Regionalizzazione Scuole: cosa cambia in Lombardia, Veneto ed Emilia

Simone Micocci

10 Luglio 2019 - 15:23

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Regionalizzazione della Scuola: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna avanzano la loro proposta. Possibile incremento del monte ore per gli insegnanti, i quali così potrebbero guadagnare di più.

Regionalizzazione della Scuola: a poche ore dalle dichiarazioni di Bussetti - secondo il quale ci sono buone possibilità di un accordo sull’autonomia differenziata - le Regioni cominciano a pubblicare le bozze con i dettagli sulla loro organizzazione futura.

Nel dettaglio, in queste ore sono tre le Regioni ad aver pubblicato le bozze (pubblicate in anteprima da Roars, sito di informazione universitaria) di accordo sulla regionalizzazione del comparto Istruzione: si tratta di Lombardia e Veneto - che hanno presentato dei progetti più o meno simili dal momento che entrambe vorrebbero il controllo del sistema scolastico regionale - ed Emilia Romagna.

Questi tre progetti sono utili per capire cosa potrebbe cambiare in caso di regionalizzazione del comparto Istruzione, una novità che al momento non soddisfa insegnanti e ATA i quali si sono movimentati per firmare una petizione online con la quale si cercherà di fermare l’attuazione del progetto.

Vediamo quindi quali potrebbero essere i cambiamenti e quali sono le differenze tra i progetti (che potete scaricare di seguito) presentati da alcune Regioni del Nord Italia.

Regionalizzazione della Scuola: cosa vogliono Emilia Romagna, Lombardia e Veneto

Non è un caso che a presentare le prime bozze per la regionalizzazione del sistema scolastico siano state delle Regioni del Nord; sono proprio queste, infatti, ad avere più vantaggi - viste le maggiori entrate regionali - ad avviare un progetto di autonomia differenziata nella scuola.

Come anticipato le tre Regioni sono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma solo le prime due hanno richiesto il controllo totale del sistema istruzione.

Si tratta di bozze molto articolate visto che riguardano non solo la scuola ma tutte le 23 materie consentite dal Titolo V della Costituzione. Per facilità noi abbiamo preso solo la parte del testo della bozza riguardante la Scuola, che potete consultare cliccando sui link che trovate di seguito:

Mentre l’approccio dell’Emilia Romagna è più morbido (lo Stato manterrebbe una certa autorità nella gestione e nell’organizzazione del sistema scolastico), Veneto e Lombardia chiedono un controllo totale, andando così a gestire pienamente il personale scolastico.

In tal caso, quindi, insegnanti ATA e dirigenti scolastici sarebbero alla totali dipendenze della Regione, alla quale spetta la gestione delle attività formative e - soprattutto - della disciplina contrattuale.

Sarebbe sempre la Regione, poi, a occuparsi della disciplina degli organi collegiali, oltre alla programmazione dell’offerta formativa.

A preoccupare maggiormente il personale scolastico è proprio la parte riguardante la contrattazione; le Regioni, infatti, potranno decidere in merito ad una modifica degli orari di lavoro, come ad esempio successo in Trentino (utilizzato come modello da Lombardia e Veneto).

Qui, infatti, il monte ore complessivo è stato portato ad 80 ore annue alle quali se ne aggiungono altre 40 provinciali che - almeno sulla carta - dovrebbero essere dedicate al potenziamento formativo degli studenti salvo poi essere utilizzate principalmente per le supplenze, sorveglianze ad inizio e fine scuola e viaggi di istruzione non indennizzati.

Per gli insegnanti delle superiori, poi, al monte ore complessivo se ne aggiungono altre 70 per il recupero dei 10 minuti persi per ogni lezione (qui la durata è di 50 minuti) che ovviamente non sono indennizzate; insomma, un vero e proprio aumento del carico di lavoro al quale non è seguito un così rilevante adeguamento di stipendio.

Insomma, anche se le Regioni hanno garantito che alla modifica degli orari di lavoro (con un incremento del monte ore) seguiranno miglioramenti retributivi, insegnanti - e non solo - sono preoccupati dallo stravolgimento contrattuale. Ecco perché chiedono che la situazione resti invariata, sperando che i sindacati respingano ogni proposta di accordo.

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