Quota 41 per tutti per eliminare la legge Fornero: cos’è, come funziona e quanto costerebbe

Simone Micocci

3 Giugno 2022 - 12:16

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Pensione per tutti con 41 anni di contributi: così i sindacati (e Matteo Salvini) chiedono di eliminare una parte della legge Fornero.

Quota 41 per tutti per eliminare la legge Fornero: cos'è, come funziona e quanto costerebbe

Per la riforma delle pensioni che dovrebbe entrare in vigore dall’1 gennaio 2023 si torna a parlare - inutilmente, come vedremo meglio di seguito - di Quota 41 per tutti.

Matteo Salvini, dopo aver incassato la sconfitta per la mancata conferma di Quota 100, ha promesso che farà tutto il possibile per evitare il “ritorno della legge Fornero” nel 2023, quando potrebbe esserci l’addio alle ultime misure di flessibilità rimaste, quali l’Ape sociale, Opzione donna e la neonata Quota 102.

Come già abbiamo avuto modo di spiegare, però, non è corretto parlare di ritorno della Fornero visto che di fatto le regole per andare in pensione oggi sono ancora quelle decise in quel lontano inverno del 2011. Semmai si potrebbe parlare di cancellazione della legge Fornero, o perlomeno di una parte, qualora effettivamente dovesse esserci l’attuazione di una Quota 41 per tutti, misura su cui da tempo fanno leva Matteo Salvini e i sindacati.

In questo modo, infatti, cambierebbero le regole per l’accesso alla pensione anticipata così come sono state fissate dalla riforma del 2011.

Per capirne il motivo dobbiamo fare chiarezza su cos’è Quota 41 per tutti; per farlo, dobbiamo partire da quanto accade oggi, in quanto una forma di Quota 41 è già in vigore purché sia riservata solamente ad alcune categorie.

Quota 41 oggi: come funziona?

Quota 41 è una forma di pensione anticipata oggi riservata solamente ad alcune categorie di lavoratori svantaggiati. Nel dettaglio, questi possono andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica una volta maturati 41 anni di contributi, requisito valido sia per donne che per uomini.

Specialmente quest’ultimi sono avvantaggiati da Quota 41 dal momento che per loro il requisito contributivo per la pensione anticipata è di 42 anni e 10 mesi; usufruendo di questa forma per il pensionamento anticipato, quindi, riescono ad andare in pensione quasi due anni prima. Per le donne invece lo sconto è di appena 10 mesi, poiché per loro la pensione anticipata si raggiunge alla maturazione di 41 anni e 10 mesi di contributi.

Con Quota 41, quindi, il diritto alla pensione si matura con 41 anni di contributi; per la decorrenza della stessa, però, bisogna attendere una finestra mobile di 3 mesi, così come pure per la pensione anticipata. Questa è stata introdotta proprio dal decreto 4/2019 (lo stesso di Quota 100), con il quale Quota 41 e pensione anticipata sono stati sterilizzati dall’effetto dell’adeguamento con le aspettative di vita fino al 2026.

Quota 41 oggi: chi vi può ricorrere?

Come anticipato oggi Quota 41 è riservata ad alcune categorie di lavoratori, vediamo quali. Come prima cosa per farvi ricorso è necessario che il lavoratore sia riconosciuto come precoce, ossia che abbia maturato 12 mesi di contributi - non per forza continuativi - prima del compimento del 19° anno di età.

Non basta però essere un lavoratore precoce per accedere a Quota 41, visto che questa è riservata solamente a coloro che fanno parte anche di una delle seguenti categorie:

  • disoccupati: a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, e che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi;
  • caregiver: ossia coloro che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. I cosiddetti caregiver;
  • invalidi civili: percentuale pari almeno al 74%;
  • dipendenti che svolgano da almeno sei anni all’interno degli ultimi sette attività lavorative usuranti e gravose;
  • lavoratori dipendenti addetti alle attività usuranti o ai lavoratori notturni con almeno 64 notti lavorate l’anno.

Si tratta di requisiti particolarmente restrittivi ed è per questo che ogni anno Quota 41 non raggiunge un numero elevato di richieste; questo potrebbe cambiare in futuro qualora il Governo dovesse mantenere la sua promessa estendendo a tutti i lavoratori la possibilità di ricorrere a questa misura.

Quota 41 per tutti: cosa significa?

Partiamo con il capire cosa intende con il termine “per tutti”.

Dando un’interpretazione più estensiva del termine, ciò significa che tutti coloro che hanno maturato 41 anni di contributi - indipendentemente se facenti parte di una delle suddette categorie - potrebbero andare in pensione.

In questo caso Quota 41 prenderebbe il posto della pensione anticipata che per ovvi motivi non avrebbe motivo per esistere.

La seconda interpretazione, più restrittiva ma più fattibile almeno per l’immediato, è quella per cui “per tutti” riguardi solamente i precoci. Per accedere a Quota 41, quindi, basterebbe essere un lavoratore precoce senza per forza far parte di una delle categorie svantaggiate elencate in precedenza.

Ovviamente la prima ipotesi avrebbe un costo molto più elevato per il Governo rispetto alla seconda, ed è per questo motivo che Quota 41 per tutti i precoci sembra essere l’ipotesi più fattibile nel breve periodo.

Perché Quota 41 per tutti è irrealizzabile

A differenza di Quota 100, con la quale sono andati in pensione appena 300 mila persone nel triennio 2019-2021, con Quota 41 si potrebbe effettivamente superare quanto deciso dalla legge Fornero, perlomeno per quanto riguarda la pensione anticipata.

Tuttavia, c’è un ostacolo che al momento sembra essere insormontabile: il costo. Secondo le stime, infatti, introdurre Quota 41 senza vincoli - consentendo a tutti di andare in pensione con 41 anni di contributi - costerebbe, una volta a regime, 12 miliardi di euro in più ogni anno.

Una spesa che non sembra essere sostenibile e che sarebbe contraria alle raccomandazioni avanzate dall’Unione europea. Già oggi, d’altronde, la spesa previdenziale ci costa 300 miliardi di euro l’anno, il 16,7% del Pil nazionale. L’Ue ci chiede di ridurre questa soglia che tuttavia con l’introduzione di Quota 41 per tutti aumenterebbe tanto da raggiungere il picco del 17,4% nel 2036.

Ci sono 12 miliardi di motivi, quindi, che sembrano impedire l’introduzione di Quota 41 per tutti, della quale si continuerà a parlare ma che difficilmente verrà approvata (almeno da questo governo).

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