Meta e Microsoft hanno pubblicato i risultati trimestrali a mercato chiuso mercoledì 29 luglio, entrambi riferiti al trimestre terminato il 30 giugno. Sulla carta due trimestri in crescita a doppia cifra,nelle contrattazioni after-hours, però, due destini opposti: il titolo Microsoft (MSFT) è salito di circa il 9% grazie alla forte crescita di Azure e a una spesa in conto capitale considerata sotto controllo, mentre le azioni Meta hanno ceduto terreno, con flessioni che hanno toccato il -10% nell’after market, penalizzate dal crollo del free cash flow e da una guidance sui ricavi giudicata debole.
Il filo conduttore della serata, e il vero tema per gli investitori dei prossimi mesi, è uno solo: la spesa per l’intelligenza artificiale. Il mercato ha ormai smesso di premiare la retorica sugli investimenti in AI e ha iniziato a chiedere prove del loro ritorno.
Microsoft: Azure accelera e la spesa convince
Il colosso di Redmond ha chiuso il quarto trimestre fiscale con numeri sopra le attese su tutta la linea. I ricavi sono stati pari a 90,0 miliardi di dollari, in aumento del 18% (17% a cambi costanti), l’utile operativo è salito a 40,6 miliardi (+18%) e l’utile netto ha raggiunto i 35,8 miliardi, in crescita del 31% su base GAAP. L’utile per azione diluito si è attestato a 4,81 dollari (+32% GAAP) e a 4,74 dollari su base rettificata, contro un consenso fermo a circa 4,24 dollari.
Il cuore della trimestrale, però, è il cloud. Il segmento Intelligent Cloud, che include Azure, ha generato 39,31 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 32% e sopra il consenso di 38,16 miliardi. La crescita di Azure ha accelerato al 43%, dal 40% del trimestre precedente e sopra le stime degli analisti. È un dato chiave, perché l’accelerazione di Azure è proprio la metrica su cui gli investitori misurano la capacità di Microsoft di monetizzare la corsa all’AI.
A rafforzare il quadro concorrono due elementi che segnalano domanda futura già contrattualizzata: il portafoglio ordini commerciale ancora da riconoscere (remaining performance obligation) è salito dell’84%, a 678 miliardi di dollari, oltre il doppio del fatturato annuale.
Sul fronte prodotto, l’amministratore delegato Satya Nadella ha rivendicato due traguardi: nell’anno i ricavi di Azure hanno superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari e Microsoft 365 Copilot ha raggiunto oltre 30 milioni di licenze a pagamento.
Decisivo, per la reazione del titolo, è stato il messaggio sulla spesa. La spesa in conto capitale del trimestre è salita a circa 41 miliardi di dollari (+70% su base annua), mentre la componente più ristretta monitorata dagli analisti si è fermata a 35,8 miliardi, appena sotto le attese di 36,14 miliardi. Soprattutto, il direttore finanziario Amy Hood ha confermato che le previsioni di capex per l’anno solare 2026 restano invariate, intorno ai 190 miliardi. La spesa resterà elevata anche nell’esercizio 2027, con un primo trimestre sopra i 50 miliardi comprensivo degli effetti di riclassificazione dei leasing. Il punto è che gli investitori hanno letto una spesa alta ma «disciplinata» e ancorata a una domanda dimostrabile.
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Meta: ricavi record, ma il free cash flow evapora
Anche Meta ha battuto le stime sui ricavi, ma il resto del conto ha spaventato il mercato. I ricavi del secondo trimestre sono stati pari a 60,8 miliardi di dollari, in aumento del 28% su base annua, sopra il consenso. L’utile per azione diluito si è però fermato a 6,18 dollari, sotto le attese di 7,22 dollari, interrompendo una serie di sei trimestri consecutivi di battute positive.
L’utile netto è sceso a 15,848 miliardi (-13,6%) e il margine operativo si è compresso al 31%, dal 43% di un anno prima. La causa? Da un lato l’esplosione dei costi, con le spese totali aumentate del 55%, a 42,03 miliardi di dollari, includendo 2,40 miliardi di oneri legali e 1,18 miliardi di costi legati al taglio di personale di maggio. Dall’altro, l’effetto della spesa in AI sulla cassa, con gli investimenti in conto capitale che hanno toccato 31,08 miliardi di dollari e, a fronte di un flusso di cassa operativo di 31,86 miliardi, hanno lasciato appena 784 milioni di free cash flow, contro gli 8,55 miliardi di un anno prima.
Il business pubblicitario resta in salute (i ricavi da advertising sono cresciuti del 27%, a 59,36 miliardi, con utenti attivi giornalieri sulla Family of Apps a 3,60 miliardi e prezzo medio per inserzione in aumento del 12%) ma l’utile operativo della Family of Apps è comunque sceso a 23,4 miliardi dai 25,0 miliardi precedenti. Il core cresce nei ricavi ma rende meno.
A completare il quadro negativo, la guidance. Per il trimestre in corso Meta prevede ricavi tra 61 e 64 miliardi (punto mediano 62,5 miliardi), sotto i 63,15 miliardi attesi dagli analisti. E soprattutto la spesa, con l’azienda che ha alzato il pavimento della forbice di capex 2026 a 130-145 miliardi (dai precedenti 125-145), un segnale di maggiore impegno sulla spesa, non di riduzione.
Il nodo capex: stessa scommessa, due narrazioni diverse
Entrambe le società stanno investendo cifre senza precedenti per assicurarsi capacità di calcolo. La differenza che ha mosso i titoli non è quanto spendono, ma quanto convincente è il racconto sul ritorno di quella spesa.
Microsoft può indicare una metrica che accelera (Azure al 43%), un traguardo simbolico (i 100 miliardi di ricavi Azure), un backlog che raddoppia e una previsione di spesa confermata: la spesa appare come conseguenza di una domanda già visibile a bilancio. Meta, al contrario, mostra una spesa che quasi raddoppia e prosciuga la cassa, mentre i ricavi non pubblicitari legati all’AI non sono ancora visibili su scala significativa.
Il CEO Mark Zuckerberg ha ribadito la visione di lungo periodo - mettere la «superintelligenza» direttamente nelle mani delle persone – e ha lasciato intendere l’apertura di un business cloud, ma per ora agli investitori resta la promessa, non il fatturato. Come ha sintetizzato un analista, la comunità finanziaria comincia a interrogarsi sul ritorno reale di tutto questo capex.
Cosa significa per le azioni Meta e Microsoft nei prossimi mesi
Per Microsoft, la trimestrale allenta - almeno temporaneamente - la tensione che aveva zavorrato il titolo nella prima parte dell’anno, con le azioni che hanno perso oltre il 20% in sei mesi. Finché Azure mantiene un ritmo intorno al 40% e la spesa resta ancorata alla guidance, il mercato sembra disposto a finanziare il build-out infrastrutturale. Il rischio da monitorare resta la sostenibilità della cassa a fronte di un capex che, nell’esercizio 2027, salirà ancora. Il tema è solo rinviato.
Per Meta, lo scenario è più delicato. Il titolo tratta ora su multipli compressi (circa 16,9 volte gli utili attesi 2026 dopo il calo, contro una media triennale intorno a 23 volte) e questo alimenta la tesi rialzista di chi vede la correzione come eccessiva. Ma la stessa argomentazione ricorda che l’azienda promette ritorni dalla spesa in AI almeno dall’aprile 2026 e l’esposizione legale dietro l’onere da 2,4 miliardi non ha un tetto reso pubblico. Nei prossimi trimestri il mercato chiederà a Zuckerberg ciò che finora è mancato, ovvero numeri, non visione. Ogni segnale di monetizzazione dell’AI al di fuori della pubblicità, a partire dall’ipotizzato business cloud, diventerà il vero catalizzatore del titolo.
L’articolo ha finalità informative e non costituisce una sollecitazione all’investimento né una consulenza finanziaria personalizzata.