Reddito di base universale, stop della Finlandia ma non sarebbe una bocciatura

La Finlandia non prorogherà nel 2019 l’esperimento del reddito di base universale: adesso si deve capire se è stato un successo o un flop.

Reddito di base universale, stop della Finlandia ma non sarebbe una bocciatura

Aspettiamo a chiamarla bocciatura. La Finlandia ha confermato la fine nel 2019 del test del reddito di base universale, che aveva preso il via nel 2017 con una durata prevista proprio di due anni.

Si tratta di un assegno da 560 euro netti al mese erogato a 2.000 disoccupati scelti a campione, con il benefit che viene mantenuto anche se il beneficiario nel frattempo riesce a trovare un lavoro.

La domanda quindi è semplice: questo reddito di base universale ha incentivato la pigrizia o la voglia di cercare un lavoro? Al momento nessuno conosce i dati (si dovrà aspettare marzo), con il governo finlandese che ha deciso lo stop proprio per capire quali siano stati gli effetti di questa sorta di “esperimento”.

Il reddito di base universale in Finlandia

Per prima cosa bisogna specificare che il reddito di base universale che è stato sperimentato in Finlandia presenta delle differenze rispetto il reddito di cittadinanza, misura simile che adesso in Italia dovrebbe partire in primavera dopo che nella legge di Bilancio sono stati inseriti i fondi per il suo avvio.

Il reddito di cittadinanza voluto dal Movimento 5 Stelle prevede infatti che nessun italiano possa guadagnare meno di 780 euro al mese. Per chi rientra nei parametri Isee, chi non ha reddito riceverà quindi l’importo completo, chi invece guadagna una cifra inferiore riceverà una integrazione.

Il tutto però è finalizzato alla ricerca di un posto di lavoro: il beneficiario non può rifiutare più di tre offerte di lavoro, pena la sospensione dell’erogazione, mentre nel momento in cui trova un lavoro viene meno il diritto a percepire l’assegno. Inoltre ci dovrebbe essere anche un limite temporaneo, si parla di tre anni.

In Finlandia invece il reddito di base universale si fonda sul concetto che ogni cittadino debba ricevere un importo, anche se lavora, senza un limite di tempo. Senza dubbio un progetto più che ambizioso oltre che esoso.

Per testare la fattibilità di questa misura, ecco che Helsinki nel 2017 ha dato il via a una sperimentazione: 2.000 disoccupati tra i 25 e i 58 anni hanno ricevuto 560 euro netti al mese, per un costo di 20 milioni l’anno.

Diverso anche l’impatto che la misura ha sulla popolazione: da noi 780 euro al mese rappresentano quasi uno stipendio, mentre in Finlandia il salario medio è di circa 3.500 euro al mese.

I beneficiari finlandesi non hanno avuto obblighi, visto che il governo nei due anni di tempo che ha stabilito come durata dell’esperimento voleva capire l’impatto che il reddito di base universale poteva avere tra i disoccupati.

Come è andata?

Esauriti i due anni di questo periodo di prova, la Finlandia ha deciso di non prorogare oltre la sperimentazione del reddito di base universale. Nei prossimi mesi dovrebbero essere forniti tutti i dati e si tireranno le somme.

In teoria ci sarebbe dovuta essere anche una seconda fase di questo esperimento, elargendo l’assegno anche ai lavoratori a basso reddito. Lo stop quindi non permetterà di approfondire anche questo aspetto.

In generale questo test è stato accolto in maniera favorevole dai finlandesi, con il governo guidato dal liberale Juha Sipilä che a questo punto aspetta solo di valutare tutti i numeri per decidere in che direzione muoversi.

L’unica cosa che al momento appare chiara è che il reddito di base universale ha dato una grossa snellita all’apparato burocratico: un aspetto questo non secondario e che potrebbe avere molta voce in capitolo quando si dovrà tracciare un bilancio di questo esperimento.

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