Ricevi €20.000 a scadenza investendo €9.180 su questo titolo di Stato in euro

Stefano Vozza

10 Giugno 2025 - 07:53

Ricercare il flusso cedolare flusso e costante o puntare quasi integralmente su una ricca plusvalenza finale? vediamo il caso di un bond sovrano

Ricevi €20.000 a scadenza investendo €9.180 su questo titolo di Stato in euro

Spesso negli investimenti si ricerca lo yield di breve termine senza grandi congetture sul futuro assai lontano nel tempo. Questo spazio temporale, si è soliti ragionare, è talmente ignoto che si preferisce puntare sul “quasi” prevedibile dato dal breve termine.

Un ragionamento che potrebbe filare, ma talvolta piantare un semino in vista dei decenni a venire potrebbe rivelarsi come la mosse vincente. Ad esempio spieghiamo il perché arrivano € 20.000 a scadenza investendo € 9.180 su questo titolo di Stato in euro.

Il calo dei rendimenti dato dal taglio dei tassi BCE

La settimana scorsa la Bce ha effettuato l’ottavo taglio in un anno portando al 2% il tasso su depositi overnight e al 2,15% quello sulle operazioni di rifinanziamento principali. Una bella notizia per chi ha mutui a tassi variabili o è in procinto di accenderne uno nuovo, per esempio, dato che le rate scendono negli importi medi. Meno bella, invece, per chi intende investire sul reddito fisso dato che i ritorni dipendono anche dai tassi ufficiali dell’area valutaria di riferimento. La relativa buona notizia (ma tutto dipende dai punti di vista) è che il consenso dominante di mercato vede una BCE ferma nei prossimi mesi in tema di tagli tassi.

Vediamo quali conseguenze hanno queste dinamiche per gli investitori. Ad esempio a ottobre 2023 il decennale del Tesoro sfiorava il 5% di rendimento, mentre oggi naviga in area 3,5%. Eppure il prodotto, l’emittente, la valuta di denominazione e la durata non sono mutati, mentre la percezione del rischio e i tassi BCE, sì. Nei fatti vuol dire il 15% lordo di ritorno in meno tra chi lo sottoscrive oggi rispetto a chi lo ha comprato 20 mesi fa.

Oggi la media dei ritorni dell’Eurozona è del 2,9% scarso, con un folto numero di emittenti sovrani che offrono al di sotto del 3% sul decennale. È il caso dell’Austria, la Finlandia e la Danimarca, la Germania, il Portogallo e l’Olanda. Sopra la soglia del 3% troviamo invece Stati come Italia e Francia, il Belgio, la Grecia e la Lituania.

Il titolo di Stato emesso dalla Repubblica Lituana

Consideriamo un titolo di Stato emesso dalla Repubblica di Lituania, quindi di un Paese membro dell’UE (dal 1° maggio 2004) e quindi dell’Eurozona. Per intenderci, il Paese Baltico fa parte del Consiglio d’Europa, dell’OCSE, dello spazio Schengen e della NATO al pari dell’Italia.

La moneta avente corso legale è l’euro come da noi e il relativo Governo emette bond sovrani per finanziare il suo programma di spesa pubblica. L’obbligazione con ISIN XS2210006339 è una di queste, con data godimento 28/07/20 e identica data scadenza ma nel 2050. Si tratta di un trentennale in origine ma con una vita residua di quasi altri 25 anni, per cui il bond può dirsi ancora relativamente giovane.

L’essere nato nell’estate 2020, quindi all’indomani del primo lockdown da Covid della primavera di quell’anno, aiuta a capire il perché della cedola striminzita. Malgrado si trattasse di un trentennale all’epoca il costo del denaro, ossia i tassi BCE erano azero, per cui la cedola del Lithuania Lg50 è pari solo allo 0,50%, lo 0,4375% netto annuo. Al riguardo la periodicità della cedola è annuale e l’emittente.

Sempre in tema di cedola 0,50% pensiamo che anche il Francia maggio 2072, nato anch’esso nel 2020 ma con durata 50 anni, ha lo stesso interesse nominale annuo.

Arrivano € 20.000 a scadenza investendo € 9.180 su questo titolo di Stato in euro

Oggi però le cose cambiate e il mercato pretende di più per sottoscrivere debito pubblico in generale, lituano incluso. Al momento il Lithuania Tf 0,5% Lg50 prezza 45,90 centesimi (taglio minimo: 1.000 € nominali), per un rendimento effettivo a scadenza del 3,94%. Dal 17 giugno 2022 ad oggi, da quando il bond è negoziabile (mercato MOT di Borsa Italiana), i prezzi si sono aggirati nel range 45-53. Al riguardo va detto che il titolo soffre di scarsissima liquidità (numero contratti e controvalore) sul mercato secondario.

Pertanto oggi basterebbero 9.200 euro (commissioni bancarie incluse) per sottoscrivere 20mila € di debito nominale. La cedola periodica servirebbe a pagare le spese di gestione e a limare di una spanna le perdite di potere d’acquisto nel tempo legate all’inflazione. Ma a scadenza, o anche qualche anno prima se il mercato lo renderà possibile, l’emittente rimborserà 100 di nominale e non l’attuale 45,90. Per chi punta alla costituzione di un dato capitale a scadenza il titolo potrebbe fare al caso. Oggi si investe poco meno della metà della cifra da costituire tra 25 anni e poi sarà il trend del titolo a completare l’opera.