Riforma Giustizia e processo civile: cosa cambia con Draghi

Isabella Policarpio

10 Febbraio 2021 - 08:40

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Intervenire sulla riforma della giustizia e sul processo civile e penale è nel progetto annunciato da Mario Draghi. Cosa potrebbe cambiare e chi sarà il prossimo Guardasigilli.

Riforma Giustizia e processo civile: cosa cambia con Draghi

La riforma della giustizia è uno dei grandi temi sui quali il nuovo premier Mario Draghi (in attesa di sciogliere la riserva) dovrà trovare una quadra: processo civile, penale, tributario e, soprattutto, riforma della prescrizione sono i maxi argomenti che daranno filo da torcere al governo entrante.

L’obiettivo è superare l’impasse provocato dal progetto dell’ex ministro Alfonso Bonafede, sul quale la maggioranza politica si è spaccata in più occasioni.

Al momento, l’unica informazione certa è che la riforma della giustizia e del processo civile avranno un assetto europeista, come del resto le modifiche da apportare a Fisco e Pubblica Amministrazione.

Molto dipenderà da chi sarà il prossimo Guardasigilli, tra i nomi papabili due donne autorevoli.

Riforma Giustizia e processo civile: che succede con il governo Draghi

Il destino della riforma della giustizia (che investe sia il processo civile che penale) dipenderà dalla nuova squadra dell’esecutivo, solo allora sapremo se il governo ha intenzione di proseguire il percorso di Bonafede oppure scegliere la via della discontinuità, specie riguardo i termini di prescrizione.

Per Lucia Annibali, avvocatessa deputata di Italia Viva, “sul tema della giustizia serve necessariamente una discontinuità, anche tenendo conto del fatto che la relazione sullo stato della giustizia in Italia del ministro Bonafede non avrebbe ricevuto i voti necessari.”

In questa partita giocherà un ruolo decisivo il Movimento 5 stelle, di cui la riforma firmata da Bonafede è un cavallo di battaglia: facile immaginare che i pentastellati proveranno a difendere l’operato del loro ex ministro.

Cartabia o Severino: quale destino per la riforma della giustizia?

Secondo Antonino Galletti, presidente dell’ordine degli avvocati di Roma, per sciogliere il nodo della riforma della giustizia “serve una figura tecnica autorevole e unanimemente rispettata, che sappia trovare una sintesi fra le varie anime del Paese.” Le sue parole (forse) potrebbero essere ascoltate.

Stando alle ultime indiscrezioni, il Ministero della Giustizia è conteso da due personalità di indiscussa fama: Marta Cartabia, prima donna ad essere eletta presidente della Corte costituzionale e Paola Severino, ex ministro, nota per l’omonima legge che prevede l’incandidabilità in seguito a condanne per delitti non colposi.

Da un lato una costituzionalista e dall’altro una penalista criminologa.

La loro posizione su prescrizione e riforma del processo penale e civile potrebbe essere resa nota nei giorni a venire.

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