Salva-suicidi, si può invocare per debiti legati a spese “sentimentali”?

Nadia Pascale

13 Aprile 2026 - 13:35

In caso di delusione sentimentale, per i debiti contratti per l’acquisto di abito da sposa, gioielli e investimenti in attività commerciali, si può invocare la legge Salva-suicidi. Ecco perché.

Salva-suicidi, si può invocare per debiti legati a spese “sentimentali”?

Si può invocare la legge Salva-suicidi nel caso in cui il sovraindebitamento è determinato da motivi sentimentalii? Il Tribunale di Perugia ritiene di sì e cancella parte dei debiti contratti da un anziano caduto nella trappola dell’amore.
La Legge Salva-suicidi, Legge 3 del 2012, nasce nel periodo di forte crisi economica attraversato dall’Italia, ha l’obiettivo di aiutare le persone che, dopo aver contratto debiti elevati, non riescono a far fronte agli impegni assunti a causa di un cambiamento della situazione economica. Successivamente la Legge è stata inglobata nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. La norma prevede la rinegoziazione del debito con rate sostenibili, la riduzione dell’importo dovuto e la sospensione delle procedure esecutive.

Ecco in quali casi si può ricorrere alle agevolazioni della legge Salva-suicidi anche quando l’indebitamento è dovuto a motivi sentimentali.

Fragilità emotiva esclude la colpa grave: ecco cosa prevede la legge Salva-suicidi

Nel caso affrontato dal Tribunale di Perugia si verificano diverse circostanze che fanno ritenere che l’aver contratto debiti in eccesso non sia dovuto a colpa grave, ma a una situazione di fragilità emotiva del debitore.

La vicenda ha come protagonista un settantenne che aveva avuto una vita sentimentale piuttosto arida. Si innamora di una giovane donna di 30 anni più piccola e investe, letteralmente, in questa relazione sentimentale.

I due si conoscono tramite social, sono entrambi romani, quindi, iniziano una frequentazione e il settantenne ritiene che la stessa sia solida. I due parlano di progetti matrimoniali e futuro. Con il tempo iniziano le richieste economiche, inizialmente di piccola entità e man mano più elevate.
Le spese sostenute dal signore possono essere divise in due settori, infatti, ci sono regali, ad esempio l’abito da sposa, riscatto di gioielli, un intervento di chirurgia estetica al seno, ma ci sono anche investimenti, come quello effettuato in un’attività di ristorazione, oppure la cancellazione di debiti contratti dal genitore di lei al fine di liberarlo dalla trappola dell’estorsione. Nel giro di pochi anni il protagonista spende circa 200.000 euro, esaurisce i fondi del Trattamento di fine rapporto contrae debiti per far fronte alle spese.

Dipendenza affettiva ed emotiva esclude la colpa grave: il Tribunale cancella parte del debito

Terminati i fondi, la donna si allontana e al protagonista restano debiti e finanziamenti. Nel frattempo non viene effettuata nessuna denuncia nei confronti della donna, il protagonista tenta il suicidio e gli avvocati difensori, considerando il profondo stato di crisi emotiva, la dipendenza affettiva, maturata in una condizione di fragilità emotiva, il protagonista aveva alle spalle 20 anni di terapia, riescono a dimostrare che il protagonista può invocare l’applicazione della legge Salva-suicidi. Si aggiunge che il debitore non ha precedenti stati di insolvenza.

I giudici del Tribunale di Perugia riconoscono l’applicabilità delle norme e accettano il piano di rientro proposto dai difensori Michele Marzoli e Lara Greco. Il piano di rientro prevede rate di 350 euro mensili, compatibili con la pensione e con la prospettiva di vita. Una parte dei debiti viene inoltre cancellata.

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