Perché il record del Bitcoin è merito del mercato (e non di Coinbase)

Stefano Masa

15/04/2021

03/05/2021 - 13:43

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Prescindendo dall’IPO di Coinbase i nuovi massimi del Bitcoin erano nell’aria.

Perché il record del Bitcoin è merito del mercato (e non di Coinbase)

Il mondo delle cryptocurrency, o più comunemente denominate criptovalute, è in fermento. La quotazione di Coinbase sembra aver destato ulteriore interesse per questo - ancora oggi – sconosciuto approdo di potenziale impiego di capitali.

Volutamente si evita il termine investimento poiché, in base alla più tradizionale terminologia finanziaria, la casistica cripto non vede ancora una normativa che possa identificarlo come vero e proprio strumento finanziario con annesse norme.

Prescindendo dalla futura volontà dei regolatori, se si osserva più da vicino i recenti andamenti delle principali valute virtuali, è oggettivamente riscontrabile il loro significativo incremento. Un rialzo partito esponenzialmente nel corso dell’ultimo anno che, dati alla mano, vede rivalutazioni superiori alle tre cifre e caratterizzate da nuovi massimi se non addirittura la messa a segno di ennesimi record assoluti.

Perché il record dei Bitcoin è merito del mercato

Nel corso delle ultime ore - l’imminente citata IPO di Coinbase - pare abbia comportato un ulteriore boost al già più che avanzato settore; sono molti gli osservatori che, grazie al benvenuto di questa new entry, provano a giustificare il recente rally di Bitcoin & Co. ma, analizzando dettagliatamente le serie storiche - tutto questo - potrebbe essere non sufficiente.

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Soffermando l’attenzione alla sola e maggiormente decantata quotazione del Bitcoin i livelli record finora raggiunti appaiono (apparentemente, appunto) privi di alcun presupposto fatto salve le innumerevoli teorie e ipotesi riconducibili al più roseo futuro a detta di coloro che ne sposano l’idea embrionale del progetto.

Tralasciando i molteplici pro e contro in ottica di lungo periodo, è opportuno invece rilevare come da inizio anno la dinamica degli scambi si sia caratterizzata per alcune fasi (ben tre) di sistematico ritracciamento seguito da un rialzo con il costante aggiornamento di nuovi massimi.

Individuando le rispettive aree di prezzo ovvero ad inizio gennaio, metà febbraio e nella prima parte di marzo, si può graficamente quantificare il comune upside che ha caratterizzato i corsi nelle ottave a seguire: l’ammontare del range appartenente al canale ribassista riconducibile alla nostra ipotesi è pari a circa 9.000 dollari e - a tale differenziale – corrisponde verosimilmente il successivo record conseguito dallo stesso Bitcoin.

Nuovo target a $70.000 per il Bitcoin

Focalizzando l’attenzione ai massimi dello scorso marzo (61.750 dollari circa) è pressoché immediato il nuovo target: quota 70.000 dollari.

Ovviamente questo nostro ipotetico quantum non rappresenta una regola certa ma, allo stesso tempo, è innegabile come la costante ripetizione di questa serie addizionale possa concretizzare il potenziale target di brevissimo periodo sulla principale criptovaluta.

Accogliendo la neoquotata Coinbase ed ovviamente nulla togliendo alla stessa, riteniamo che il fenomeno cripto possa vivere di natura propria e senza alcun fattore o influenza esogena. Unica fonte di possibile instabilità (o timore) resta il suo attuale status di sottostante non regolamento ma a questo ci dovranno pensare altri soggetti. Il mercato farà il resto.

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