Le case auto cinesi continuano la grande scalata in Europa. Se fino a pochi anni fa era difficile anche solo immaginare di mettere in discussione il dominio degli storici marchi europei e americani, oggi quote sempre più rilevanti del mercato vanno ai marchi del Dragone.
E non si tratta solo di elettrico, sul quale la Cina gode comunque di un vantaggio competitivo costruito molto tempo fa: grazie a prezzi bassi e offerta tecnologica, in realtà le case auto cinesi stanno guadagnando spazio anche grazie alle motorizzazioni ibride.
Nel 2025 le auto prodotte in Cina (quindi anche quelle fabbricate sul territorio cinese da parte di marchi non cinesi) hanno rappresentato nei mercati dell’Unione Europea circa il 20% delle immatricolazioni di auto a batteria e il 12% delle ibride plug-in. Lo scorso anno il 7% di tutte le auto vendute in Europa è arrivata dalla Cina. Potrebbero forse sembrare numeri ancora bassi, ma tutto sta nell’osservare la rapidità della progressione avvenuta negli ultimi anni.
Il dominio
Bisogna partire da un punto fermo: la Cina è il primo esportatore di auto al mondo. Se per anni era stato un mercato di conquista, molto appetibile dal punto di vista dei costruttori europei, in primis quelli tedeschi, dal 2023 c’è stata la svolta, passando da grande importatore a principale fornitore. Parliamo di un livello che si sta avvicinando ai 10 milioni di veicoli all’anno, più di quelli che riescono a esportare Giappone (4 milioni di unità) e Germania (poco più di tre milioni). Il dominio sta naturalmente avendo riflessi nel mercato europeo.
Secondo i numeri dell’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili, mentre lo scorso anno l’Ue ha esportato in Cina poco meno di 160 mila veicoli prodotti in Europa, per un valore di 8,3 miliardi di euro, i veicoli che hanno fatto il percorso inverso, cioè fabbricati in Cina e importati nei mercati Ue, sono stati oltre un milione, per un valore di 13,7 miliardi. In altri termini, l’Europa esporta in Cina pochi modelli molto costosi, mentre l’Europa importa dalla Cina molti più modelli, decisamente più economici: il prezzo è senza dubbio un fattore chiave per capire la trasformazione in atto nel mercato.
La crescita
Fino a tre o quattro anni fa il pubblico italiano, al pari di quello europeo, non aveva ancora familiarità con i marchi automobilistici cinesi. Sebbene alcuni brand fossero arrivati in Italia già in precedenza, come nel caso di Lynk & Co (appartenente al Gruppo Geely), la svolta è avvenuta nel 2023, con lo sbarco di BYD, una delle principali case automotive del Dragone, nonché precursore della mobilità elettrica. Prima di quell’anno non ha senso guardare al numero di immatricolazioni dei marchi cinesi in Italia, dato che raggiungevano livelli davvero residuali. Ora però la scalata si sta intensificando anno su anno.
L’avanzata dell’automotive dalla Cina
Evoluzione delle immatricolazioni di veicoli dei brand cinesi nei mercati dell'Ue
Come indicato dal grafico, prendendo a riferimento i dati Acea, da gennaio a maggio del 2026 i principali marchi cinesi hanno venduto in Europa oltre 427 mila veicoli; nello stesso periodo del 2025 erano stati quasi 273 mila. La crescita media è stata quindi di quasi il 57%, ma alcuni brand hanno incrementato le vendite a livelli molto superiori: Chery, per esempio, di oltre il 265%, mentre BYD del 159%. Tutto questo a fronte di un mercato complessivo, cioè le immatricolazioni totali di tutte le case automobilistiche, che è cresciuto appena del 4%.
Per vederla da un’altra prospettiva, i marchi cinesi crescono oltre quattordici volte più veloci del mercato in generale. E naturalmente il divario c’è anche con gli storici brand europei: nello stesso periodo analizzato le vendite di Stellantis sono cresciute del 5,7%, di BMW del 3,9%. di Mercedes-Benz del 3,2% e di Volkswagen appena dell’1,5%.
Se nei primi mesi del 2025 le auto cinesi immatricolate in Europa rappresentavano circa il 6% delle vendite totale, nel 2026 sono diventate già il 9%. La progessione è intensa ed è appena cominciata. I numeri sono importanti se si guarda alle auto di tutte le motorizzazioni, ma diventano ancora più eloquenti se si restringe il campo alle sole vetture elettriche. Nel 2021 le auto elettriche a marchio cinese rappresentavano appena il 2% di tutte le auto elettriche immatricolate in Europa.
Erano pochissime, in un mercato che ancora doveva ingranare la marcia, soprattutto in Italia, che a differenza di altri paesi del nord del aontinente (viene in mente sempre subito la Norvegia) risulta nettamente indietro. Ma piano piano hanno cominciato a crescere. Quella quota è salita al 5% nel 2022, all’8% nel 2023 e nel 2024 e al 9% nel 2025. Oltre un’auto elettrica su dieci venduta oggi in Europa è a marchio cinese, ma diventano una su cinque se si considerano anche i marchi non cinesi che fabbricano i veicoli nel paese del Dragone. Con costi più bassi per lavoro, energia e acciaio e sfruttando le economie di scala, il know-how sulle batterie e il sostegno pubblico, la Cina si è imposta come potenza globale. L’arrivo dei marchi cinesi in Italia è appena iniziato.
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