Riforma delle pensioni, ultime notizie sulla nuova età pensionabile

Simone Micocci

5 Febbraio 2026 - 10:13

Riforma delle pensioni, avanti tutta delle opposizioni: torna Opzione Donna e viene rafforzata l’Ape Sociale. E con il blocco dell’adeguamento con le speranze di vita cambia l’età pensionabile.

Riforma delle pensioni, ultime notizie sulla nuova età pensionabile

La riforma delle pensioni non s’ha da fare: sembra ormai deciso che l’esecutivo Meloni in questa legislatura non andrà ad operare in virtù dell’abbassamento dell’età pensionabile, visto che le decisioni prese in questi primi anni di governo non lasciano dubbi a riguardo.

Dall’addio alle misure di flessibilità che in questi anni hanno permesso di anticipare l’accesso alla pensione per alcune categorie, come ad esempio le lavoratrici con Opzione Donna oppure coloro che potevano vantare 41 anni di contributi con Quota 103, al via libera all’aumento dei requisiti di pensionamento per effetto dell’adeguamento con le speranze di vita.

E se da una parte questa linea contrasta quanto veniva promesso in campagna elettorale, in particolare dalla Lega che andava sbandierando “l’addio alla legge Fornero”, dall’altra l’atteggiamento prudente del governo fa capire che c’è consapevolezza del fatto che, per quanto elettoralmente conveniente, il tema pensioni sia alquanto delicato visto che è in gioco la sostenibilità dell’intero sistema. Bene quindi la prudenza, cosa che a quanto pare in questo momento non c’è dall’altra parte.

Il fronte dell’opposizione, composto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, si sta muovendo per proporre una propria idea di riforma delle pensioni, andando così a toccare il cuore dell’elettorato sperando di ribaltare i sondaggi che oggi danno ancora avanti la maggioranza di centrodestra.

Come cambia l’età pensionabile: gli aumenti già previsti fino al 2030

Al di là del confronto politico e delle promesse di nuove forme di flessibilità, c’è un dato che oggi possiamo considerare come ufficiale: l’età pensionabile continuerà ad aumentare in modo automatico.

Il meccanismo che governa l’accesso alla pensione di vecchiaia, infatti, non dipende ogni volta da una scelta discrezionale del governo, ma è legato agli adeguamenti periodici alla speranza di vita certificata dall’Istat. Il principio è chiaro: più si vive a lungo, più si resta al lavoro, secondo una logica di equilibrio tra anni di contribuzione e anni di pensione che punta a mantenere sostenibili i conti pubblici.

A tal proposito, le ultime stime ufficiali contenute nei rapporti della Ragioneria Generale dello Stato indicano già due scatti nei prossimi anni: il primo nel biennio 2027-2028 e il secondo in quello successivo. Se queste previsioni saranno confermate e non interverranno correttivi legislativi, l’attuale soglia dei 67 anni salirà progressivamente fino a 67 anni e 6 mesi entro il 2030.

Insomma, senza una riforma strutturale o almeno un congelamento degli adeguamenti, l’unica certezza per i prossimi anni resta dunque una sola: l’età per andare in pensione è destinata a crescere ancora.

Addio alla flessibilità, ecco perché oggi andare in pensione prima è più difficile

Se l’adeguamento alla speranza di vita spinge in alto l’età pensionabile, nell’ultimo anno è venuta meno anche l’altra valvola di sfogo del sistema: l’addio alle misure di uscita anticipata che avevano consentito a migliaia di lavoratori di lasciare il lavoro qualche anno prima rispetto ai requisiti ordinari. La linea dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è stata infatti quella di ridurre progressivamente questi strumenti, considerati troppo costosi per i conti pubblici.

Provvedimenti come ad esempio Opzione Donna, che permetteva alle lavoratrici di anticipare la pensione accettando il calcolo contributivo dell’assegno, sono stati prima fortemente limitati e poi di fatto superati, mentre Quota 103, che consentiva l’uscita con 62 anni di età e 41 di contributi, non è stata stabilizzata ed è rimasta una soluzione temporanea, sempre più penalizzante. E per entrambe il 2026 ha rappresentato l’anno dell’addio.

Anche le formule di anticipo pensate per chi svolge attività gravose, come l’Ape sociale, sono state ridimensionate e rinnovate di anno in anno senza una prospettiva strutturale.

Il risultato è che oggi il sistema è tornato ad assomigliare sempre di più a quello disegnato dalla riforma Fornero, con pochi canali alternativi e un’età di uscita che progressivamente tende ad allontanarsi.

La riforma delle pensioni voluta dal Centrosinistra

È proprio in questo vuoto, tra requisiti che aumentano automaticamente e strumenti di flessibilità che scompaiono, che si inserisce la nuova iniziativa delle opposizioni.

Il fronte formato da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra ha infatti deciso di rimettere le pensioni al centro del confronto parlamentare presentando una mozione unitaria che punta a ribaltare l’impostazione seguita finora dal governo. L’idea di fondo è opposta rispetto alla prudenza rivendicata dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: le opposizioni, infatti, propongono di bloccare strutturalmente l’aumento dell’età pensionabile, oltre a reintrodurre canali di uscita anticipata per chi è più fragile nel mercato del lavoro, rafforzando strumenti come l’Ape sociale e ripristinando Opzione Donna.

E ancora, riconoscere maggiori tutele ai lavori usuranti e, soprattutto, introdurre una pensione di garanzia che assicuri un assegno perlomeno minimo dignitoso alle generazioni interamente nel contributivo. Accanto a questo, viene rilanciata anche l’idea di una tutela pubblica universale contro la povertà nella vecchiaia, con l’obiettivo di evitare che carriere precarie e stipendi bassi si traducano domani in pensioni insufficienti.

Una proposta che ovviamente non troverà spazio di attuazione in questa legislatura, ma non è da escludere che questa riforma delle pensioni finisca nel programma del Centrosinistra per le prossime elezioni.

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