Insegnanti e Ata: come fermare la regionalizzazione della Scuola

Simone Micocci

9 Luglio 2019 - 12:40

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Scuola, si va verso la regionalizzazione che però non piace ad insegnanti e ATA: in 50.000, infatti, hanno già firmato la petizione per fermare questo provvedimento.

Insegnanti e Ata: come fermare la regionalizzazione della Scuola

È notizia di questi giorni che il MIUR potrebbe trovare un accordo con i sindacati per la regionalizzazione della Scuola, dando più poteri alle singole Regioni nella programmazione dell’offerta formativa e nella contrattualizzazione del personale.

Una novità che non sembra trovare il consenso degli insegnanti: molti di loro, infatti, hanno utilizzato Facebook per esprimere la loro contrarietà al progetto - di cui non si conoscono ancora i dettagli - che potrebbe portare alla regionalizzazione della Scuola.

Uno dei gruppi più attivi in questo senso è ProfessioneInsegnante.it amministrato - tra i tanti - dal professor Salvo Amato a cui noi di Money.it abbiamo chiesto un parere sugli ultimi sviluppi.

Come potete leggere dall’intervista il professore Salvo Amato è fortemente contrario a questo progetto; ecco perché ha realizzato una petizione contro la regionalizzazione della scuola alla quale - al momento - hanno aderito più di 50.000 addetti ai lavori.

1) Buongiorno Prof. Salvo Amato; come commenta le ultime dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione in merito alla regionalizzazione della scuola?

Buongiorno, si avvera ciò che avevo detto all’indomani dell’accordo con i sindacati (24 aprile 2019), quando venne ritirato lo sciopero del 17 maggio.

Allora dissi che il Ministro in vista delle elezioni europee prometteva ai sindacati di mettere da parte la regionalizzazione e di aprire un tavolo su temi importanti come reclutamento e aumento degli stipendi. Sapevamo che all’indomani delle elezioni avrebbero ripreso la campagna per la regionalizzazione.

Il Ministro adesso afferma di convincere i Sindacati ma io credo che debba convincere i docenti e soprattutto un intero Parlamento di cui ha dimenticato l’esistenza. Aspetto una netta risposta da parte dei sindacati che tarda ad arrivare.

2) Perché gli insegnanti devono unirsi per dire no al progetto di regionalizzazione? Se può fare chiarezza su quali - secondo lei - sarebbero gli svantaggi per personale e studenti.

Il progetto di regionalizzazione è stato ribattezzato “autonomia differenziata”.

La cosa a me sa di “spazzatura” ma a parte la battuta vorrei ricordare che l’autonomia le scuole ce l’hanno già. Se proprio si vuole, basta migliorare l’autonomia scolastica esistente anziché chiederne l’attuazione senza soldi da 20 anni.

Per elencare gli svantaggi occorrerebbe leggere bene il testo tuttavia sembra fin troppo chiaro che si voglia diversificare lo stipendio come se il mio lavoro in Sicilia valesse meno di quello che farei a Milano.

Diversificare vuol dire anche incarichi su base regionale, gestiti dalle regioni e contratti regionali. Ciò rappresenta un’esca per attirare i docenti di quelle regioni che fanno capire di volerli pagare di più.

Diversificare i programmi e l’istruzione, non tanto in base alle esigenze del territorio (fine dell’autonomia scolastica già in corso) quanto in base alla ricchezza di un territorio, vuol dire fare ciò che farebbe un insegnante seguendo gli studenti più capaci e abbandonando proprio quelli che hanno maggior bisogno. Tutti coloro i quali sono a favore della regionalizzazione mi hanno detto qualcosa che suona come: ogni regione spenda i soldi che ha sull’istruzione. Come dire che le regioni più in difficoltà non dovranno permettersi lo stesso livello di istruzione delle altre.

3) Cosa possono fare gli insegnanti per contrastare il progetto di regionalizzazione della Scuola? La senatrice Granato qualche giorno fa ha detto che la colpa è dei sindacati che stanno acconsentendo in cambio dei nuovi PAS; lei crede che ci possa essere ancora fiducia nelle organizzazioni sindacali oppure è arrivato il momento di utilizzare qualche altro mezzo?

Come spesso accade il nostro Governo propone le riforme più importanti in estate.

Il 13 luglio 2015, ad esempio veniva promulgata la tanto odiata legge 107, quando, cioè, i docenti non sono più aggregati dentro le istituzioni presso cui lavorano, quando i cittadini son distratti dal meritato riposo.

Noi abbiamo in atto una petizione che corre verso le 50.000 firme.

Un modo per dimostrare il dissenso diffuso da parte degli insegnanti. I sindacati pur dovendo rappresentare gli interessi degli insegnanti, spesso li disattendono come abbiamo visto nelle lotte passate.

La senatrice Granato forse pensa male, ma io al momento ho visto un Ministro che ha fatto vedere prima la caramella lasciando intendere che dai sindacati vuole qualcosa in cambio. Sta ai sindacati decidere se abboccare o meno. Mi auguro che non lo facciano.

Detto questo io mi auguro che la Senatrice Granato e tutti i suoi colleghi parlamentari possano dire la loro in democrazia e trasparenza nelle aule di Camera e Senato; quindi chiedano un iter parlamentare, i sindacati non hanno potere di voto ma la loro funzione si esaurisce esprimendo un parere che spero sia dalla parte della scuola quindi contro ogni forma di regionalizzazione e differenziazione perché l’accesso all’istruzione pubblica deve essere uguale per tutti. Non vediamo altro mezzo che tenere alta l’attenzione sull’argomento.

Purtroppo l’arma dello sciopero indetto il 17 maggio è stata messa da parte, speriamo che a settembre i sindacati decidano di far qualcosa. Gli insegnanti hanno dimostrato che quando c’è unità di intenti aderiscono.

4) Fino agli ultimi sviluppi sulla regionalizzazione della scuola, come giudicava l’operato del Governo Lega-Movimento 5 Stelle riguardo alla Scuola?

Personalmente sono rimasto molto deluso quando ho visto la Scuola in mano alla Lega. Ne sono rimasto ancora più deluso quando ho dovuto constatare la mancanza di dialogo tra i due partiti. Di fatto secondo molti il M5S ha abdicato alla Lega il proprio computo di gestire la scuola. Prova ne è il fatto che addirittura Salvini si intesta eventuali proposte di riforma scolastica.

È passato solo un anno e, a parte qualche norma cancellata della 107 e qualche contratto integrativo discutibile, non vedo nulla di fatto sulla scuola.

Il Ministro sventola 58.000 posti ma di questi, almeno 34.000 rimasero vacanti lo scorso anno e rimarranno ancora vacanti poiché in luoghi privi di graduatorie di merito o GAE.

Il ministro sventola un piano per il sostegno ma affida alle università private le prove preselettive per la specializzazione che falliscono miseramente tra errori colossali e costi esorbitanti, mentre affida gli alunni in situazione di handicap a improbabili insegnanti per nulla specializzati.

Il risultato è quello di ritrovarsi con tante cattedre vacanti a settembre soprattutto nella sua Milano.

Praticamente nonostante le migliori intenzioni nulla è stato fatto per la scuola se non un grande piano per differenziarla tra scuola di serie A e scuola di serie B. Il M5S ha fatto proposte ma pare che il Ministro non se ne curi.

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