L’inevitabile discesa dei rendimenti iniziata sul finire del ’23, dopo i picchi di ottobre di quell’anno, pone interrogativi strategici prima di passare all’opera. Fino a un paio d’anni fa poteva bastare una qualunque scadenza medio-corta per assicurarsi un buon ritorno a rischio molto contenuto. Per rischio, in particolare, ci si riferisce a quello di credito e quello di mercato.
Nel primo caso bisogna assicurarsi (nel limite che si può, dato che non si firma una polizza assicurativa) che il debitore onori cedole e rimborso del capitale. Nel secondo, che prezzi/yield possano bene o male reggere alle pressioni dei mercati, cosa non sempre agevole.
Consideriamo ora una recente emissione corporate senza rischio di cambio e di lungo respiro. Anticipiamo che paga il 4,10% fisso su questa obbligazione bancaria in euro e con durata massima a 15 anni.
L’obbligazione Goldman Sachs denominata in euro
Venerdì 13 la banca d’affari americana Goldman Sachs (GS) ha lanciato una dual tranche retail. Due prestiti dai flottanti modesti e dal taglio minimo di 100 € o USD a seconda della valuta di denominazione. Oltre alla moneta di conto cambiano i tassi nominali annui, poi il resto delle macro strutture si sovrappone.
Tuttavia, tassi e valuta bastano e avanzano per fare tanta differenza tra un prodotto e l’altro, per cui soffermiamoci su quello espresso in euro. Qui almeno il rischio di cambio a scadenza e/o data call e/o data di rivendita anticipata è spuntato. Certo, per gli investitori esperti e con notevole propensione al rischio anche i movimenti valutari possono essere ricercati al pari di yield ed apprezzamenti dei corsi.
L’obbligazione ha identificativo ISIN XS3253291069, data emissione 13/02/’26 e scadenza alla stessa data del 2041, tra 15 anni. Si tratta tuttavia di un bond callable, con callability annua a partire dal 13/02/’27 fino al 13/02/’40. Come si diceva il flottante è modesto, 80 milioni di € al massimo. La banca USA, infatti, si è riservato il diritto di diminuire in ogni momento lo stock di bond emessi e non sottoscritti.
Cedola e rendimenti di questa obbligazione in euro
Il mercato regolamentato di riferimento dove gira il titolo, cioè è tradato, è il MOT di Borsa Italiana, segmento EuroMOT. Il prodotto lo si acquista tramite la banca presso cui si detiene il conto titoli, e il taglio minimo è di soli 100 €. Tuttavia, considerato il peso delle spese fisse come commissioni e dossier titoli è meglio partire da size che siano sufficienti almeno a ripagarsi i costi fissi.
Un altro aspetto riguarda la liquidità e l’associato rischio. Come giustamente scrive l’emittente sul FactSheet prodotto, non vi è alcuna garanzia che si sviluppi un mercato secondario liquido. Tradotto, è moto probabile che gli scambi futuri del bond su base daily si contino sulle dita di una mano. A onor del vero è una circostanza che riguarda molte emissioni corporate, al netto delle eccezioni.
Veniamo ai coupon, di importo fisso da principio al termine e che hanno frequenza annua ad ogni 13/02. Su quest’obbligazione callable in euro Goldman Sachs paga interessi fisso del 4,10% annuo, il 3,034% al netto della ritenuta fiscale del 26%. In pratica per ogni 1.000 € di nominale sottoscritto s’incassano 30,34 € di interessi netti annui. Se giungesse a naturale scadenza si tratterebbe di un monte cedole del 61,5% lordo complessivo, il 45,5% netto.
Giusto per avere un ordine di raffronti consideriamo il BTP Mz41 con codice ISIN IT0005421703, un bond pari durata, cedola fissa ma emittente sovrano. Al prezzo attuale a 77,33 il rendimento effettivo a scadenza del BTP è del 3,83% (dati: Borsa Italiana), ma con ritenuta fiscale al 12,50%.
4,10% fisso su questa obbligazione bancaria in euro e con durata massima a 15 anni
Ritorniamo per un attimo alla callability e alle valutazioni sulle possibili spendibilità del titolo in un generico portafoglio retail. La call, laddove esercitata, renderebbe l’investimento più corto del previsto privando il titolare del bond del diritto alle cedole successive. In tal caso andrebbe messo in conto il rischio di reinvestimento, ossia di un futuro scenario di mercato dai tassi più avidi degli attuali. Del resto sarebbe questo il “parametro” chiave per GS per adire alla call, ossia un futuro costo di rifinanziamento più basso degli interessi pagati dal suo bond.
Gli stessi calcoli di convenienza dovrebbe farli anche l’investitore per ottimizzare il suo, di rendimento. Ad esempio tre aspetti che potrebbero incidere tanto sul ritorno finale sarebbero i prezzi di carico e scarico del titolo, e le annesse spese di gestione. Il discorso prezzi riguarderebbe più che altro l’investitore di medio termine, capace di sfruttare gli inevitabili movimenti dei corsi per irrobustire il rateo di periodo.
Vista in quest’ottica sorgerebbe una possibile domanda: è più un titolo da cassettista o da trader in bond (o comunque da investire a discreta propensione al rischio)? Forse più la seconda, data la loro propensione a saper sfruttare gli inevitabili movimenti dei prezzi di un titolo come questo ad elevata durata e duration.
Infine occhio al rischio di credito, di mercato e di inflazione. Sul primo fronte il rating emittente oscilla tra A di Fitch, A2 di Moody’s e BBB+ di S&P. Sul secondo faranno sentire il loro peso sia la scadenza 2041, sia la natura corporate (e relative faccende societarie) che la cedola fissa. Sull’inflazione, infine, nessuno si augura di rivivere rialzi dei prezzi come quelli di inizio decennio. Se in futuro quel film dovesse ripresentarsi, molti ritorni reali su molti prodotti attuali del reddito fisso si rivelerebbero negativi.