In Svizzera il referendum che può rivoluzionare il sistema monetario

Occhi puntati sul referendum in Svizzera che sta puntando a rivoluzionare il sistema monetario.

In Svizzera il referendum che può rivoluzionare il sistema monetario

Il referendum di scena domenica 10 giugno in Svizzera potrebbe trasformare in maniera radicale il settore monetario.

Gli elettori si recheranno alle urne per decidere se il Paese dovrà passare dalla moneta bancaria alla “moneta pubblica”. Essi decideranno in altre parole se togliere alle singole banche private la possibilità di creare denaro sotto forma di erogazione dei crediti, ridando il monopolio dell’emissione alla banca centrale e allo Stato.

Il referendum sta attirando l’interesse internazionale perché riporta luce su un argomento già ampiamente discusso da economisti e legislatori all’indomani del crollo finanziario del 2008.

Referendum Svizzera: verso una vittoria facile del “No”?

I sostenitori dell’iniziativa, nota come «Vollgeld» o la Sovereign Money Initiative (SMI), ritengono che approvare la misura renderebbe il sistema finanziario più sicuro, impedendo alle banche di prestare denaro in maniera incauta, mettendo a rischio i risparmi delle persone.

Un’eventuale approvazione del referendum renderebbe molto più difficile per le banche commerciali estendere il credito creando liquidità; la Banca centrale avrebbe infatti il monopolio dell’emissione monetaria di franchi svizzeri.

Ma secondo i sondaggi la SMI non riceverà voti sufficienti affinché la misura passi. Circa due terzi dell’elettorato svizzero sembrano infatti intenzionati a votare contro il piano, definito un “cocktail pericoloso” dal governatore della Banca centrale Thomas Jordan. Opinione che è stata ripresa in maniera ben più estrema anche dall’ad di UBS Sergio Ermotti:

“Non credo che il popolo svizzero sia suicida e approvi la riforma”.

La previsione è che i banchieri svizzeri voteranno “No” al prossimo referendum, convinti che la misura minaccerebbe i loro modelli di business, ridurrebbe la crescita economica e porterebbe il Paese in una situazione di svantaggio competitivo.

Come funziona il Sovereign Money Initiative?

Una vittoria del referendum significherebbe la fine del sistema bancario a riserva frazionaria - elemento cardine dei prestiti in tutto il mondo - dove le banche creano denaro ogni volta che emettono un prestito.

L’introduzione della Sovereign Money Initiative costringerebbe quindi le banche a rivedere completamente i loro attuali modelli di business; cosa che, vista l’importanza dell’attività bancaria nel Paese, avrebbe un impatto significativo sull’economia svizzera.

Si stima che circa l’85% del denaro che circola attualmente in Svizzera sia denaro elettronico creato dalle banche nazionali. Una situazione che secondo i sostenitori del “Sì” è totalmente instabile, e per questo propongono di cambiare il volto del sistema finanziario assicurandosi che le persone investano in conti nazionali privi di rischio. In questo modo, alle banche sarebbe consentito solo prestare denaro che amministrano in conti di risparmio, o quello che possono ottenere dai mercati monetari o dalla Banca centrale.

Perché la Banca centrale svizzera vota “No”?

La Banca centrale svizzera è contraria alla misura, nonostante i sostenitori della campagna siano convinti del fatto che alla BNS dovrebbe essere consentito di riappropriarsi del suo ruolo costituzionale.

Tuttavia, il governatore della BNS Thomas Jordan ha affermato che lo schema di Vollgeld - mai provato in nessun altro paese - sarebbe un salto nel vuoto.

S&P Global Ratings si aspetta una vittoria dei “No”, ma riconosce che il trionfo dei “Sì” potrebbe avere ripercussioni sulla solvibilità delle banche svizzere:

“In ogni caso, sarebbe opportuno che il parlamento svizzero e la BNS procedessero con cautela per ridurre al minimo l’impatto sul sistema finanziario ed economico svizzero".

Come ha introdotto questo referendum la Svizzera?

Nel sistema politico svizzero è possibile proporre un referendum quando il tema in questione ottiene più di 100.000 firme (in Italia ne occorrono 500.000). Questo vuol dire che spesso le idee radicali vengono messe alla prova in un voto nazionale.

Durante lo scorso anno, il Paese è stato chiamato al voto per le possibilità di eliminare i canoni televisivi e di introdurre un reddito di base per tutti i cittadini. Entrambe le proposte sono state respinte con percentuali nette.

Secondo Jean-Charles Rochet dell’Università di Ginevra in questo caso si tratta di un voto molto complesso e pericoloso, perché tante persone non hanno ben chiare le conseguenze di un loro sì o un loro no:

“In un mondo in cui gli esperti non sono ascoltati, sembra controproducente che una questione economica sia decisa da un voto politico”.

Cosa succede se vince il “Sì”

La previsione è che i titoli bancari perderanno ulteriormente terreno se domenica dovesse vincere il “Sì”.

Le azioni di UBS e Credit Suisse, le due maggiori banche svizzere, sono crollate ai minimi di diversi anni a maggio, come conseguenza del caos politico di Italia e Spagna e i relativi timori dei mercati europei. La potenziale introduzione della SMI potrebbe peggiorare le cose.

Eppure il voto avrebbe un’impatto maggiore sui mercati valutari, dove la Banca centrale svizzera interviene spesso per cercare di tenere a bada il valore del franco durante la forte volatilità del mercato.

Secondo Paul Wetterwald, capo economista di Indosuez Wealth Management, la SMI se adottata porterebbe a grandi incertezze, che si rivelerebbero dannose per l’economia e per il franco svizzero:

“In generale, la forza della moneta riflette la forza dell’economia, la fiducia mostrata dal mercato e dalle persone che lo compongono. Ironia della sorte, se accettata, l’iniziativa può aiutare la Banca centrale a indebolire il franco, privando il Paese del suo status di rifugio economico”.

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