità democratica, è soggetto ad una serie di imponderabili cambiamenti.
Dopo il vietnamita Nguyen Van Thieu e l’afghano Ashraf Ghani, anche l’ucraino Volodymir Zelensky potrebbe provare sulla propria pelle quanto è pericoloso avere gli Usa come Alleati in una guerra.