Questo titolo di Piazza Affari ha guadagnato il 217% in un anno. E adesso?

Claudia Cervi

19 Luglio 2025 - 07:51

Conviene ancora investire oggi in un titolo che ha fatto +217% in un anno e il +136% in 6 mesi? Il rally di Piazza Affari nasconde qualche insidia.

Questo titolo di Piazza Affari ha guadagnato il 217% in un anno. E adesso?

Piazza Affari festeggia uno dei migliori semestri degli ultimi anni, sospinta dai tagli BCE, dal rimbalzo industriale e dalla corsa globale agli armamenti. Ma c’è un titolo che ha fatto molto di più del Ftse Mib ed è letteralmente esploso in Borsa, con una performance del +217% in un anno. Numeri da big tech americana.

Eppure, proprio quando l’entusiasmo è al massimo, diversi analisti mettono in dubbio la sostenibilità di questo rally: fin dove può arrivare il titolo? Conviene venderlo se lo si ha in portafoglio? Meglio evitare di comprarlo?

Fincantieri ha guadagnato il 217% in un anno

Fincantieri si prepara a pubblicare i conti del secondo trimestre il prossimo 30 luglio e il consenso si aspetta numeri solidi, con un utile netto adjusted sopra i 43 milioni, in netto miglioramento rispetto al rosso di 7 milioni registrato nel primo semestre 2024. I ricavi dovrebbero salire del 12% su base annua, a quota 2,1 miliardi, spinti soprattutto dalle divisioni Cruise, Offshore e Underwater. Bene anche l’order intake, che potrebbe raggiungere i 14,8 miliardi nel primo semestre, con un rapporto book-to-bill da manuale.

Numeri positivi, ma come spesso accade quando un titolo corre così tanto il mercato sconta già queste notizie nel prezzo. Per questo motivo, Jefferies ha rivisto al rialzo il target price a 16,20 euro, mentre Equita resta più cauta, confermando un giudizio “hold” e un prezzo obiettivo fermo a 16 euro. Questo significa solo una cosa: il grosso della corsa potrebbe essere già alle spalle.

Grafico azioni Fincantieri Grafico azioni Fincantieri Fonte Tradingview

Il business Underwater e la cantieristica militare USA offrono margini interessanti, ma difficilmente da soli possono giustificare ulteriori impennate in Borsa. Anche perché il rapporto debito netto/ebitda, che Jefferies stima in calo a 2,5x nel 2025, resta comunque sotto osservazione. Il miglioramento è reale, ma graduale. E soprattutto, già noto agli investitori istituzionali.

Il punto è che quando la narrativa supera i fondamentali, basta poco per innescare un cambio di rotta. Un ritardo negli ordini, una commessa che slitta o qualche intoppo con la burocrazia americana (storia già vista con il programma Constellation) potrebbe bastare a far scattare prese di profitto. E a questi livelli, le prese di profitto non sono un rischio da sottovalutare.

Prospettive future: c’è potenziale, ma fin dove può salire?

Le prospettive future di Fincantieri si intrecciano con l’interesse strategico degli Stati Uniti. Washington ha messo sul piatto 29 miliardi di dollari per rilanciare la base industriale navale americana, di cui 5 miliardi dedicati alla costruzione militare. Fincantieri, con tre cantieri già operativi, 3.500 dipendenti e contratti attivi con la Marina USA, ha tutte le carte per intercettare parte di questi fondi.

Questo scenario si scontra però con la lentezza cronica del sistema americano, tra approvazioni, passaggi federali e ritardi, che rischia di rallentare la traduzione concreta di queste opportunità in nuovi ricavi. A questo proposito, Jefferies sottolinea chiaramente che il rischio per Fincantieri non è la mancanza di potenziale, ma il timing.

Anche in Europa le prospettive sembrano interessanti, almeno sulla carta. La Nato punta ad aumentare la spesa per la difesa fino al 5% del PIL entro il 2035, ma i principali Paesi (Italia, Francia, Polonia) già investono pesantemente nel settore. I veri margini di crescita potrebbero arrivare da attori “secondari” come Canada e Danimarca. Ma non si tratta di una pipeline esplosiva a breve termine.

La verità è che Fincantieri ha già giocato molte delle sue carte vincenti e questo si riflette nelle valutazioni attuali. Per innescare un nuova gamba rialzista servirebbero dunque nuovi catalizzatori (che potrebbero non essere così chiari e immediati).

Questo significa che il titolo potrebbe consolidare nei prossimi mesi, oppure correggere in caso di sorprese negative sui conti o sui tempi delle commesse USA.

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