Nuovo slot di BTP a breve termine per chi è alla ricerca di un buon parcheggio remunerato e garantito della liquidità. Conviene o è meglio un conto deposito?
L’ultima settimana piena di marzo ha visto protagoniste le aste di fine mese in casa MEF. In più giorni il Dipartimento del Tesoro ha lanciato tranches di bond differenti per tipologie, durate e strutture dei rendimenti. Mercoledì 25, in particolare, è stata la volta di due titoli agganciati all’inflazione europea e di un “Breve Termine”. Alla luce dei rendimenti esitati in sede d’asta ci chiediamo: rende di più il BTP Short Term cedola 2,20% o il conto deposito a 24 mesi?
Il Comunicato stampa MEF sull’emissione del BTP Short Term
Sui 4 miliardi di BTP assegnati in asta ordinaria mercoledì, metà hanno riguardato lo Short Term in scadenza il 28 febbraio 2028 e matricola ISIN IT0005692410. Ha una data emissione relativamente recente, 29/01/’26, per cui si tratta di un investimento di medio-breve periodo a tutti gli effetti.
Sul questo prestito l’emittente paga interessi lordi annui del 2,20%, corrisposti su base semestrale ad ogni 28/02 e 28/08. Il rapporto di copertura è stato dell’1,78, per un prezzo di aggiudicazione a 98,76 e un rendimento esitato al 2,89 (dati MEF). Venerdì 27 sarà il giorno di regolamento della 5° tranche assegnata in settimana.
Quanto rende oggi il BTP Short Term già quotato sul MOT?
Si tratta di un prezzo in linea con le quotazioni del flottante già in circolo sul mercato secondario. Giovedì 26, a metà mattinata il BTP Fx 2.2% Feb28 passa di mano a 98,64 centesimi, mentre i valori min-max da inizio anno sono stati 98,33 e 100,53.
Siamo a ridosso dei minimi annui, almeno a quelli avuti finora, e in linea di principio non sono da escludere altri possibili ritocchi all’ingiù. Tuttavia, dovrebbe trattarsi di discese abbastanza contenute, fatto salvo l’imponderabile. È un BTP di breve durata e ha una duration modificata di solo l’1,84.
Ai corsi attuali stiamo parlando ci un effettivo a scadenza del 2,92%, il 2,58% netto medio annuo per un 5% totale. Non è tanto, ma neanche un payout privo di interesse alla luce di due considerazioni di fondo. Da un lato, il ritorno dell’inflazione rende più costosa la liquidità pura in termini di maggiori perdite in conto capitale. Dall’altro, il rialzo degli yield rende più allettante il costo opportunità offerta dal reddito fisso rispetto alla scelta di restare cash.
Stimando un’inflazione a 23 mesi fino al 2,3% annuo, e il mix di tasse e spese di gestione, il BTP Fx 2.2% Feb28 si ripagherebbe da tutti i tipi di costi. Tradotto, a scadenza lascerebbe intatto e inalterato il capitale reale odierno. Se l’inflazione dovesse andare ben oltre la soglia del 2,3%, l’effettivo diverrebbe (nullo o) negativo, e positivo a scenario invertito. In entrambi i casi dovrebbe trattarsi di poca cosa, data la natura decisamente conservativa dell’obbligazione.
Rende di più il BTP Short Term cedola 2,20% o il conto deposito a 24 mesi?
Tra le alternative prime di mercato del BTP Short Term ci sono i conti deposito (CD) di matrice bancaria. Tuttavia, ad oggi le banche non si sono mosse più di tanto nel ritoccare all’insù i tassi attivi alla clientela. Si contano azioni sporadiche di singoli istituti, ma la media è quasi rimasta invariata alle condizioni di mercato di febbraio, cioè più favorevoli all’emittente.
Su un portale web comparatore di prodotti finanziari, le prime 7 offerte vincolate a 24 mesi sono racchiuse tra il 2,60% e il 3,00% annuo lordo. Considerata la ritenuta fiscale al 26% e non al 12,50% dei titoli di Stato, stiamo parlando di interessi netti tra l’1,92% e il 2,22% annuo. A parte andrà dedotta anche l’imposta di bollo, che colpisce anche il BTP.
Tuttavia, i raffronti CD e Short Term vanno oltre i soli ritorni a scadenza, malgrado le differenze strutturali che rendono i paragoni non proprio diretti. Ad esempio è pur vero che i bond espongono al rischio quotazione, ma c’è anche che sono titoli del debito sempre negoziabili sul mercato. Cioè se da un lato possono generare perdite e/o guadagni in conto capitale, dall’altro sono molto plastici in termini di entrata e uscita dal deal. Il nostro BTP Short Term è fluido, e in media si contano tra i 50 e i 150 contratti giornalieri con controvalori che di solito vanno dai 2-3 mln di € a salire.
Inoltre sul CD il risparmiatore può perdere tutto l’interesse maturato in caso di uscita anticipata, se ammessa dalla banca. Spesso, ma non sempre o per tutti, gli istituti di credito che aprono a tale opzione prevedono la perdita di quanto fino ad allora maturato.
Infine c’è il discorso garanzia, sovrana in un caso e quindi teoricamente illimitata, e fino a 100mila € dall’altro, con rischio di controparte in caso di insolvenza della banca.
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