Rendimento effettivo a scadenza del 6,12% per questo titolo di Stato in euro e scadenza 2036

Stefano Vozza

20 Giugno 2025 - 17:06

Questo bond sovrano coniuga alto rischio a un elevato rendimento ma non espone al rischio cambio essendo denominato in euro

Rendimento effettivo a scadenza del 6,12% per questo titolo di Stato in euro e scadenza 2036

È da mesi che i rendimenti sul reddito fisso si vanno sgonfiando rispetto ai tempi “d’oro” dell’autunno 2023. A quella data i tassi BCE erano ai loro massimi di periodo e gli operatori non avevano la certezza se quei rialzi fossero o meno al capolinea. Come sempre accade quanto sui mercati domina l’incertezza la parola chiave era sell, vendere, quasi fosse sinonimo di “prudenza” nel gergo finanziario, a beneficio dei rendimenti che salivano.

Poi le cose sono andate come sappiamo e da ormai 20 mesi c’è che i ritorni si sono progressivamente contratti. Morale, chi si indebita oggi paga meno interessi per avere soldi in prestito, mentre chi investe deve optare tra minor rischio o maggior ritorno.

Ad esempio il rendimento effettivo a scadenza è del 6,12% per questo titolo di Stato in euro e scadenza 2036.

La curva dei rendimenti sui titoli di Stato a 10 anni

Il sovereign bond qui in esame ha una vita residua di 11 anni scarsi, per cui vediamo in primis quanto offrono oggi gli emittenti sovrani sul timeframe a 10 anni, il più diffuso. Avere il quadro di riferimento ci aiuterà a comprendere meglio il concetto di rischio associato a un dato prodotto d’investimento.
Consideriamo alcuni emittenti sovrani europei e non, e quindi bond denominati tanto in euro quanto nelle rispettive valute estere locali (fonte: Investing):

  • Australia: 4,235%;
  • Austria: 2,941%;
  • Brasile: 13,96%;
  • Canada: 3,35%;
  • Francia: 3,251%;
  • Germania: 2,518%;
  • Giappone: 1,419%;
  • Gran Bretagna: 4,525%;
  • Grecia: 3,318%;
  • Italia: 3,523%;
  • Messico: 9,33%;
  • Polonia: 5,602%;
  • Romania: 7,48%;
  • Spagna: 3,217%;
  • Stati Uniti: 4,392%;
  • Svizzera: 0,319%.

In estrema sintesi, migliore/peggiore è la situazione economica, politica e valutaria dell’emittente e, rispettivamente, minore/maggiore il rendimento offerto. Nulla di nuovo sotto il sole, si direbbe, dato che i ritorni di solito salgono quando il debitore è, diciamo così, malmesso. Maggiore rischio, maggiore ritorno atteso.

Il bond sovrano rumeno con cedola al 5,625%

Poco più di un anno fa, il Governo della Romania ha emesso (22/02/’24) un bond in euro con ISIN XS2770921315, negoziato e tradato sull’EuroMOT di Borsa Italiana. La scadenza è fissata al 22 febbraio 2036, tra 10 anni e 8 mesi, e il taglio minimo di sottoscrizione è di 1.000 €. L’ammontare emesso è di 2 mld di euro (dati tratti da Borsa Italiana), un flottante adeguato per garantire liquidità sul secondario. Tuttavia, il bond non vanta di elevati scambi sul MOT, sia in termini di controvalore che di eseguiti, sia giornalieri che mensili.

L’’importo della cedola è robusto e pari al 5,625% del valore nominale del prestito sottoscritto. La data di stacco è annuale ad ogni 22 febbraio, mentre il rateo ad oggi maturato è pari a circa l’1,8185% lordo. Tuttavia, grazie al prezzo sotto cento a 96,17 c’è che l’effettivo a scadenza sale di poco sopra il 6,1%. Non male se si pensa, come abbiamo visto, che gli attuali ritorni su molti bond sovrani europei offrono tra il 2,5-3,5% sul timeframe a 10 anni.

Rendimento effettivo a scadenza del 6,12% per questo titolo di Stato in euro e scadenza 2036

Come mai, verrebbe da chiedersi? Il maggior rischio insito nello strumento, ovvio. La duration modificata di per sé non è elevata e pari a 7,65, mentre spiccano altre considerazioni di fondo che attengono al bond.

Il rating emittente è di una spanna sopra l’investment grade: BBB– per Fitch e S&P e Baa3 per Moodys, e outlook negativo. Cioè il bond è considerato relativamente sicuro e un livello sopra il rating “junk”, per cui non mancano preoccupazioni di natura economica, monetaria-valutaria e geopolitica.

Il Paese fa parte dell’UE ma non possiede l’euro quale valuta interna legale, che è il Leu rumeno, sebbene agganciato alla valuta comunitaria. Tuttavia, due grandi problemi che attanagliano lo Stato balcanico riguardano i saldi della bilancia commerciale e delle riserve valutarie. Da anni esse presentano saldi costantemente negativi. Per cui da un lato il Paese importa più di quanto esporta, segno di debolezza dell’economia interna, e quindi a cascata tende a intaccare le riserve per ripagare i debiti internazionali in valuta estera.

Infine c’è che condivide centinaia di km di confine con l’Ucraina, da 3 anni e passa invasa dall’esercito russo con tutte le conseguenze del caso.
Insomma, il potenziale ritorno a scadenza del Romania Green Fx 5.625% Feb36 può dirsi ricco e soddisfacente, ma è un prodotto di investimento non adatto a tutti. Anzi. Presuppone propensione al rischio e piena comprensione dei pericoli cui ci si espone, ma anche delle generose opportunità che offre. Da quest’ultimo punto di vista potremmo dire che l’obbligazione ha le carte in regola per irrobustire la “yield” di un portafoglio in cerca di diversificazione del rischio e dei possibili ritorni.