Redditometro 2026, come difendersi dagli accertamenti del Fisco. Le novità

Patrizia Del Pidio

13 Aprile 2026 - 14:26

Redditometro 2026: le nuove sentenze della Cassazione sulla prova contraria. Come giustificare spese di lusso e acquisti immobiliari con risparmi e regali.

Redditometro 2026, come difendersi dagli accertamenti del Fisco. Le novità

Si torna a parlare di redditometro dopo che due sentenze della Corte di Cassazione hanno dettato nuove regole per l’accertamento sintetico. Se il Fisco contesta spese troppo alte rispetto al reddito dichiarato, infatti, l’arma di difesa è una giustificazione logica e documentata. Il cittadino per proteggersi dalla presunzione di evasione fiscale71 deve dimostrare che le spese eccessive (che superano il reddito dichiarato) sono state effettuate con risorse reddituali esenti da imposte o già tassate in passato.

Se i fondi risultano sufficienti e compatibili con il periodo in cui è stata effettuata la spesa l’amministrazione tributaria deve ritenere le spese come lecite.

Per chi, quindi, decide di acquistare qualcosa di costoso (un’auto di lusso, una seconda casa, una vacanza) non compatibile con il proprio reddito, quindi, è possibile che sia stato pagato con risparmi accumulati nel tempo o con soldi donati. Ma per l’accertamento sintetico non basta soltanto dimostrare la disponibilità delle somme, bensì è necessario provare che siano state impiegate per effettuare gli acquisti che il Fisco contesta.

Due importanti sentenze del 2026 tracciano nuovi confini all’azione del redditometro. Scopriamo cosa stabiliscono e cosa cambia.

Redditometro, le prove richieste

Con l’ordinanza 4123 del 24 febbraio 2026, la Corte di Cassazione chiarisce i limiti della prova contraria che il contribuente deve fornire in tema di redditometro. La legge prevede che se l’Agenzia delle Entrate, tramite il nuovo redditometro rileva una capacità reddituale maggiore a quella dichiarata, il contribuente debba giustificare la differenza.

Gli uffici dell’amministrazione tributaria pretendevano, fino a qualche tempo fa, una documentazione dettagliata per dimostrare in modo certo con che somme era stata effettuata la spesa contestata. Con l’ordinanza in questione gli Ermellini stabiliscono che basta dimostrare la disponibilità di capitali quantitativamente congrui. Se un cittadino possiede una somma di denaro di provenienza lecita si può presumere che le spese siano state effettuate con questa disponibilità.

Il caso esaminato

Nel caso preso in esame al contribuente era stato contestato l’acquisto di una barca da pesca. Il Fisco riteneva che la provenienza del denaro fosse oscura, ma il contribuente aveva dimostrato che le somme provenivano da un contributo ricevuto anni prima investito e poi svincolato. In appello la Commissione tributaria aveva chiesto la prova puntuale dell’utilizzo di queste somme per l’acquisto della barca, ma per la Cassazione è sufficiente che le somme siano presenti.

La sentenza stabilisce che anche la presenza di somme ricevute anni prima giustifichino un acquisto nel presente: la ricevuta delle somme ricevute (una vincita alla lotteria, un regalo, un risarcimento, ad esempio), infatti, mettono al sicuro il contribuente. Se prima, quindi, il giudice era portato a controllare tutti i movimenti bancari, ora ha il compito di controllare la documentazione fornita che confermi che le spese effettuate sono state sostenute grazie alla disponibilità patrimoniale passata.

Valore probatorio e redditometro

Con un’altra recente sentenza, la 7042 del 24 marzo 2026, la Suprema Corte si è pronunciata sul valore probatorio delle dichiarazioni di terzi. Le dichiarazioni rese da terzi, come parenti o il coniuge, hanno il carattere di prova piena nel processo tributario. La Corte, però, chiarisce che non basta avere somme a disposizione per contrastare il redditometro, ma bisogna dimostrare che sono state utilizzate proprio per l’acquisto dei beni contestati.

La controversia riguarda un contribuente per il quale è stato avviato un accertamento ai fini Irpef a causa dell’acquisto di un immobile con valore superiore al milione di euro e di un quadriciclo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole al contribuente poiché era stata motivata da una mail del coniuge in cui si parlava di fondi esteri. Non basta, per i Supremi Giudici, questa prova indiziaria per giustificare la provenienza dei fondi utilizzati per gli acquisti.

Anche se le dichiarazioni di terzi hanno valore probatorio nel processo tributario, la decisione della Corte di Appello è stata censurata poiché non aveva tenuto conto del vincolo coniugale che lega le parti e non aveva rilevato la reale disponibilità
La documentazione fornita, infatti, attestava una disponibilità di 351.000 euro, una somma di molto inferiore al milione di euro pagato per acquistare l’immobile. Per la Cassazione il contribuente non deve solo provare la provenienza del denaro, ma anche l’effettivo impiego dello stesso nell’acquisto dei beni contestati.

Le prove per superare la presunzione del redditometro

Per superare la presunzione legale del Fisco, infatti, la prova contraria deve poggiare su:

  • quantificazione esatta delle somme disponibili non imponibili;
  • dimostrazione che le somme siano rimaste a disposizione del contribuente per un tempo che sia compatibile con l’acquisto dei beni contestati.

Nel caso preso in esame le prove documentali erano riferite a somme molto inferiori e le dichiarazioni del coniuge, dato il legame personale, richiedevano un controllo più rigoroso.

La difesa contro il redditometro, quindi, pur permettendo di utilizzare fondi derivanti da disponibilità pregresse, necessita di un fascicolo documentale che tracci quantità di denaro e tempo.

In conclusione con l’ordinanza 4123/2026 ( che stabilisce il principio di presunzione) si chiarisce che se hai i soldi (es. una vecchia eredità), il Fisco deve presumere che tu abbia usato quelli per la spesa effettuata. Non serve il tracciamento di ogni singola banconota.
Con la sentenza 7042/2026 (limite della congruità) si specifica che la difesa crolla se la somma giustificata è molto inferiore alla spesa effettuata (nel tuo esempio, 351.000€ a fronte di 1 milione). Inoltre, avverte che le dichiarazioni di parenti o coniugi, pur essendo ammissibili, sono soggette a un vaglio di attendibilità molto severo. Nel secondo caso, la Cassazione ha bocciato la mail del coniuge perché considerata come indizio semplice. Per avere valore di prova, le dichiarazioni di terzi dovrebbero idealmente essere supportate da atti con data certa o flussi bancari tracciabili.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.