Telecamere intelligenti, AI Act e Garante per la Privacy. Ecco come funziona il riconoscimento facciale e cosa cambia con il decreto in discussione.
Il riconoscimento facciale con l’intelligenza artificiale è tornato al centro del dibattito politico italiano. Il governo ha chiesto di accelerare l’iter dello schema di decreto legislativo che vuole adeguare la normativa nazionale all’AI Act, il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è disciplinare per la prima volta l’uso di questa tecnologia da parte della polizia.
Il provvedimento, già esaminato dalla Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato e ora al vaglio delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato, ha acceso lo scontro tra maggioranza e opposizioni, sollevando osservazioni anche da parte del Garante per la Protezione dei Dati Personali.
In questa guida, vediamo nel dettaglio di che cosa parliamo quando diciamo riconoscimento facciale con l’AI, come funziona la tecnologia e quali sono i limiti che il nuovo decreto intende fissare per l’utilizzo da parte delle autorità.
Riconoscimento facciale con AI, perché se ne sta parlando
Il governo italiano ha deciso di accelerare l’esame parlamentare dello schema di decreto legislativo che disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale, in particolare per ciò che riguarda il riconoscimento facciale, da parte delle forze dell’ordine.
Il testo, indicato negli atti parlamentari come Atto del Governo 418, è stato assegnato alle commissioni competenti alla fine di giugno 2026 e discusso al Senato in Commissione Politiche dell’Unione europea, che ha espresso parere favorevole. L’esame è poi proseguito nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato, mentre alla Camera il voto della commissione Affari europei è stato in un primo momento rinviato per approfondimenti.
Il provvedimento nasce in attuazione della legge 23 settembre 2025, n. 132, che ha delegato l’esecutivo ad adottare entro il 10 ottobre 2026 uno o più decreti legislativi per adeguare l’ordinamento italiano al regolamento UE 2024/1689, noto anche come AI Act.
La scelta del governo di accelerare i tempi ha provocato reazioni dure da parte delle opposizioni, che parlano di un percorso parlamentare compresso su un tema definito delicato per i diritti civili, mentre la maggioranza rivendica la necessità di dotare le forze di polizia di strumenti aggiornati alle sfide della sicurezza.
Sul tema è intervenuto anche il Garante per la Protezione dei Dati Personali che, pur giudicando il decreto complessivamente coerente con il regolamento europeo, ha chiesto di integrare alcuni punti. In particolare sulla supervisione umana dei sistemi e sulle garanzie relative alla qualità delle banche dati biometriche.
Come funziona il riconoscimento facciale con l’AI
Il riconoscimento facciale è una tecnologia biometrica che utilizza algoritmi di AI, in particolare reti neurali addestrate su grandi quantità di immagini, per identificare o verificare l’identità di una persona a partire dai tratti del suo volto.
Il funzionamento si articola in tre fasi. Si parte dalla fase di rilevamento, col sistema che individua un volto all’interno di un’immagine o di un video, distinguendolo dallo sfondo. Si passa poi all’estrazione delle caratteristiche, con l’algoritmo che analizza i punti distintivi del volto e li traduce in un modello matematico.
Infine c’è il matching, durante il quale questo modello viene confrontato con altri già presenti in una banca dati di riferimento, per stabilire se corrisponde o meno a una persona già identificata.
Dal punto di vista tecnico, ci sono due modalità principali di utilizzo richiamate dal decreto italiano:
- Identificazione biometrica remota in tempo reale: quando il confronto avviene istantaneamente su immagini riprese dal vivo, ad esempio da telecamere di sorveglianza attive in una piazza o in una stazione;
- Identificazione biometrica a posteriori: quando l’analisi viene condotta su filmati o fotografie già registrati, a distanza di tempo dall’evento, per identificare una persona a partire da immagini raccolte in precedenza.
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Cosa prevede il decreto in Italia
Il decreto legislativo in discussione interviene su due fronti principali, corrispondenti agli articoli più discussi del testo.
L’Articolo 8 disciplina l’uso dei sistemi di AI per l’identificazione biometrica remota in tempo reale in luoghi pubblici da parte delle forze di polizia. Questa modalità è ammessa solo in circostanze eccezionali come la prevenzione di un attacco terroristico o di una minaccia grave e specifica per la vita o l’incolumità delle persone. Oppure la ricerca di persone scomparse o vittime di sequestro, tratta di esseri umani o sfruttamento sessuale.
Il suo impiego richiede una richiesta motivata da parte del questore, dei comandanti provinciali dell’Arma, della Guardia di finanza o dei responsabili di specifici servizi centrali, da indirizzare al procuratore del capoluogo del distretto competente. Serve inoltre un’autorizzazione preventiva dell’autorità giudiziaria, tramite decreto motivato che indichi finalità, area interessata, persone da ricercare e una durata massima di quindici giorni.
È prevista anche una procedura d’urgenza, che consente alla polizia di attivare il sistema immediatamente, con comunicazione anche orale al procuratore e richiesta di autorizzazione da presentare entro 24 ore. L’autorità giudiziaria decide sulla richiesta entro le successiva 24 ore. Proprio questa deroga è uno dei punti più criticati dalle opposizioni, che temono un uso troppo discrezionale della procedura semplificata.
L’Articolo 10 regola invece l’uso della videosorveglianza con riconoscimento facciale a posteriori, cioè applicata dopo che un reato, anche tentato, sia stato commesso, col fine di identificare persone già indiziate sulla base di documentazione video e fotografica e di ulteriori elementi oggettivi e verificabili, sotto la responsabilità diretta ed esclusiva di un ufficiale di pubblica sicurezza designato dal questore.
Il punto più controverso riguarda un’altra previsione dello stesso articolo. In presenza di particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica, l’installazione di questi sistemi può comportare il trattamento automatizzato dei dati biometrici di chiunque acceda al luogo o all’evento, con memorizzazione in una banca dati per un periodo di sette giorni.
Questo è il meccanismo che ha suscitato più polemiche, perché c’è chi afferma che attraversare una piazza durante una manifestazione potrebbe voler dire finire in un archivio biometrico senza aver commesso reati.
I vantaggi del riconoscimento facciale con l’AI
Chi sostiene l’ampliamento dell’uso di queste tecnologie, richiama principalmente argomenti legati alla sicurezza pubblica. Si contribuisce al contrasto al terrorismo e alla criminalità grave, attraverso l’identificazione rapida di soggetti pericolosi in luoghi affollati.
Così come si supporta la ricerca di persone scomparse e vittime di reati, si ha una maggior efficacia investigativa ed entra in gioco la deterrenza, poiché la consapevolezza di poter essere identificati scoraggia comportamenti violenti in contesti a rischio come eventi sportivi o manifestazioni.
I rischi del riconoscimento facciale con l’AI
Dall’altra parte, le associazioni per i diritti digitali, il mondo accademico e la stessa Autorità Garante per la protezione dei dati personali segnalano una serie di rischi.
Tra questi la sorveglianza di massa, con la possibilità di inserire in una banca dati biometrica anche chi non ha commesso alcun reato, così come l’effetto dissuasivo sulla libertà di manifestare.
Si segnalano anche i falsi positivi, ossia gli errori di riconoscimento, e la qualità e provenienza delle banche dati. Infine, c’è chi già si lamenta della supervisione umana insufficiente.
Cosa succede adesso
L’iter del decreto non è ancora concluso. Il testo deve ricevere i pareri definitivi delle commissioni parlamentari di Camera e Senato, che il governo ha sollecitato a esprimersi rapidamente, mentre restano aperti i dubbi sollevati dal Garante per la Privacy su alcuni punti del provvedimento.
Il termine fissato dalla legge delega n. 132/2025 per l’adozione dei decreti attuativi dell’AI Act è il 10 ottobre 2026, una scadenza che spiega l’accelerazione voluta dall’esecutivo nelle ultime settimane.
Nei prossimi mesi, si capirà se il testo definitivo recepirà le richieste di maggiori garanzie avanzate dall’Autorità o se il perimetro dell’uso del riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine resterà quello attualmente delineato dallo schema del decreto.