Reddito di cittadinanza per chi lavora

Il reddito di cittadinanza spetterà anche a chi svolge un’attività lavorativa, oppure sarà necessario essere disoccupati?

Reddito di cittadinanza per chi lavora

Il nuovo reddito di cittadinanza dovrebbe offrire un sostegno non soltanto a chi risulta disoccupato e non ha alcun rapporto di lavoro, ma anche a chi lavora e guadagna poco.

In base a quanto reso noto, difatti, il nuovo sussidio non sarà basato sull’assenza di un’occupazione, ma su altri parametri: in primo luogo il reddito, ma anche la composizione del nucleo familiare ed il patrimonio della famiglia avranno la loro importanza.

A questo proposito, il vicepremier di Maio ha annunciato che sarà particolarmente rilevante il possesso della casa di abitazione: chi non paga l’affitto perché è proprietario, o vanta un diritto reale sull’abitazione, si vedrà ridurre il reddito di cittadinanza sulla base del canone risparmiato.

Tornando, invece, ai beneficiari del reddito di cittadinanza che non lavorano, questi non percepiranno l’intero sussidio, pari a 780 euro al mese, ma il sostegno sarà ridotto sulla base del reddito percepito grazie all’attività lavorativa.
Ma procediamo per ordine e, dopo aver osservato quali sono le principali novità sul sussidio, cerchiamo di capire come funzionerà il reddito di cittadinanza per chi lavora.

Come funziona il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza è un sussidio mensile, esentasse, accreditato a favore di coloro che possiedono un reddito sotto la soglia di povertà relativa, pari a 780 euro al mese, in caso di nucleo familiare con un solo componente.

L’ammontare dell’integrazione mensile dovrebbe essere calcolato in base al reddito percepito, al patrimonio posseduto ed alla composizione del nucleo familiare: bisognerà dunque presentare la dichiarazione Isee per aver diritto al sussidio, con tutta probabilità.

Il reddito di cittadinanza dovrebbe essere riconosciuto accreditando l’importo spettante in una carta acquisti, una sorta di social card, che consentirà soltanto l’acquisto di beni di prima necessità e, probabilmente, il pagamento delle utenze.
La carta acquisti non dovrebbe essere, invece, abilitata al prelievo di contante, e potrebbe essere ricaricata soltanto dall’Inps, a cadenza periodica, sulla base dell’importo spettante al nucleo familiare.

Come funziona il reddito di cittadinanza per i pensionati?

Il reddito di cittadinanza interesserà anche i pensionati: nello specifico, tutte le pensioni, comprese quelle ad oggi non integrabili al minimo, dovrebbero essere aumentate sino a 780 euro mensili.

L’attuale integrazione al trattamento minimo, pari a 507,42 euro mensili, e le ulteriori maggiorazioni, dovrebbero dunque essere assorbite dalla nuova pensione minima di cittadinanza.

In base alle notizie più recenti, però, non è chiaro se ad aumentare sarà direttamente l’assegno di pensione, o se l’integrazione dovrà avvenire attraverso l’erogazione dell’importo spettante su una carta acquisti.

Inoltre, non è stato nemmeno chiarito se l’integrazione della pensione sarà calcolata in base al reddito percepito, al patrimonio posseduto ed alla composizione del nucleo familiare, come il reddito di cittadinanza per lavoratori e disoccupati: sarà necessario presentare la dichiarazione Isee per aver diritto alla pensione minima, o basterà la presentazione del modello Red, come avviene oggi per chi riceve l’integrazione al trattamento minimo?

Chi ha diritto al reddito di cittadinanza?

Potranno chiedere il reddito di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè hanno perso il posto o non hanno mai lavorato);
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore ai 780 euro mensili;
  • percepiscono una pensione inferiore ai 780 euro mensili (in questo caso si parla di pensione di cittadinanza).

Come osservato, dovrebbe essere richiesta la dichiarazione Isee per beneficiare del reddito o della pensione di cittadinanza, in quanto si dovrà valutare anche il patrimonio posseduto.

Chi lavora ha diritto al reddito di cittadinanza?

Per chi lavora, il reddito di cittadinanza sarà ridotto sulla base dello stipendio o dei compensi ricevuti mensilmente.

Ad esempio, se il lavoratore percepisce uno stipendio pari a 400 euro mensili, si vedrà ridurre il reddito di cittadinanza in misura corrispondente, quindi percepirà 380 euro al mese anziché 780.

A queste riduzioni dovranno essere aggiunti gli ulteriori tagli del sussidio in base al patrimonio posseduto ed all’eventuale mancato pagamento del canone di affitto, per chi possiede l’abitazione principale.

Considerando queste condizioni, il reddito di cittadinanza riduce parecchio la sua platea e i benefici accordati, rispetto a quanto annunciato inizialmente dalle parti politiche: basterà avere un lavoro part-time e una casa di proprietà per vedersi fortemente ridurre il sussidio.

Bisogna comunque capire quale importanza rivestirà la composizione della famiglia: ad esempio, se il nucleo familiare è numeroso, questo dovrebbe dar luogo ad un aumento del reddito di cittadinanza.

Chi riceve la Naspi ha diritto al reddito di cittadinanza?

La Naspi e le altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza, sino al limite di 780 euro mensili.

Lo stesso vale per eventuali prestazioni di assistenza percepite da uno o più componenti del nucleo.

Per ottenere il reddito di cittadinanza bisogna lavorare?

In base a quanto annunciato, il reddito di cittadinanza obbligherà il beneficiario non solo a cercare assiduamente un lavoro ed a riqualificarsi, ma anche ad offrire 8 ore alla settimana di lavoro gratuito per il proprio Comune di residenza.

Chi si rifiuterà di lavorare per il proprio Comune perderà il sussidio; il reddito si perderà anche nel caso in cui si rifiutino tre offerte di lavoro.

Oltre alle attività lavorative per il Comune di residenza ed alla ricerca attiva di lavoro, che dovrà essere effettuata per almeno 2 ore al giorno, i beneficiari del reddito di cittadinanza dovranno anche frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito, senza bisogno di partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Non sarà necessario lavorare ed impegnarsi in percorsi di riqualificazione, poi, per chi percepirà la pensione di cittadinanza.

Iscriviti alla newsletter "Lavoro" per ricevere le news su Reddito di cittadinanza

Condividi questo post:

Commenti:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.