Sarà il 2040 l’anno della verità per le pensioni?

Alberto De Pasquale

26/04/2025

Oggi gli assegni valgono il 15% del Pil, ma nei prossimi 15 anni la spesa salirà oltre il 17%, mettendo alla prova un sistema già sotto pressione.

Sarà il 2040 l’anno della verità per le pensioni?

L’Italia invecchia e le nascite, la forza lavoro di domani, sono al minimo storico.

Niente allarmismi, però è naturale chiedersi in che modo potrà reggere il sistema pensionistico italiano, già oggi notoriamente sotto stress e avviato verso una crescente pressione nei prossimi anni, con un picco stimato nel 2040, quando l’incidenza della spesa per le pensioni sul Prodotto interno lordo dovrebbe raggiungere il picco.

Come stanno i conti dell’Inps?

Spesso si aggiungono piccoli fattori di preoccupazione. Di recente il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps ha calcolato che prossimamente l’Istituto dovrà affrontare un costo aggiuntivo di 6,6 miliardi di euro: un “buco” causato negli scorsi anni dalla cancellazione di crediti contributivi, ossia di contributi che le aziende avrebbero dovuto versare a sostegno delle pensioni dei propri dipendenti. Ma quei contributi non sono mai stati versati e, attraverso la procedura di “saldo e stralcio”, l’Inps ha rinunciato a riscuoterli in tutto o in parte.

Dato che però l’Inps opera secondo il principio della “automaticità delle prestazioni”, ossia garantisce le pensioni anche ai soggetti i cui contributi non sono stati versati, i fondi a copertura delle pensioni, quegli oltre sei miliardi, dovranno essere reperiti in altro modo e nello specifico dalla fiscalità generale, cioè dalle tasse. Non sarà quindi questo ammanco a creare caos, ma è un elemento di attualità che dà un’idea di come gli equilibri in materia pensionistica siano sempre piuttosto delicati. In Italia le pensioni si reggono grazie a circa 23 milioni di lavoratori, chiamati a sostenere, tramite i contributi versati, l’erogazione di quasi 23 milioni di prestazioni pensionistiche complessive, percepite da oltre 16 milioni di pensionati (che possono cumularle).

Di quanto salirà la spesa pensionistica?

Secondo la nota di aggiornamento alle previsioni di medio-lungo periodo del sistema pensionistico effettuate dalla Ragioneria generale dello Stato, nel 2025 il rapporto tra spesa pensionistica e Pil è del 15,3%. Si tratta di un valore più basso rispetto a quello rilevato tra 2020 e 2021, un biennio in cui era salito anche oltre il 16% principalmente a causa del calo del Pil, ponendo l’Italia ai livelli più alti in Europa, in compagnia di Grecia, Francia e Austria.

Ma soprattutto, il rapporto attuale è più basso anche rispetto a quello che dovrebbe delinearsi in futuro: secondo le stime, nei prossimi anni la spesa in rapporto al Pil aumenterà a causa di una crescita del numero delle pensioni più rapida rispetto a quella del numero dei lavoratori. Il rapporto salirà al 16,7% nel 2035, per poi superare il 17,1% nel 2040. Quello previsto tra quindici anni esatti, stando sempre alle previsioni della Ragioneria generale dello Stato, dovrebbe essere il picco; in seguito, il rapporto dovrebbe cominciare a scendere, per poi arrivare gradualmente, nel 2070, a circa il 14%, ossia a un livello più contenuto anche rispetto a quello attuale.

L’anno della crisi sarà il 2040?

Stando alle stime odierne, quindi, lo “scoglio” da superare è proprio il 2040. Messo alle spalle quell’anno, infatti, il rapporto tra spesa e Pil dovrebbe tornare sotto controllo grazie a un maggiore equilibrio tra numero di pensioni e numero di lavoratori, ma anche a causa degli importi più bassi delle pensioni future, dato che con il sistema contributivo, che calcola l’assegno sulla base dei contributi versati durante la vita lavorativa e non più in base all’ultimo stipendio (il sistema retributivo), gli assegni saranno inferiori.

Anche secondo le previsioni della Commissione Europea nel 2040 il rapporto spesa/Pil dovrebbe raggiungere il 17,1%, mentre per gli anni successivi stima una discesa ancora più rapida, con un calo sotto il 14% già nel 2060. Comunque, anche con i cali stimati, il rapporto italiano tra spesa pensionistica e Pil resterà tra i più alti d’Europa.