Radiato dall’albo l’avvocato senza moralità: l’importante sentenza della CEDU

Simone Micocci

28 Giugno 2017 - 15:55

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Si può cancellare dall’albo dei professionisti l’avvocato immorale? Per la CEDU sì, visto il ruolo che i professionisti legali ricoprono all’interno degli ordinamenti statali.

È giusto radiare dall’albo un avvocato solo perché immorale?

Per essere iscritto all’albo un avvocato deve avere un’alta moralità mantenendo una condotta. In caso contrario la radiazione dall’albo è del tutto legittima, visto il ruolo delicato ricoperto dall’avvocato all’interno degli ordinamenti statali.

Una novità che arriva direttamente dall’Unione Europea: è stata la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (la CEDU) a ribadire che gli Stati hanno la piena autorizzazione per radiare dall’albo l’avvocato privo di moralità, almeno fino a quando questa condizione sussiste.

La sentenza della CEDU

Nel caso di specie la CEDU si è espressa in merito al ricorso presentato da due avvocati lituani radiati dall’albo per aver tenuto dei comportamenti privi di moralità.

Il primo, tale Jankauskas, è un professionista legale radiato dall’albo per aver omesso una condanna ricevuta quando era ancora un poliziotto. Il secondo invece è un praticante di nome Lekavicene che per un determinato periodo ha scelto di cancellarsi dal registro dei professionisti pur continuando a svolgere regolarmente la professione; per questo motivo è stato condannato per esercizio abusivo e per falso e di conseguenza gli è stata rigettata la nuova domanda di iscrizione.

I due avvocati si sono opposti alla decisione del Tribunale del loro Paese facendo ricorso alla CEDU appellandosi all’articolo 8 della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

Questo, precisamente nel II comma, stabilisce che non può esserci “ingerenza di un’autorità pubblica” nell’esercizio del diritto alla vita privata e familiare, ad eccezione dei casi in cui questo sia necessario per la tutela della “pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

Secondo la CEDU, però, la radiazione dall’albo dell’avvocato colpevole per aver tenuto una condotta immorale non costituisce una violazione dell’articolo 8 della Convenzione. Non c’è nessuna interferenza arbitraria, sproporzionata e illecita poiché in questo caso si agisce per la tutela dei cittadini visto il ruolo delicato che questi professionisti assumono all’interno del nostro ordinamento.

Il rifiuto all’iscrizione - o la radiazione - all’albo è del tutto legittimo qualora l’avvocato non soddisfi il requisito della moralità necessario per esercitare.

Moralità obbligatoria vista la posizione dell’avvocato nell’ordinamento

Per l’accesso, e l’esercizio, alla professione forense sono necessari degli standard molto elevati: non basta quindi che l’avvocato abbia le qualità per poter esercitare, è richiesta anche una moralità elevata.

Laurea ed esame per l’abilitazione sono due condizioni fondamentali per poter esercitare, ma lo è anche il mantenere una condotta morale.

Questo perché, come ribadito dalla CEDU, l’avvocato ricopre una posizione preminente all’interno degli ordinamenti statali, poiché oltre a difendere i diritti dei cittadini e a tutelarne le libertà individuali, garantisce il corretto funzionamento del sistema giudiziario preservando così lo Stato di diritto.

Affidare un tale compito a dei professionisti, che seppur capaci non sono in grado di mantenere un comportamento esemplare, costituisce un rischio per i cittadini in quanto questi non sono adatti per proteggere gli ideali di giustizia e legalità.

Perché permettere di esercitare ad un avvocato non in grado di svolgere il ruolo per cui è chiamato? Se il professionista perde la moralità, quindi, lo Stato è legittimato a cancellarlo dall’albo, fino a quando non dimostrerà di averla recuperata.

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