È un settore che sta attraversando il suo miglior momento di sempre, complice il fatturato record rilevato nel 2024. Tuttavia, è anche esposto al rischio dei dazi americani perché, nonostante un’internazionalizzazione piuttosto variegata, ha trovato soprattutto negli Stati Uniti uno dei principali mercati in cui esportare.
Ricordiamo che l’export italiano, nel suo complesso, è particolarmente vulnerabile al mercato statunitense, rappresentando il 22,2% delle vendite italiane verso paesi extra-Ue, contro il 19,7% registrato a livello europeo. Tra i settori più esposti, spiccano le bevande (39%), i veicoli e altri mezzi di trasporto (30,7% e 34,0%) e la farmaceutica (30,7%).
Ma c’è anche un altro settore che è a rischio e di cui si parla poco.
Lo scorso anno il fatturato della nautica di diporto italiana è salito a circa 8,4 miliardi di euro, superando il precedente record del 2023 (8,3): oltre metà del totale, 4,5 miliardi, è rappresentato dall’export, di cui gli Usa di Trump sono uno sbocco fondamentale.
Il settore ha dunque diverse ragioni di preoccupazione, nonostante l’oggettivo periodo di prosperità che sta attraversando da qualche tempo.
Quanto vale la nautica in Italia?
Per il settore i risultati sono stati eccellenti nel 2023, mentre il 2024 è stato un anno di consolidamento e il 2025 è carico di incognite. Le prospettive, comunque, restano positive in particolare grazie all’ambito dei cosiddetti superyacht, le unità da diporto lunghe oltre 24 metri, di cui l’Italia è leader assoluto. Come risulta dalla nuova edizione de “La Nautica in Cifre” di Confindustria Nautica, su 1.138 superyacht ordinati nel 2025 a livello mondiale, ben 572, ossia oltre la metà del totale, riguardano imprese italiane, che a livello di unità in costruzione quest’anno superano di gran lunga Turchia (146), Regno Unito (81) e Paesi Bassi (69):
- Italia - 672 progetti
- Turchia - 146 progetti
- Regno Unito - 81 progetti
- Paesi Bassi - 69 progetti
- Taiwan - 64 progetti
- Stati Uniti - 41 progetti
- Cina - 27 progetti
- Polonia - 24 progetti
- Emirati Arabi Uniti - 22 progetti
- Brasile - 22 progetti
- Germania - 18 progetti
- Grecia - 8 progetti
- Finlandia - 8 progetti
- Sudafrica - 6 progetti
- Francia - 5 progetti
- Spagna - 4 progetti
- Australia - 4 progetti
- Canada - 4 progetti
- Croazia - 2 progetti
- Norvegia - 1 progetto
Le imbarcazioni italiane sono sempre più richieste all’estero, basti pensare che nel 2004 le esportazioni delle imbarcazioni da diporto e sportive non superavano il valore di 1,5 miliardi di euro, mentre vent’anni dopo risultano pari a un valore più che triplicato. Gli ordini arrivano da numerosi mercati, ma gli Stati Uniti sono tra le principali destinazioni.
A marzo gli Usa hanno introdotto dazi al 25% su acciaio e alluminio in arrivo dall’estero; in risposta, ad aprile l’Europa vuole ribattere con altri dazi, per colpire le importazioni di alcuni prodotti americani come whisky, motociclette e imbarcazioni. La stessa cosa era già successa nel 2018, durante il primo mandato Trump, ma ora il timore per il settore nautico europeo e italiano è che i dazi europei sulle imbarcazioni americane possano scatenare una reazione dall’altra parte dell’Atlantico e quindi dazi anche sulle imbarcazioni europee vendute negli Usa.
L’impatto dei dazi USA
La preoccupazione c’è, ma i superyacht potrebbero ritenersi al sicuro: gli Stati Uniti sono decisamente dipendenti dalle importazioni e non ci sarebbero le condizioni per danneggiare le imprese europee e favorire quelle americane, visto che le costruzioni di yacht di quel tipo negli States sono praticamente scomparse negli ultimi vent’anni. Senza contare che, soggette agli eventuali dazi americani, sarebbero solo le imbarcazioni che battono bandiera statunitense: una rarità, dato che gli armatori solitamente preferiscono registrarle sotto altre bandiere, anche per ottenere vantaggi fiscali.
Il discorso però cambia se si parla della piccola nautica. In questo ambito gli Stati Uniti hanno una propria produzione, che potrebbe effettivamente essere favorita applicando dei dazi sulle unità da diporto importate dall’Europa. A rischiare sarebbero soprattutto i distretti nautici del Tirreno, dalla Liguria alla Toscana. L’export negli Stati Uniti vale circa il 20% del totale delle esportazioni italiane: poco più di un terzo riguarda i superyacht, mentre gran parte è legato alle imbarcazioni più piccole, sotto i 24 metri.