Referendum, Sapelli a Money.it: “Il Sì è contro la democrazia”

Le persone che sceglieranno il Sì al prossimo referendum sono contro la democrazia. Le parole del professore Giulio Sapelli.

In attesa del referendum in programma per il prossimo 20 e 21 settembre che prevede il taglio di 345 parlamentari, di cui 115 al Senato e 230 alla Camera, continua ad infiammarsi il dibattito sulla scelta che i cittadini possono compiere durante il referendum.

Per Giulio Sapelli, economista e professore ordinario di Storia Economica presso l’Università degli Studi di Milano, nella quale insegna anche Economia Politica, i sostenitori del Sì sono contro la democrazia, spiega nel corso di un’intervista esclusiva per Money.it. Ecco perché.

Il Sì è contro la democrazia

Per Sapelli non ci sono mezze misure: i sostenitori del Sì sono contro la democrazia. Nel corso dell’intervista il professore ha affermato di essere un astensionista e che dunque non si recherà alle urne durante il prossimo referendum perché “bisogna cominciare a far mancare l’acqua ai pesci”, precisando però che se avesse votato, avrebbe senza dubbio scelto il “No” al taglio dei Parlamentari.

I cittadini aventi diritto al voto che scelgono di ridurre il numero dei parlamentari infatti sarebbero a favore di un governo non democratico, ma di una sorta di pseudo dittatura, precisa il professore, specificando che la sua scelta sarebbe dettata proprio da un sostegno all’operato del parlamento della Repubblica, e non ai referendum:

“Sono per il parlamento della Repubblica e non credo nei referendum e nelle non democrazie, delle pseudo dittature come quelle impetrate dai sostenitori del Sì, dai 5 Stelle e dal Partito Democratico”.

Il PD ha decretato la sua fine

L’invettiva del professore si sposta poi sul Partito Democratico, affermando che il PD ormai ha sancito la sua fine con la sua presa di posizione sul referendum, precisando che questa, forse, potrebbe essere la giusta occasione per attuare un cambiamento di rotta, grazie alla possibilità del successo del “No”:

“Il partito democratico ha sancito la sua fine e spero che questo segni un cambiamento di orientamento perché il no prende un sacco”.

Negli scorsi giorni infatti il Partito Democratico aveva espresso di essere favorevole al taglio dei parlamentari, posizione che poi Zingaretti ha precisato sarebbe solo il primo passo per una riforma più ampia, con cui superare il bicameralismo perfetto.

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