Robot al posto dei lavoratori. Il Giappone prepara 10 milioni di macchine entro il 2040

Emanuela Ceccarelli

9 Luglio 2026 - 08:11

Il Giappone prepara 10 milioni di robot entro il 2040: dove lavoreranno le macchine e perché il Paese punta sulla robotica.

Robot al posto dei lavoratori. Il Giappone prepara 10 milioni di macchine entro il 2040

Quando nel 1920 lo scrittore ceco Karel Čapek pubblicò R.U.R. (Rossum’s Universal Robots), immaginava operai artificiali creati per sostituire gli uomini nelle fabbriche. Fu proprio quell’opera a introdurre il termine «robot», derivato dalla parola ceca robota, che significa «lavoro forzato» o «servitù». A distanza di un secolo, quella che sembrava fantascienza si avvicina sempre di più alla realtà.

Il Giappone ha infatti annunciato un ambizioso aggiornamento della propria strategia nazionale sulla robotica, che punta a introdurre circa 10 milioni di robot operativi entro il 2040. L’obiettivo è rispondere a una grave carenza di manodopera causata dall’invecchiamento della popolazione e dal calo delle nascite. Il pilastro tecnologico del progetto si chiama Noetra, un modello di intelligenza artificiale multimodale sviluppato a livello nazionale.

Perché il Giappone vuole impiegare 10 milioni di robot

Il Giappone è da anni uno dei leader mondiali nello sviluppo della robotica, tuttavia questo piano rappresenta un salto di scala senza precedenti. Il Paese del Sol Levante sta facendo i conti con una popolazione sempre più anziana e con un numero sempre più ridotto di persone in età lavorativa. Numerosi comparti dell’economia giapponese stanno risentendo di questa situazione, con aziende e strutture pubbliche che faticano a trovare nuovi dipendenti. L’idea alla base del progetto è quella di utilizzare la tecnologia per colmare, almeno in parte, questo vuoto, con lo scopo di mantenere efficienti i servizi essenziali e le attività produttive che, a lungo andare, rischiano di rallentare proprio a causa della mancanza di personale.

In quali lavori verranno utilizzati i robot

Il piano ha individuato 18 settori considerati prioritari, accomunati da una crescente difficoltà a reperire nuove risorse lavorative. Uno dei principali è quello dell’assistenza sanitaria e della cura degli anziani. In un Paese con oltre 95.000 centenari e dove il 30% della popolazione ha superato i 65 anni, il numero di persone che necessitano di cure aumenta costantemente. I robot potranno aiutare gli operatori sanitari, specialmente in tutte quelle attività ripetitive o fisicamente impegnative.

Tra i destinatari del progetto troviamo poi il settore alimentare e quello della ristorazione, dove le macchine potranno contribuire ad automatizzare alcune fasi del lavoro, come la gestione della logistica o la preparazione degli alimenti.
Anche l’ambito della logistica e delle consegne vedrà un ampio impiego dei robot. Il drammatico calo di autisti e corrieri sarà sopperito da droni stradali o aerei e da magazzini interamente automatizzati. Un impiego simile delle macchine si avrà anche nell’agricoltura, con trattori a guida autonoma e sistemi robotici per la raccolta della frutta e della verdura.

Come saranno i robot del futuro

Siamo ancora lontani dall’immaginario creato nel 1982 da Blade Runner; i robot impiegati dal Giappone nel mondo del lavoro non saranno «More human than human» (più umani degli umani), per citare il celebre motto della Tyrell Corporation. L’obiettivo di Tokyo non è creare androidi antropomorfi, ma robot di servizio iper-funzionali, dotati di sistemi di intelligenza artificiale avanzata grazie al consorzio Noetra (guidato da colossi come SoftBank, NEC, Sony e Honda), sensori di prossimità di ultima generazione e capacità di apprendimento in tempo reale.

Gli occhi dell’industria della robotica mondiale sono tutti puntati su questo vero e proprio laboratorio a cielo aperto, che il governo giapponese intende estendere alle aree regionali e non concentrare unicamente su Tokyo. Le soluzioni che verranno sviluppate e testate in Giappone nei prossimi quindici anni stabiliranno gli standard tecnologici e normativi per il resto del mondo. L’invecchiamento della popolazione non è una problematica che tocca solo il Paese del Sol Levante: attualmente nel mondo ci sono oltre un miliardo di persone con più di 60 anni e, secondo l’OMS, entro il 2050 gli over 60 raggiungeranno i 2 miliardi. Non stupisce, quindi, che numerosi investitori internazionali stiano ridistribuendo i propri capitali verso le aziende leader nella produzione di componentistica avanzata, software di controllo e, non ultima, la robotica collaborativa.