I salari italiani perdono il 10% dall’inizio del Qe perenne. Ecco il dolce veleno Bce

Mauro Bottarelli

21/12/2022

Se lo stralcio dell’aggettivo «congrua» dalla proposta vincolante al Reddito di cittadinanza mostra la volontà di eliminarlo per fare cassa, l’Istat certifica lo status quo. Miccia sempre più corta?

I salari italiani perdono il 10% dall’inizio del Qe perenne. Ecco il dolce veleno Bce

Ignorare del tutto la notizia era impossibile. Non fosse altro per la fonte. Quando l’Istat pubblica un rapporto, infatti, i media rispondono diligentemente presente. Ma come per il grigio, ognuno utilizza le sue sfumature. Resta il fatto, comunque: dal 2007 al 2020, i salari in Italia sono calati del 10%. In contemporanea, quelli tedeschi sono cresciuti in doppia cifra.

Insomma, mentre il mondo beneficiava di tassi a zero o sottozero grazie alla crisi Lehman, ecco che il lavoratore italiano di fatto sperimentava sulla sua pelle il brividio dell’inflazione da impiegato: esattamente come la nuvoletta che perseguitava Fantozzi nel tempo libero, ecco che - nella vita di ogni giorno - il salariato del Belpaese ha comunque vissuto in un regime di aumenti dei prezzi indiretti da erosione del potere d’acquisto.

E tutto questo non è un caso. Anzi, a non essere casuale è l’arco temporale. Quel calo si è infatti sostanziato nel pieno del new normal monetario, il QE perenne che ha permesso a Stati ultra-indebitati come l’Italia di evitare riforme strutturali reali. In primis, quella del cuneo fiscale, una sorta di figura mitologica al pari della questione meridionale e del dissesto idrogeologico .

Non c’era bisogno, d’altronde. Quale problema aveva l’Italia, reso esiziale dalla crisi finanziaria e poi esploso esponenzialmente con quella debitoria del 2010-2011 innescata dalla Grecia? Uno stock di debito pubblico monstre da rifinanziare continuamente a costi sempre più alti per le casse statali. E, di conseguenza, un sistema bancario carico soltanto di due categoria di attivi: Btp e sofferenze.

Detto fatto, il dolce veleno della Bce ha apparentemente risolto il problema. Da un lato, un ciclico regime di espansione monetaria che ha reso il finanziamento diretto dei deficit la pressi e l’abbattimento artificiale del premio di rischio sui titoli d Stato una garanzia. Dall’altra, uno stato di emergenza creditizia permanente che ha garantito il ricorso massivo alle garanzie statali, alle bad bank, alle nazionalizzazioni stile Mps e ai prestiti a lungo termine e tasso zero della Bce stessa, i mitici LTRO e TLTRO.

Andamento del controvalore di outstanding dei prestiti TLTRO della Bce Andamento del controvalore di outstanding dei prestiti TLTRO della Bce Fonte: Pictet/Bce

In un contesto simile, la dissimulazione dell’erosione del potere d’acquisto appariva semplice come un gioco di prestigio a una festa di ragazzini. Le banche smettevano di chiamare a ogni 15 del mese per lo sconfinamento day anche solo di 50 euro, i mutui diventavano gestibili e rinegoziabili, i prestiti meno vincolanti alla presentazione di un rene allo sportello della filiale come garanzia. Tutto era bellissimo. Compreso lo spread.

E oggi? Oggi il governo è costretto a muoversi come su un campo minato. E quanto accaduto l’altra notte in Commissione bilancio deve far riflettere. Perché, apparentemente, la sabbia nella clessidra è sempre più scarsa e scorre sempre più velocemente. Dopo aver abbassato da 8 a 7 le mensilità garantite del Reddito di cittadinanza per il 2023, ecco che il governo ha optato per il blitz notturno e fatto passare l’eliminazione dell’aggettivo congrua rispetto alla proposta di lavoro che, se rifiutata, comporterebbe lo stop all’erogazione del sussidio.

Tradotto, i conti pubblici stanno saltando. Ma onde evitare un effetto miccia corta nelle piazze, soprattutto del Sud e un pieno di consensi a M5S, ecco che si bypassa con un trucco da quattro soldi l’eliminazione sic et simpliciter dell’istituto di sostegno al reddito. E si fa in modo che siano i cittadini a cadere come mosche nella trappola: perché se da Caserta e Vibo Valentia devi trasferirti a Rovereto o Belluno, dove affitto e spese vive ti costano il triplo, ovviamente dici no e speri nel lavoro nero. Lo Stato, nel frattempo, taglia e risparmia. Un po’ vigliacco ma efficace.

Il problema? Appunto, la miccia corta. Perché questi due grafici

Evoluzione del salario contrattato e reale degli amministratori delegati Evoluzione del salario contrattato e reale degli amministratori delegati Fonte: Bloomberg
Correlazione fra risparmio personale e utilizzo delle carte di credito negli Usa Correlazione fra risparmio personale e utilizzo delle carte di credito negli Usa Fonte: Bloomberg/Zerohedge

mostrano l’altra faccia della medaglia scintillante del Qe perenne, l’effetto collaterale di lungo periodo. E forse, strutturale e permanente. Se infatti la manipolazione del mercato azionario garantita dall’interventismo delle Banche centrali ha gonfiato paghe e bonus dei CeO di banche e multinazionali, ecco che il regime di sussidio ciclico porta con sé lunghi periodi di stagnazione fra un’emergenza sociale e l’altra.

Durante i quali, tutto il doping salariale e di risparmio viene bruciato e si accumula indebitamento personale. Con somma gioia di banche e finanziarie. Semplice. E finora, perfettamente applicato. Negli Usa ma anche in Italia. E se la Bce stavolta dovesse cambiare anche minimamente regime, quanto a lungo durerà quella miccia corta, stante l’ultima mossa sulla proposta congrua, tanto rivelatrice quanto disperata? Tranquilli, in compenso i debiti delle squadre di calcio sono stati sanati dalla Manovra. Il campionato è salvo.