Rinnovo del contratto: agli statali spettano gli arretrati fino al 2010, lo dicono gli esperti

Il rinnovo del contratto per il triennio 2016-2018 non cancella il danno subito dai dipendenti pubblici a causa del blocco contrattuale; ecco perché, secondo diversi esperti in materia, questi hanno diritto ad un indennizzo e ad un risarcimento.

Rinnovo del contratto: agli statali spettano gli arretrati fino al 2010, lo dicono gli esperti

I dipendenti pubblici non possono essere soddisfatti dal solo rinnovo del contratto e dagli aumenti stipendiali che ne conseguono, e non solo per gli importi che dai più sono considerati molto bassi. Questi, infatti, hanno diritto sia ad un indennizzo che ad un risarcimento per gli anni in cui la contrattazione è stata congelata, quindi dal 2010 ad oggi.

Ne sono convinti gli esperti de La Legge per tutti, secondo cui i dipendenti pubblici potrebbero fare ricorso al Tribunale per veder riconosciuto il loro diritto al risarcimento per gli anni in cui il contratto è stato bloccato.

Facciamo un passo indietro: era il 2010 quando il Governo Berlusconi (al Ministero della Pubblica Amministrazione c’era Renato Brunetta) decise di congelare le retribuzioni dei dipendenti pubblici a causa della crisi economica, venendo meno al vincolo triennale del rinnovo del contratto.

La Corte Costituzionale, però, nel 2015 dichiarò incostituzionale il blocco contrattuale, ma specificando la non retroattività della sentenza. Secondo la Suprema Corte, infatti, è vero che il blocco del contratto ha provocato un danno economico ai dipendenti pubblici, ma questo è stato comunque determinato da un’attività lecita della Pubblica Amministrazione, la quale aveva motivi validi per venire meno ai propri obblighi nei confronti dei dipendenti pubblici.

Per questo motivo con il rinnovo del contratto il Governo non ha riconosciuto gli arretrati per gli anni in cui il contratto è stato bloccato, ma solo quelli del 2016 e del 2017 (il rinnovo ha validità triennale, dal 2016 al 2018) che saranno pagati nelle prossime settimane con un assegno una tantum.

Ma gli esperti de La Legge per tutti - così come diversi sindacati - la pensano diversamente: secondo questi, infatti, è vero che la sentenza della Cassazione non essendo retroattiva non dà diritto ad un risarcimento per le annualità precedenti, ma lo stesso discorso non si può applicare per quelle successive.

Facciamo chiarezza partendo da quanto stabilito dalla Cassazione nel 2015 con la sentenza che ha fatto sì che si arrivasse finalmente al rinnovo del contratto concretizzatosi in questi giorni.

La sentenza della Cassazione 178/2015

Già nel 2015, pochi giorni prima dell’emanazione della sentenza, ci si era domandati su quanto sarebbe costato allo Stato risarcire i dipendenti pubblici qualora la Consulta - come poi è stato - avesse dichiarato incostituzionale la legge con la quale è stato congelato il rinnovo del contratto.

Circa 35 miliardi di euro la cifra indicata dall’Avvocatura dello Stato, più un effetto strutturale di 13 miliardi annui dal 2016. Una cifra che avrebbe messo in crisi i conti pubblici, già debilitati dalla crisi economica, ma ci pensò la Corte Costituzionale a salvaguardarli.

Questa, infatti, pur dichiarando la legge contestata come incostituzionale, ha aggiunto che la decorrenza sarebbe coincisa con la data di pubblicazione della sentenza. Riassumendo: la stessa Consulta ha dichiarato che la sentenza da lei pronunciata non ha valore retroattivo e di conseguenza non dà diritto ad un risarcimento. Tuttavia, occorre fare alcune precisazioni in merito.

Indennizzo e risarcimento per i dipendenti pubblici

Secondo gli esperti della Legge per Tutti il rinnovo del contratto lascia in sospeso diverse questioni: gli aumenti stipendiali riconosciuti per il triennio 2016-2018 non cancellano, infatti, l’ingiustizia che questi hanno subito nel 2010.

È stata la stessa Corte Costituzionale d’altronde a definire illecito il blocco del contratto, riconoscendo il danno subito dai dipendenti pubblici.

È pur vero però che si tratta di illegittimità costituzionale sopravvenuta e come tale non dà diritto al risarcimento per il periodo precedente alla sentenza. Ad un risarcimento no, ma ad un indennizzo sì: il primo infatti spetta quando il danno è derivante da fatto illecito, mentre il secondo quando deriva da fatto lecito.

Di conseguenza l’indennizzo va concesso per le mensilità che vanno dal gennaio 2010 al giugno 2015, ovvero fino a quando la Corte definì illegittimo il blocco contrattuale. Per i mesi successivi, invece, si può richiedere anche il risarcimento.

Secondo gli esperti l’importo dell’equo indennizzo è di circa 100€ al mese per ogni dipendente; per il risarcimento invece si parla di circa 200€ mensili, ma solo per i mesi successivi alla sentenza e fino all’effettivo rinnovo contrattuale.

Indennizzo e risarcimento che non sono menzionati nell’accordo che ha portato al rinnovo del contratto; ecco perché per far valere il proprio diritto i dipendenti pubblici dovrebbero rivolgersi ad un tribunale, supportati naturalmente da un avvocato esperto in materia.

È bene precisare comunque che non ci sono certezze in merito alla decisione del giudice, dal momento che questo potrebbe anche non riconoscere il vostro diritto.

Ecco perché prima di intraprendere una dispendiosa - e lunga - azione legale vi consigliamo di prendere bene in considerazione tutti i rischi che ne conseguono; per valutare bene il da farsi consultate un avvocato di fiducia, facendovi consigliare su come conviene comportarsi in questa situazione.

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