Nella seconda metà del 2024 le famiglie italiane hanno superato i 6.000 miliardi di attività finanziarie, con una ricchezza netta (attività-passività) che si aggira sui 5.000 miliardi.
La ricchezza netta aveva raggiunto un top di 3.500 miliardi nel 2006, valore che rivedrà nel 2015, con accelerazione dal 2019 a fine 2024 con un +42,8%!
I saldi finanziari (ricchezza netta) in Italia
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Anche le banche italiane registrano una ricchezza netta dal 2008, come accadeva a metà anni ’90, oggi a circa 180 miliardi. La contropartita al settore privato che è invece in forte deficit è relativa a imprese e Pubblica Amministrazione con valori di ricchezza bruciata dell’ordine di -2.400 miliardi e -2.728 miliardi rispettivamente.
Le aziende italiane hanno visto iniziare l’accelerazione del trend negativo nel 2005 per poi stabilizzarsi fino alla pandemia e quindi riprendere una discesa più ripida e veloce. La Pubblica Amministrazione vede l’accelerazione negativa in due momenti precisi: il 2011 dell’austerità e dal 2019 pre-pandemia (rimbalzo del gatto morto nel 2022 per l’inflazione e aumento dei tassi di interesse che ha diminuito il valore dei titoli pubblici sul mercato).
Attenzione, il top di oltre 300 miliardi di titoli del debito pubblico detenuto direttamente dalle famiglie, rappresenta solo il 5% delle attività totali, valore soglia che non si era violato al ribasso se non dopo la crisi dei subprime e quella dei debiti europei (PIIGS). Il bottom si era registrato in pieno rialzo dei tassi nel 2022 con un valore del 2,18%.
Famiglie: titoli del debito pubblico italiano
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Il debito patriota continua la propria scalata, non considerando poi la quota indiretta in pancia degli intermediari finanziari ma sempre in capo ai cittadini, insieme ai miglioramenti dei giudizi delle agenzie di rating sul debito pubblico italiano. La situazione sembra peggiorare stabilmente ma è ancora gestibile, soprattutto ora che il debito non è più un tabù per i paesi europei frugali.