Scuola: ecco cosa sta succedendo nei Paesi che hanno riaperto

Scuola: cosa sta succedendo nei Paesi che hanno riaperto lo spiega uno studio di Science. I dati non possono essere certi, ma ci sono elementi che rassicurano. Distanziamento e mascherina la regola.

Scuola: ecco cosa sta succedendo nei Paesi che hanno riaperto

La scuola è un tema assai dibattuto e viene da chiedersi cosa stia succedendo, o sia successo, nei Paesi che hanno riaperto in Europa e nel mondo gli istituti nonostante l’emergenza COVID-19.

A rispondere alla domanda la rivista Science con uno studio pubblicato in cui viene analizzata la situazione dei diversi Paesi in cui le scuole hanno riaperto.

In particolare lo studio di Science si concentra sulla presunta pericolosità derivante dalla riapertura delle scuole. I dati, come si evince dallo studio, non sono portatori di certezze, ma alcune ricorrenze sembrano abbastanza rassicuranti commenta la rivista.

Se a marzo, in pieno lockdown, secondo i dati Unesco, erano 184 i Paesi con le scuole chiuse nel mondo, oggi sono 77 tenendo conto che per molti ci sono le vacanze estive come in Italia, ma nei quali, come da noi, le scuole riapriranno a settembre.

Vediamo nel dettaglio cosa è successo o sta succedendo nei Paesi in cui le scuole hanno riaperto.

Scuola: ecco cosa succede nei Paesi che hanno riaperto

Lo studio di Science sulla scuola spiega cosa succede o è successo nei Paesi che hanno riaperto e in cui l’attività scolastica è ripresa.

Partiamo dalla Danimarca, che è stato il primo Paese in Europa a riaprire le scuole seguita poi dai Paesi Bassi quasi un mese dopo (15 aprile e 11 maggio). In entrambi gli Stati i casi non sono aumentati, ma calati stabilizzandosi prima. Lo stesso in Belgio e Austria dove sono riprese le lezioni e non si è registrato un aumento dei contagi da COVID-19.

In Germania, dopo che le scuole hanno riaperto, i contagi tra i bambini sono passati dal 10 al 20% ma pare solo perché siano diminuiti i casi tra le persone anziane.

In tutti questi Stati europei sono state usate delle accortezze per il rientro a scuola, e in particolare delle misure di sicurezza, un po’ come quelle che il governo in Italia pensa di mettere in pratica da settembre: distanziamento, mascherina, classi che vanno a scuola a turni e lezioni anche all’aperto. Non solo le varie classi sono state mantenute a distanza durante la ricreazione.

Poi ci sono anche casi meno rassicuranti come quello di Israele o altri Paesi nel mondo, ma qui non sono state utilizzate le stesse accortezze con la riapertura delle scuole e quello che è successo dopo è stato un aumento dei contagi.

Nel Paese del Vicino Oriente le scuole sono state riaperte dai primi di maggio con classi che sono arrivate anche a contenere 40 persone. Qui le persone non sono state divise e neanche è stato rispettato il distanziamento fisico.

In particolare Israele si è cercato di utilizzare il solo dispositivo possibile, la mascherina, ma con il caldo eccessivo di fine maggio se ne è fatto a meno. Da quel momento senza distanziamento e mascherine i casi sono aumentati con i focolai nelle scuole fino a quello che ha coinvolto una scuola di Gerusalemme con 130 contagi e che ha portato poi, alla metà del mese di giugno, a chiudere 355 istituti.

L’obbligo della mascherina a scuola esiste anche in altri Paesi orientali come Cina o Giappone. Lo stesso dovrà poi accadere in Italia, dove la mascherina sarà obbligatoria e dove ne saranno dispensati i bambini fino a 6 anni.

I dati riportati da Science sono dunque abbastanza rassicuranti perché quello che è successo nei Paesi che hanno riaperto le scuole è che nei casi in cui sono mantenute le norme precauzionali necessarie, i contagi non sono aumentati, ma il futuro resta tuttavia incerto.

Scuola: il caso della Svezia

Tra i Paesi che hanno riaperto le scuole, o meglio che non hanno mai chiuso, c’è la Svezia che sarebbe in parte un vero e proprio caso di studio. In realtà secondo la rivista Science un’occasione persa dal momento che non ci sono dati di possibili ed eventuali casi registrati dal momento che è prevista la tutela della privacy degli alunni.

Casi di cronaca riportano in realtà la morte di un professore, e due persone a Uppsala dopo un caso positivo, e una serie di contagi; un sondaggio fatto con test sierologici su 1.100 svedesi ha dimostrato che il 4,7% degli alunni si è contagiato.

Poi ci sono altri Paesi che non hanno mai chiuso le scuole come Nicaragua e Bielorussia. In America le scuole hanno chiuso, ma si vuole riaprire e in merito è stato firmato un documento, come riporta il Corriere della Sera, del Centers for Disease Control and Prevention che chiede di riaprirle. Il documento vaglia una trentina di studi in materia e vi è scritto: “Il COVID-19 pone rischi bassi in età scolare, perlomeno in aree dove la trasmissione comunitaria non è alta”.

Anche in Regno Unito i pediatri hanno firmato un appello simile, alcune scuole hanno riaperto, ma fino a settembre non vi è l’obbligo. Cosa succederà in Italia in merito all’apertura delle scuole, tra polemiche e accuse, è ancora tutto da vedere.

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