Negli ultimi due anni questo titolo di Piazza Affari è stato uno dei protagonisti del rally del listino, arrivando a raddoppiare il proprio valore rispetto ai minimi del 2023. Un rally che, secondo diversi analisti, potrebbe non essere ancora completamente esaurito. Il consenso di mercato continua infatti a indicare un potenziale rialzo nell’ordine del 13% rispetto ai prezzi attuali.
Ma dopo una corsa così lunga il mercato inizia a cambiare atteggiamento. Il recente cambio ai vertici ha riacceso il dibattito sulle prospettive future della società e alcune case d’affari hanno iniziato a rivedere le proprie raccomandazioni. Non è necessariamente un segnale di inversione, ma quando un titolo corre così tanto in Borsa basta poco per cambiare il sentiment.
In queste fasi i grandi investitori raramente inseguono i prezzi. Aspettano piuttosto che il mercato scarichi parte dell’euforia, per capire dove potrebbe formarsi un nuovo punto di equilibrio.
Ed è proprio lì che potrebbe aprirsi una finestra interessante per chi investe con un orizzonte di lungo periodo.
Ascopiave dopo il rally: il nodo governance riaccende i dubbi del mercato
Il titolo di cui stiamo parlando è Ascopiave, una delle società più solide del panorama energetico italiano nel segmento della distribuzione del gas. Negli ultimi due anni il mercato ha premiato la trasformazione strategica del gruppo, accompagnando le azioni in un lungo rally che ha portato le quotazioni da meno di 2 euro fino a un massimo di 3,95 euro.
La svolta è arrivata soprattutto dopo la cessione delle attività di vendita di gas ed energia. Da allora Ascopiave ha rafforzato il proprio profilo di operatore infrastrutturale, con un business più stabile e flussi di cassa prevedibili, caratteristiche che in Borsa vengono spesso associate a titoli difensivi e con dividendi regolari.
Tuttavia, il cambio ai vertici della società ha riaperto il confronto tra gli analisti sulle prospettive del gruppo. Alcune case d’affari hanno già adottato un approccio più prudente dopo il rally degli ultimi mesi.
Non significa che il mercato abbia cambiato idea sul business di Ascopiave. Ma dopo una corsa così ampia è normale che emergano prese di beneficio e che gli investitori inizino a chiedersi se il prezzo attuale incorpori già gran parte delle buone notizie.
Grafico azioni Ascopiave
Fonte Tradingview
Perché Ascopiave diventa un affare a questo prezzo
Le tensioni sulla governance hanno già iniziato a pesare sul titolo. Nella seduta di ieri Ascopiave ha chiuso in calo del 4,66% a 3,685 euro, mentre gli analisti iniziavano a ricalibrare il giudizio sulla società.
Il downgrade arrivato da Kepler Cheuvreux, con il passaggio da “Buy” a “Hold”, non riguarda tanto i fondamentali del gruppo quanto l’incertezza legata al possibile cambio di management. Secondo la banca d’affari, il rischio di una discontinuità ai vertici potrebbe influire sulla credibilità del piano industriale presentato appena un mese fa.
Il nodo nasce dalla proposta avanzata da Asco Holding, socio di controllo della società, di modificare lo statuto introducendo nuove regole sulla governance. Tra queste il divieto per il presidente di avere deleghe operative e l’incompatibilità tra il ruolo di direttore generale e quello di amministratore. Una revisione che avrebbe ridimensionato il ruolo dell’attuale guida storica del gruppo, Nicola Cecconato, presidente, amministratore delegato e direttore generale da nove anni.
La proposta ha acceso il confronto tra i soci pubblici della holding e tra gli stessi investitori. Alla fine Asco Holding ha scelto di rinviare l’assemblea straordinaria sulla riforma dello statuto, lasciando però aperto il tema del rinnovo del consiglio di amministrazione.
Il mercato, almeno per ora, ha reagito con prudenza. Anche perché il titolo arriva da una corsa molto sostenuta, con un +16% da inizio anno e un +34% negli ultimi dodici mesi.
Kepler resta comunque costruttiva sul valore della società e ha rivisto leggermente al rialzo il target price da 4,1 a 4,2 euro, applicando però uno sconto del 5% per incorporare il rischio legato alla governance.
Secondo la banca d’affari Ascopiave tratta ancora con uno sconto di circa il 10% sul valore degli asset attesi nel 2026-2027, offrendo allo stesso tempo un rendimento da dividendo vicino al 4,3%.
Ma è il livello di prezzo più basso che inizia ad attirare l’attenzione degli investitori.
Discese verso il supporto critico a 2,90 euro spingerebbero infatti il dividend yield oltre il 5,5%.
A quel punto il peso del dividendo tornerebbe centrale nella valutazione del titolo e una fase di debolezza potrebbe trasformarsi in una possibile occasione di acquisto sulla debolezza.
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